Faide e scazzi scoppiati fra compagni

(Antonello Piroso – la Verità) – Ullalah.

Joan Lui versus la Badessa.

Quasi meglio di Godzilla contro Mazinga, per rimanere nell’ archeo tv. Adriano Celentano bacchetta Lucia Annunziata, già direttora del Tg3 e poi presidente Rai, rea di aver tappato la bocca a Michele Santoro a Mezz’ ora in più su Rai3.

Il triangolo tra giovani virgulti (più di 220 anni in tre) va raccontato.PUBBLICITÀ

Annunziata, stanca di sentirsi spiegare, dal solito Santoro salito in cattedra, come oggi dovrebbe fare il suo mestiere, ha ribattuto: «Scusa ma tu adesso non eserciti, nel senso che non hai una trasmissione, e vieni qui a farci notare queste cose?».

Controreplica di Michelino: «Non ho un programma ma sono sempre un giornalista».

Il para-guru canoro ha commentato: «Cara Lucia, non mi sei piaciuta. Forse i temi nei quali ti aveva coinvolta non ti andavano a genio? Tutte cose che stranamente sembravano irrigidirti. A tal punto da zittirlo bruscamente, e molto maleducatamente, con l’ ipocrita frase: “Conosci i tempi televisivi, lo avresti fatto anche tu”. Mentre invece quando tu eri ospite nelle sue trasmissioni, lui con te – e non solo con te – è sempre stato corretto».

Molleggiato ingrato e smemorato. Gureggiare va bene, ma senza amnesie.

Innanzi tutto perché Annunziata prese le parti proprio di Celentano, durante il santoriano Servizio pubblico del 2012, in cui i compagnucci della parrocchietta – Antonio Di Pietro, Carlo Freccero, Corradino Mineo, Norma Rangeri, Nino Rizzo Nervo, unico infedele: l’ oggi direttore della Verità Maurizio Belpietro – (stra)parlavano della mission editoriale di viale Mazzini.

E pazienza, si fa per dire, se Annunziata, volendo difendere il cantante dalla shitstorm piovutagli addosso dopo l’ esternazione dal palco di Sanremo contro la stampa cattolica – «Famiglia Cristiana e Avvenire, giornali ipocriti e inutili che andrebbero chiusi definitivamente», una cosuccia delicatissima – se ne uscì con una provocazione raggelante: «Avrei difeso Celentano anche se avesse detto: i gay sono da mandare nei campi di sterminio» (e perché non anche se avesse sostenuto, giusto per buttar lì un’ altra frase a caso di cane: «Lo stupro di una donna è lecito se veste in modo provocante?»).

Quanto alla correttezza di Santoro, poi…

Nel gennaio 2009 Annunziata abbandonò lo studio di Annozero durante una puntata sull’ eterno conflitto tra israeliani e palestinesi, giudicata dalla giornalista «schierata al 99,9%» con questi ultimi. Santoro a muso duro: «Non dire anche tu le scemenze che ci dicono in tanti, basta con questa volgarità. Sei qui per parlare di questo problema, non per contestare la trasmissione». E lei, come ora Santoro a parti invertite: «Essendo una giornalista, posso criticarla se la trovo sbilanciata».

«Gigi er bullo», copyright di Beniamino Placido, non si contenne e aggiunse uno sfregio anche vagamente infamante, alludendo alla volontà di Annunziata di «acquisire dei crediti nei confronti di qualcuno» (Silvio Berlusconi aveva da poco rivinto le elezioni politiche).

Insomma, negli anni il livello di affettuosità tra i due è rimasto invariato.

Come spesso e volentieri càpita nel campo dei sinistrati democratici.

Dove volano gli stracci, e non solo tra le iene dattilografe.

Accantoniamo Santoro, non senza aver prima rievocato il battibecco del 2014 con Marco Travaglio (offeso in quanto zittito, lasciò lo studio pure lui), per il modo in cui il direttore del Fatto Quotidiano si stava rivolgendo al presidente della Liguria Claudio Burlando del Pd, accusandolo di essere un cementificatore e di aver compiuto «porcate» (da allora i rapporti con Santoro si sono, per dir così, raffreddati).

