La questione meridionale una piaga sempre aperta

(Dott. Paolo Caruso) – Il lavoro forse tu ce l’hai, ma anche da precario al posto fisso facilmente non rinuncerai….. Il concorsone per 2.800 tecnici per il sud Italia finalizzato ad assunzioni nelle regioni meridionali anche se a tempo determinato con circa 70.000 candidati laureati nelle discipline richieste, dopo selezione curriculare è iniziato nelle diverse sedi regionali con l’unica e collaudata prova a quiz, e il cui termine è fissato per il 29 giugno. Una luce fioca nel buio pesto della disoccupazione e che tocca in questo caso il mondo dei laureati, professionisti ed eccellenze su cui investire e scommettere per il futuro del nostro Paese. Una goccia di rugiada in un deserto, in una terra assetata di lavoro, sfregiata nella sua anima dagli innumerevoli flussi migratori, sempre più matrigna di un mezzogiorno dimenticato e distante anni luce dai veri interessi di crescita socio economica del Paese. I vincitori, cioè i 2.800 tecnici con contratto a termine, alla fine faranno i precari a vita aumentando le percentuali già elevate del lavoro precario? oppure saranno licenziati e ritorneranno al lavoro irregolare, alla sottooccupazione? o a essere non volenti degli emigrati eccellenti? L’indirizzo della politica per il meridione, con i ritardi cronici e le evidenti carenze della pubblica amministrazione, la presenza costante del malaffare, l’isolamento strutturale, la desertificazione socio-culturale ed economica, sembra quello di creare facili illusioni e tanta instabilità e precarietà nel mondo del lavoro, utile solo a ingrossare il vorace sistema clientelare. Il mezzogiorno proprio per questo rimane un grande cantiere aperto e mai portato a termine. Il senso di impotenza che si respira in questa parte d’Italia è il frutto di una politica asfittica, avvitata su se stessa, priva di idee innovatrici, basata sul pressappochismo e senza alcuna seria progettualità in grado di creare la crescita e il riscatto di questi territori. La realtà del sud del Paese è ben nota a tutti e volutamente dimenticata; lo stato di abbandono, la mancanza di infrastrutture, i collegamenti stradali e ferroviari spesso fatiscenti, l’edilizia scolastica precaria, e una rete ospedaliera carente anche nella capillarità, fanno si che il mezzogiorno rappresenti il fanalino di coda della nazione. Di contro si avverte l’assenza delle istituzioni, di un governo centrale che riesca a scommettere su queste aree depresse del sud e a capire che senza la crescita del meridione non ci sarà una vera e propria ripresa per l’Italia intera. Oggi, vi è un mezzogiorno vivo, attraversato da grande fermento, che nonostante la crisi, le tante problematiche, l’economia stagnante da anni, cerca di sollevarsi, non demorde, e tenta di ridurre l’esodo delle migliori intellighenzie, cercando di costruire un futuro migliore per le nuove generazioni. Solo così con i fatti si potrà sfatare “Che Cristo si è fermato ad Eboli” e che il meridione appartiene ad un Dio minore.