La decrescita infelice: un’Italia senza italiani

(di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano) – Un milione e quattrocentomila studenti in meno. In dieci anni una città come Milano, ma abitata solo da under 30, scomparirà. Sono le previsioni del ministro dell’Istruzione.

L’anno scorso abbiamo registrato il minimo storico delle nascite e il massimo storico delle morti: 384mila persone. Abbiamo scritto: tante quanto ne contiene Firenze. Un cimitero che ci rimanda, per il triste primato, al 1918, l’anno della terribile spagnola.

Se utilizzassimo ancora le città per misurare con un’immagine quel che ci aspetta, dovremmo poi incolonnare le più grandi, Roma, Torino, Palermo, Napoli e nemmeno – se lo facessimo per davvero – riusciremmo a eguagliare il numero monstre dei sei milioni di italiani che perderemo nel 2065, secondo le proiezioni dell’Istat. Se cinquant’anni vi sembrano un periodo troppo oltre il nostro interesse, fermatevi a questa cifra: 2,1 milioni in meno già nei paraggi del 2025, tra quattro anni o poco più, prima ancora che il programma di ripresa e resilienza, il famoso Recovery, possa dirsi concluso.

Italia senza italiani, una corsa all’ingiù dopo anni di declino costante ma silenzioso. Dal pendio al burrone, non c’è che dire. Non basteranno i nuovi immigrati, che tra mezzo secolo saranno comunque il triplo degli attuali residenti (circa cinque milioni) a suturare le ferite che questa desertificazione produrrà.

La popolazione si concentrerà sempre più tra il centro e il nord del Paese (71 per cento del totale), con un sud sempre più stecchito (peserà per il 26 per cento). Se le stime del ministro Bianchi sono corrette, e purtroppo lo sono, da quest’anno e per i prossimi nove perderemo più di centomila studenti all’anno. Bianchi ha spiegato, anche rallegrandosi, che l’organico dei docenti resterà immutato, in modo da avere aule meno affollate e tempo dello studio allungato. Ma quanti laureati in meno, quanti talenti in meno, quanti ingressi in meno di giovani diplomati nel mondo del lavoro? Eravamo il Paese dei cervelli in fuga, una narrazione – a volte persino troppo compiaciuta – che illustrava le qualità italiane nel mondo. Era la cifra dello spreco culturale, di competenze, di energie colpevolmente espulse e liberate altrove.

Di questo passo dovremo però affrontare il crash del capitale umano (e abbiamo avuto già una prova con l’arruolamento degli anestesisti nelle terapie intensive), il buco nella società digitale che stiamo per edificare, perché i nuovi arrivi dal sud del mondo non compenseranno il deficit scolastico che maturerà e scarnificherà la leva super tecnologica che dovrebbe regalarci la qualità del nostro vivere e del nostro produrre.

Ci resta quindi il dubbio che invocare il “modello Genova”, il massimo della spinta efficientista, dell’opera congegnata bene e realizzata meglio al riparo da ogni vincolo, per eseguire il prossimo mirabolante e ricco piano di ripresa, senza fare i conti non solo col tasso di legalità ma con le forze veramente disponibili per far fronte a un dispiegamento così massiccio di impegni, ci porterà altra delusione.

Se oggi la Pubblica amministrazione è alla disperata ricerca di professionalità che la tolgano dalla letargia in cui è sprofondata, che ne sarà domani quando le immissioni in ruolo dovranno misurarsi con la decrescita paurosa dei laureati, dei cervelli che servirebbero per tenere alti gli standard di qualità?

Non è che stiamo facendo le nozze con i fichi secchi?

19 replies

  1. Mi chiedo se l’autore considera che al tempo del Rinascimento, l’Italia aveva circa 15milioni di abitanti. Firenze era una delle maggiori città dell’Italia con circa 100.000 abitanti. La maggior parte degli italiani, divisi in centinaia di piccoli comuni, erano contadini ed analfabeti..
    Eppure..

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    • Presumo tu abbia ragione sui numeri in valore assoluto, che avrai verificato: ma attenzione, di quei 100.000 abitanti, magari 80.000 erano in fascia di età produttiva, il resto ripartito tra giovanissimi ed anziani (sprovvisti ovviamente dei benefici previsti dal welfare attuale, giustamente a carico dello Stato).
      Nei prossimi anni, rischiamo che le proporzioni si invertano….