Vogliamo vedere come proprio il Fatto, «l’ house organ dei grillopitechi» per i detrattori, ormai avvinto come l’ edera alla causa di Giuseppe Conte quale leader del M5s, ha asfaltato Davide Casaleggio? Un ritratto al vetriolo, in cui gli sono stati imputati «l’ infilata di consulenze da Poste, Moby-Tirrenia e Philip Morris», il fallimento della piattaforma Rousseau, puntava al «milione di adesioni, invece è finito nella ridotta degli iscritti certificati: 195.000», senza contare che i quesiti su cui votare erano «una rassegna di plebisciti previo indottrinamento dei big», altro che uno-vale-uno.

Un rosario di nequizie che neppure il più avvelenato foglio di destra sarebbe riuscito a mettere insieme.

Quasi quanto quelle rinfacciate, in più riprese, da Daniele Luttazzi a Freccero, che da direttore di Rai2 nel 2001 gli aveva mandato in onda un programma, Satyricon, nel 2019 invece no: «Le sue sono balle acrobatiche. Et voilà Freccero: berlusconiano a La Cinq, ulivista nella Rai dell’ Ulivo, sovranista nella Rai sovranista».

Arringa pubblicata dal Fatto che, si sa, è un modello perché «è una testata senza padroni»: parola di Gad Lerner, quando approdò alla corte della vedova di Giuseppi. Al che dal suo ex-giornale, Repubblica, a infilzarlo ci pensò Stefano Cappellini, capo della redazione politica: «Ora che non ha più padroni, c’ è solo un problema: chi lo porta in barca, quest’ estate?», ammiccamento tutt’ altro che velato alle immagini del nostro con Carlo De Benedetti in Costa Smeralda (Cappellini l’ ha scritto su Twitter, saccheggiato da Propaganda Live su La7, ma c’ è da dubitare che Travaglio l’ abbia visto lì: non andrebbe mai in quel programmaccio perché il conduttore, Diego Bianchi aka Zoro, «mi fa venire l’ orticaria», ha confessato una volta, memore forse di una serie di precedenti «vaffa» reciproci, ma mai dichiarati come tali, non sia mai).

Intendiamoci: i maestri dei pesci in faccia sono i politici.

Massimo D’ Alema dipinse -con una frase poi smentita ma a me confermata in video da Giampaolo Pansa che l’ aveva trascritta per primo – come «due flaccidi imbroglioni» Walter Veltroni e Romano Prodi. Prodi che era stato pesantemente perculato pure da Fausto Bertinotti – all’ epoca presidente della Camera, carica in cui lo aveva voluto proprio il professore bolognese in quanto capo della coalizione- prendendo a prestito l’ acido di Ennio Flaiano su Vincenzo Cardarelli: «Il più grande poeta morente».

E che dire del tweet di Enrico Letta in risposta a Matteo Renzi (il quale, nel suo libro Avanti del 2017, scrisse che al momento del passaggio di consegne, dopo il celeberrimo «Enrico, stai sereno», Letta entrò «in modalità broncio», vestendo i panni «della vittima»): «Reazioni a Renzi? A volte il silenzio esprime meglio il disgusto».

Capite perché non è tanto incredibile che Pd, Italia viva e Liberi e Uguali governino con Lega e Forza Italia, quanto che siano alleati tra loro?

7 replies

  1. Uno spasso questo viaggio nella memoria di Antonello Piroso.
    “Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare, quei programmi demenziali con tribuna elettorale” cantava Battiato.

