Cina e cattivo umore

I sismografi del cattivo umore qualcosa avevano già registrato lo scorso 12 giugno dopo la visita di Beppe Grillo all’ambasciatore cinese, un colloquio di tre ore al quale però non aveva preso parte Giuseppe Conte.

(pressreader.com) – di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano – I sismografi del cattivo umore qualcosa avevano già registrato lo scorso 12 giugno dopo la visita di Beppe Grillo all’ambasciatore cinese, un colloquio di tre ore al quale però non aveva preso parte Giuseppe Conte. In quelle ore il rapporto tra il Garante e l’ex premier non registrava particolari turbolenze, ma tra i due, probabilmente, già qualcosa aveva cominciato a scricchiolare. Anche perché Grillo si aspettava di essere accompagnato da Conte, il quale invece si era reso uccel di bosco adducendo “impegni e motivi personali”. Un contrattempo che i commentatori avevano interpretato come una scusa addotta per evitare un problema diplomatico e di galateo istituzionale. Nel giorno di apertura del G7 in Cornovaglia, alla presenza del premier Mario Draghi, non sarebbe stato piuttosto imbarazzante se il predecessore a Palazzo Chigi si fosse incontrato con il rappresentante del governo di Pechino, che aveva appena definito il vertice “un piccolo circolo” e “un esempio di politica di gruppo”? L’Elevato, del resto, non ha mai fatto mistero delle sue simpatie “cinesi”(come non ha mai nascosto una certa attenzione nei confronti dell’Iran, altra bestia nera dell’Occidente). Ma forse ciò che davvero gli ha fatto saltare la mosca al naso è stata la rivendicazione piuttosto compiaciuta di Conte che, riletta dopo i noti sconquassi, può spiegare alcune cosette. Ovvero: “Ho incontrato già nelle scorse settimane ambasciatori e leader politici stranieri in qualità di ex presidente del Consiglio e leader in pectore del Movimento 5 Stelle”. E ancora: “Faremo in modo che l’esperienza che ho maturato a livello internazionale sia un valore aggiunto per un Movimento che intende rinnovarsi profondamente”. Proviamo a immaginare come questa preventiva avocazione di ruoli apicali nel Movimento (“leader in pectore”), addobbata da molteplici e prestigiose relazioni (l’aver incontrato “ambasciatori e leader politici stranieri”, ma pur sempre “in pectore”) l’abbia presa quell’altro a cui forse già giravano le scatole (ammmia). Che difatti nella fase del sono incazzato nero, tra le condizioni irrinunciabili imposte a Conte, pretese la guida della politica estera (che nel codice non scritto del qui comando io è un po’come il diritto di ballare con la reginetta di bellezza). Per carità, lungi da noi ridurre l’ira funesta del Supremo a una questione di supremazia gradassa, ma insomma.

2 replies

  1. “come non ha mai nascosto una certa attenzione nei confronti dell’Iran”

    a Padellà, se te avessi come moglie una inuit, te piacerebbero pure i ghiaccioli, oltre
    ai ghiacci dei Poli

    delle volte ho l’impressione che questo sia un poco “scemo”

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  2. Articolo condivisibile.
    Questo cazzo di Re Beppe è nudo da anno cazzo, il bambino su sta sgolando, il re è nudo, il re è nudo, il re è nudo!

    Ma gli adulti non sentono è non vedono, non capiscono l’ovvio presi vome sono dalle loro supercazzoleanno gli strateghi, volano alto…. e non vedono nemmeno le merde che pestano.

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