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  2. Io lascio che a smazzarsi il problema dell’implosione demografica sia la destra becera e ignorante, o quella rossobruna che ragiona per compartimenti stagni o sui massimi sistemi della supercazzole prematurate con scappellamento naturalmente sempre a destra.
    Avrò postato 5/6 volte, negli ultimi due anni, analisi sui problemi che genererebbe la decrescita demografica, in termini di consumi, produzione, redditi, prelievo fiscale statale, prelievo a fini previdenziale etc.
    Sono molto curioso di vedere all’opera i fascio legaioli, i pappagonici isolazionisti, i fuffaro, le 💩pound.
    Finalmente passeranno dagli strepitii urlati ai fatti, alla realtà che reclama soluzioni e non slogan, ai conti di finanza pubblica che non tornano.

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  3. Siamo sempre in troppi. L’ Italia è un Paese piccolo, prevalentemente montuoso, con la stragrande maggioranza della popolazione ammassata nelle poche pianure, diventate le più inquinate d’ Europa. La tecnologia aumenterà a dismisura la disoccupazione a memo che non si ritenga essere più comodo, facile e conveniente sostituire le macchine con gli schiavi. Per ora così pare.
    L’ allungamento della vita in buona salute ( overdose di farmaci che si cominciano a prendere per “prevenzione” già a 40 anni permettendo…) e una formazione continua potrebbero permettere, col lavoro agile e possibilmente part time, di rimanere occupati a lungo. non vedo alcun problema in questo continuo pianto greco. Meno cittadini e meno “pensioni da pagare”, una delle scuse per il traffico di schavi. Assieme al puanto greco della denatalità: fateci stare meglio, avere stipendi dignitosi, fiducia nel futuro, non rimanere precari a vita, e anche la natalità autoctona crescerà, come accade nei Paesi del Nord Europa.
    Ma non è quello che lassù cercano, ed infatti nulla si fa per migliorare le condizioni dei cittadini, anzi…

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  4. Potrebbe essere un vantaggio consumare meno suolo, porre fine al dissesto idrogeologico con lavori ad hoc, migliorare il livello dell’istruzione con insegnamenti individualizzati nella fascia delle scuole dell’obbligo, in modo da indirizzare gli alunni verso percorsi idonei, anche attraverso l’istituzione di laboratori gestiti da falegnami, idraulici, artigiani, favorire l’emigrazione verso i piccoli centri di pensionati e anziani sempre meno adatti allo stile di vita delle città, rafforzare i presidi sanitari sui territori incrementando stili di vita sani, agevolare con sostegni economici i lavoratori dei campi e istituitre filiere corte …
    Basterà saper sfruttare al meglio la denatalità che, tuttavia, se il ritmo di arrivo dei migranti sarà costante, sarà compensata da questi.

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  5. Da sempre la mescolanza di razza e popoli ha fatto la storia del mondo per cui chi parla di ‘Italiani’ come se fossero una razza a sé da preservare lo trovo enormemente stupido come trovo demenziale fare discorsi o politiche a difesa dell’aumento delle nascite. Fa parte delle tante retoriche del fascismo e ogni tanto riappare in questo o quel discorso politico, purtroppo non solo di destra e ci cascò anche Di Maio
    In Italia siamo più di 60 milioni su una superficie di 302.000 km2, una superficie per di più per tre quarti montuosa, con una densità demografica di 199 persone per km2 mentre la densità media europea è di 73 (la Spagna per es. ne ha 93).
    Per cui più che stimolare altre nascite mi sembrerebbe meglio migliorare la vita dei già nati, e, se si vuole aiutare le famiglie, non facciamo come Draghi che rinvia al prossimo anno l’assegno del figlio unico o non si interessa del problema degli asili o del trasporto scolastico, dà pochi soldi alla scuola, non presenta nessun Family act e se ne frega se nelle Regioni a guida Lega vengono chiusi i consultori.
    Per il resto è evidente che l’Italia è un Paese di vecchi per vecchi e, se continuiamo così, fra trent’anni saremo il terzo stato più vecchio al mondo, mentre siamo già il Paese europeo dove nascono meno bambini.
    È per questo che anche la televisione italiana è fatta per un pubblico di vecchi. Avete mai visto ‘Fatti vostri’ su Rai2? Cantanti e canzoni degli anni ’50, gente ripescata che sta dritta per miracolo, cantanti dei primi San Remo, le Kessler. Ma il resto della programmazione non è meglio. È un continuo remake del passato come se l’Italia dovesse guardare sempre indietro mai avanti.
    Gli italiani sopra i 65 anni sono 14 milioni e mezzo, sono quelli che guardano di più la televisione, che vanno a votare sempre per gli stessi partiti. Sono congelati nel tempo.
    Siamo un Paese per vecchi e di vecchi: s
    169 parlamentari hanno più di 69 anni. Nella Chiesa è anche peggio.
    Questo sposta indietro tutti i punti di riferimento, anche la politica, che diventa una politica di conservazione da parte di chi aveva il potere 50 anni fa e non lo molla. Solo il M5S è un Movimento nuovo per giovani con idee nuove. Tutto il resto è mummificazione.
    Di conseguenza l’Italia è anche uno dei Paesi dove i giovani sono più svantaggiati. Il Rapporto Ocse lancia l’allarme sulle difficoltà che incontrano i giovani del nostro Paese per entrare nel mercato del lavoro e nell’uscire dalla precarietà (che per il neoliberismo e Renzi doveva diventare la norma) ma soprattutto è avidente che è molto peggiorata la speranza dei giovani di costruirsi un futuro rispetto ai loro padri e ai loro nonni. Una condizione che si rifletterà nel momento della loro vecchiaia con pensioni molto basse o inesistenti. Dal resto passare dal posto fisso ai voucher ha significato uccidere le pensioni e dunque la sopravvivenza futura.
    Anche se la pandemia ha falciato molti vecchi, abbiamo 179 anziani ogni 100 giovani. E in futuro sarà anche peggio. Ma il problema non si risolve incrementando le nascita. E gli sprechi di danaro pubblico sono arrivati a tali punti di aberrazione che continuare ad insistere sul dire che se non ci saranno più nascite salteranno le pensioni è un discorso turpe e inaccettabile. Si cominci a fare una equità fiscale, a eliminare le rendite inutili, e a far pagare anche multinazionali, evasori, elusori e furbastri e salteranno fuori pensioni e stato sociale per tutti.