    "Mi piace"

  2. Nel caso di Santoro e Annunziata lo scazzo “permanente” risale ai tempi dell’adolescenza. I due virgulti salernitani hanno avuto “carriere” parallele per non dire identiche ma sempre e comunque sotto il rigido controllo del PCI e di Sandro Kurtz in particolare.
    Ma con due galli (per quanto spompati e monotoni) nel pollaio si sa come va a finire…
    Cappellini vedo che è stato risparmiato da ironie e sfottimenti vari. Eppure è, se possibile, ancora peggio: nutrito e cresciuto dalla parrocchia di cui sopra, seppur molto più giovane, ha usufruito dei medesimi privilegi ma ora gioca a schifarli e a ripudiarli (meglio dire dimenticarli) nella sua nuova veste fiammante di vicedirettore di Repubblica (ormai più a destra di Libero e Giornale).
    La sua arte è lanciare il sasso, quasi sempre contro Travaglio, il Fatto e i 5 stelle e poi nascondere la mano, nel senso di recitare il ruolo della vittima se per caso quelli del Fatto gli rispondono per le rime.
    Il livello è questo e pure Piroso è meglio che ci vada con i piedi di piombo perché è tutto fuorché un santarellino…

    Piace a 1 persona

  3. Incredibile questi leccapiedi del Berlusca che dimenticano puntualmente tutte le faide e gli scazzi della destra. A meno che, non contando tra le proprie fila nessuno che si possa definire realmente giornalista o intellettuale, questi leccapiedi giustamente si ritengano esonerati dal farne l’elenco..

    Piace a 1 persona

  4. E comunque se davvero nel loro caso fosse stato applicato il mitologico (in Italia) criterio della meritorcrazia e della competenza, questi due, sia nelle redazioni ma soprattutto nella TV di Stato, avrebbero potuto al massimo ambire al ruolo di aiuto inviato di cronaca nera o, nel caso dell’Annunziata, di usciere visto che manco sa scrivere e parlare in un italiano degno di questa nota.
    Eppure loro si sentono ancora i migliori…

    "Mi piace"

  5. “«Gigi er bullo», copyright di Beniamino Placido, non si contenne e aggiunse uno sfregio anche vagamente infamante, alludendo alla volontà di Annunziata di «acquisire dei crediti nei confronti di qualcuno» (Silvio Berlusconi aveva da poco rivinto le elezioni politiche).”
    Ho ricordato subito questo episodio, quando ho letto il messaggio di Celentano.
    Che Lucia covasse vendetta da allora?
    Alla luce dei discorsi odierni di Santoro, esattamente in linea con quelli dell’Annunziata dell’epoca, che chiedeva maggiore “equilibrio” di informazione (terzismo ignavo, lo chiamo io), i ruoli si sono completamente rovesciati… e la ruota ha girato.

    Ricordo anche la scena Santoro/Travaglio.
    Santoro perse molti punti ai miei occhi… mi sembró LUI in cerca di crediti, quel giorno
    …o, come minimo, ad estintore spianato, al posto del microfono.

    La battuta caustica di Letta su Renzi: non la ricordavo, eppure è memorabile… e molto signorile, in risposta all’infantilismo arrogante di quella del bomba. 😆

    C’è vita a sinistra, mica come a destra, dove “ci sono solo lotte di potere, che si svolgono in silenzio.” (cit. , temo imprecisa, di Conte)

    "Mi piace"

  6. Ah, ecco dove era finito il pirofilo Piroso, quello tanto ganzo che venne cacciato da La7 dopo qualche anno di pura spocchia giornalistica. Per la cronaca, l’Annunziata in quella puntata che parlava -senza censure- del massacro dei palestinesi da parte dei sionisti, fece una parte veramente indecente. Come anche la sua ignavia mentre chiudevano RAIOT perché ‘faceva umorismo con i morti di Nassirya rientrati in Italia’, al che Gene Gnocchi, in una puntata di quelli che il calcio disse ad una ospite: ma vuoi dirmi che in questo fine settimana in Italia non ha scopato nessuno perché c’é il lutto nazionale?

    Strano poi come piroso non ricordi di come santoro maltrattò Travaglio quella volta con berlusconio.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...