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    • “Gli italiani sopra i 65 anni sono 14 milioni e mezzo, sono quelli che guardano di più la televisione,
      che vanno a votare sempre per gli stessi partiti. Sono congelati nel tempo.”

      che se ci pensa, s’accorge che ha scritto una sciocchezza.

      dato che tempo 5 anni sono i 60enni odierni a sostituire i 65enni odierni
      e visto che potrebbero aver votato altro da quelli che li precedevano,
      avranno pure loro il congelamento del tempo?
      e dopo altri cinque anni saranno i 55enni a seguire la stessa sorte.

      o ritiene che, al raggiungimento del 65eisimo anno, si cambi automaticamente idea
      e, che so, se prima votava PD/PDS/PC poi vota DC/DS/Lega?

      ma allora il congelamento non c’è, è una frottola qualunquista.

      come pure che guardano la TV, i 65enni odierni hanno iniziato l’uso del PC
      quando erano 25/30enni, ed era ben più complicato che l’uso
      “che pure la scimmie ce la fanno” odierno.
      (ovviamente non è una regola, ma sfata quel mito attribuito ai 14 milioni)

      mi sa che è lei ad essere congelata.

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  6. La “mescoilanza di razze” appare utile a chi la guarda dopo molto tempo, anche dopo secoli. Ogni “mescolanza di razze” è avvenuta in modo più o meno cruento, per conquista ( ne sanno qualcosa gli autoctoni americani, gli aborigeni, o tutti i popoli “mescolati” dall’ impero Ottomano,, …) e/o per penetrazioni/ sfruttamento in cui inevitabilmente i “mescolandi”, dopo un breve periodo di sottomissione, crescono numericamente e prendono il sopravvento cancellando, oltre alle risorse, gli usi ed i costumi degli autoctoni. E distruggendo tante delle loro vite, a volte fino all’ estinzione . Lungo, difficile e non sempre possibile sarà il ritorno alla pace ed alla convivenza:
    poi sarà anche tutto più bello, tornerà un nuovo splendore, ma per chi si trova a vivere nel momento della “mescolanza”… sono cavoli amari.

    Rutilio Namaziano, nel suo De Reditu (ne è stato tratto anche un film bel diretto da Caudio Bondi, visibile in Rete), racconta con lucidità come si è ridotta l’ Italia , la cultura e la pax romana dopo la “mescolanza” con popoli venuti da Nord e da Est. Purtroppo non ci è giunto il testo completo, ma quello che abbiamo è già più che eloquente.
    Una “mescolanza” la hanno avuta, nei secoli, tutte le popolazioni venute a contatto con gli Occidentali, tutte le popolazioni africane tra loro ( e vediamo come permangono differenze e conflitti), i Mongoli ed i Cinesi, i Cinbesi ed i Tibetani… Insomma, sul momento non è proprio un gran bel viverci, nelle “mescolanze”. Ce ne accorgeremo presto anche noi che le differenze sono, nei fatti, dure a morire.

    Per il film ( ben fatto):

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  7. Vorrei anche far notare che Tacito, in quel mattone indicato genericamente come “la Germania”, si tira un paio di sassolini dalle scarpe e punta alle virtú dei “barbari” come memento per quella che era un tempo la gloria di Roma.

    Piú o meno come Jerome, che vuole sostituire i tuoi genitori con immigrati grazie alla tratta degli schiavi finanziata da Soros ed altresí desidera che invece di insegnare Storia fino alla Grande Guerra nelle scuole si perda il tempo dando corsi di transessuialitá e socializzazione delle mucose epiteliali, Tacito lanciava il proprio strale retorico ammonendo: “Vidi ‘npó ‘nghe cce vui fare ‘nghe ‘sti barbari che ti si imbarano loro a campare, sa’?”.

    Ovviamente Tacito si trovava in una posizione di svantaggio, a quei tempi, non dovendo contendere l’attenzione alla subdola penetrazione di sangue impuro (attraverso la sostituzione etnica perpetrata dagli oscuri finanziatori a pacchi di milioni in diamanti e lingotti d’oro offerti segretamente alle NGO), alla televisione (occupata da pedofili comunisti volti alla distruzione della poesia della famiglia e della divinitá del Papa e della Chiesa Cattolica di Rito Romano d’Occidente) ed alla mafia giudiziaria (che ti vuole mandare in galera per un viaggio fuori porta col tuo yacht).

    Per lo meno, a differenza di Jerome che ha sangue Bengali nelle vene, quei “barbari” erano biondi. Invece adesso, eh, Carolí, tutta ‘sta marana che ci viene a distruggere la nobiltá d’animo.

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    • era partito quasi bene
      ma poi
      “occupata da pedofili comunisti volti alla distruzione della poesia della famiglia
      e della divinità del Papa e della Chiesa Cattolica di Rito Romano d’Occidente)
      ed alla mafia giudiziaria (che ti vuole mandare in galera per un viaggio fuori porta col tuo yacht).”

      a parte che per fare un giro fuori porta su uno yacht deve abitare in una citta sul mare,
      in pianura padana la vedo già più complicata e quindi non capisco a che allude.

      ma i pedofili comunisti che attentano alla divinità del Papa?
      da quando il papa è divino? non era un tramite? il vicario di Cristo?
      mica dicono essere il suo sostituto.

      e pure il rito Romano d’occidente… ma esiste per caso pure uno Romano d’oriente?

      io non pratico e quindi potrei sbagliare, ma ho l’impressione che, nella foga,
      abbia tracimato a casaccio, tipo una fogna in piena

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      • La Redazione risponde alle domande dei nostri piccoli lettori.

        Il Rito Romano d’Occidente é la denominazione funzionale della Chiesa Cristiano-Cattolica con base a Roma come la conoscete voi (ed é la maniera in cui gli Ortodossi indicano “quelli di lá…”). La Storia insegna che non é stato il solo e non é il solo.

        La metafora iperbolica e nautica in oggetto é funzionale alla individuazione delloo stabilito malcostume di far la cresta sui doveri civici. Se non apprezzata offriamo alternative: il barbecue sul davanzale delle mogli di dentisti, il diritto all seconda casa, mio figlio/a ha preso tutto da me, io sono anche un po’psicologo/a, eccetera.

        Il Pontefice Massimo assume caratteri divini nella espletazione delle proprie funzioni, che vi piaccia o no.

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  8. Non è il caso di metterla sempre sui massimi sistemi ideologici: Patria, Sangue, Onore, Neri, Bianchi… Semplicemente chi puo – per maggiore forza, per le contingenze favorevoli – cerca di campare ai danni di altri. La “mescolanza” avviene sempre per questo.
    E’ sempre stato così nella storia, anche se il trucco consiste di farci credere che noi siamo “migliori” e più evoluti, che la “pace nel mondo” dipenda solo dalla nostra (Occidentale) buona volontà. Purtroppo, o per fortuna, non è così.

    Tacito è vissuto più di 300 anni prima di Rutilio, le cose erano completamente diverse e scriveva con ben determinati interessi politici ed agiografici. Quello di Rutilio è semplicemente il diario di un viaggio, un documento direi privato.

    L’ esempio che ho fatto era solo per dire che i “frutti” della “mescolanza” ( ammesso che ci siano), li analizziamo dopo anni. Per chi ci si trova in mezzo è tutta un’ altra storia.

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      • Definire quello scritto “… semplicemente il diario di un viaggio, un documento direi privato” mi sembra perdere di vista il carattere letterario della letteratura, senza contare il problema dei destinatarii.

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  9. “Per chi ci si trova in mezzo è tutta un’ altra storia” significa, in soldoni e con un macro esempio: una cosa sono gli US della democrazia e delle opportunità che vediamo ora, un’ altra il vissuto dei nativi che si sono visti “mescolati” ai bianchi al momento dell’ emigrazionev occidentale in America. Con le navi, i cannoni, l’ alcool, le malattie…
    Non credo fregasse a loro molto della prosperità futura.

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