Napoli-Bari, Falanghina, piste ciclabili. Come può nascere una grande opera

(di Giorgio Lonardi – huffpost) – Si fa presto a parlare di “Grandi Opere”. Soprattutto a pochi giorni dalla nomina per decreto di 29 commissari straordinari che dovranno gestire 57 cantieri per un valore complessivo di 83 miliardi finanziati in parte con fondi europei compreso il Next Generation Eu. Ma in che modo verranno fatti questi lavori? I tempi saranno rispettati? E l’ambiente? I precedenti non sono rassicuranti. Provate a costruire un ponte, una linea ferroviaria, un porto infischiandovi del consenso della popolazione. Come minimo vi troverete di fronte a contestazioni, ritardi e spese fuori controllo che manderanno a gambe all’aria il budget. Insomma, è quasi certo un percorso accidentato pieno d’intoppi o anche di proteste e scontri come sta ancora accadendo per la Tav in Val di Susa.  

Eppure l’ottimismo sfoggiato da Mario Draghi sul rispetto dei tempi e dell’ambiente non appare fuori luogo. L’Italia, infatti, è il primo Paese europeo ad aver testato sulla linea ferroviaria ad alta capacità (250 km di velocità massima contro i 300 dell’alta velocità) Napoli-Bari il protocollo Envision nato negli Usa e basato sul coinvolgimento delle realtà locali e sulla ricerca delle soluzioni migliori per la conservazione della natura. E il fatto che le Ferrovie e la controllata Anas per le opere stradali abbiano adottato Envision come loro baedeker per le opere infrastrutturali fa ben sperare per almeno 70 miliardi di investimenti sul totale delle risorse dello sblocca cantieri.

“Abbiamo tenuto decine di assemblee, coinvolto 35 consigli comunali, maggioranze e minoranze incluse, modificando il progetto iniziale e inserendo tutta una serie di modifiche a favore dell’ambiente”. Parola di Costantino Boffa, ex deputato Pd, memoria storica del tratto campano della Napoli-Bari, incaricato dalla Regione di seguire il progetto. Dice: “Ad Acerra era previsto che la linea passasse per il centro ma la popolazione era contraria. E così è stato approvato un bypass evitando traffico in città e destinando a uso sociale alcuni edifici. Un’operazione che è costata 90 milioni di euro ampiamente recuperati a Maddaloni dove invece la cittadinanza ha ottenuto l’attraversamento del centro, che non era stato previsto, riducendo i chilometri di linea con un risparmio di 150 milioni”.

In provincia di Benevento la Napoli-Bari attraversa la valle Telesina, un territorio bello e fragile dove si produce oltre il 50% del vino della Campania, soprattutto Falanghina e Aglianico. Ecco spiegato l’impegno a ridurre l’impatto visivo della ferrovia, abbassando alcuni terrapieni e curando il disegno dei viadotti. “Grazie al rapporto con i Comuni e con le cantine”, racconta Boffa, “sono state progettate lungo la linea aree logistiche per il vino che potrà essere caricato sul treno e trasportato in tutta Europa”. Una mossa che da una parte ridurrà sensibilmente il traffico su gomma tagliando le emissioni di CO2. E dall’altra avvicinerà i produttori locali ai mercati esteri. Un’opportunità a cui guardano con interesse altri settori merceologici locali: dalla pasta Rummo a una serie di imprese meccaniche.

Insomma, per difendere l’ambiente bisogna coinvolgere i cittadini. Perché se è vero che la Napoli-Bari, quando sarà completata nel 2026, ridurrà il tempo di percorrenza fra le due città da 4 a 2 ore è altrettanto vero che lungo la linea ci sarà una sorta di “metropolitana” che in 50 minuti porterà i pendolari dalla provincia di Benevento fino a Napoli. “Non dobbiamo dimenticare”, dice Boffa, “che questo territorio è a rischio spopolamento e il collegamento con la città sarà vitale per mantenere le proprie radici continuando a lavorare”.

Quanto alla ciliegina rossa sulla torta della sostenibilità è la pista ciclabile che dal Real Sito di Carditello, vicino Caserta, toccando la Reggia di Caserta arriverà fino a Benevento. Un percorso di alcune decine di chilometri che utilizzerà parti del sedime ferroviario della vecchia ferrovia dismessa. Toccherà ai Comuni attraversati (circa una ventina i firmatari di un protocollo d’intesa) darsi da fare per trovare i fondi necessari all’operazione cercandoli sia a livello locale che nazionale ed europeo.

Come osserva Lorenzo Orsenigo, presidente della neonata Ais, (Associazione infrastrutture sostenibili) la Napoli-Bari, oltre ad essere la prima rete ferroviaria europea progettata con una logica Envision, ha ottenuto per le due tratte più fragili in provincia di Benevento una certificazione Envision Platinum, la più alta possibile. “Il protocollo Envision”, dice, “sarà fondamentale per ottenere i finanziamenti europei Next Generation Eu. Oramai le infrastrutture o sono sostenibili o non sono. Nel senso che non si fanno perché l’Europa te le boccia, non ti finanzia. E questo riguarda ponti, aeroporti, porti, linee ferroviarie, dighe, solo per citarne alcune”.

Envision è un sistema molto rigoroso basato su un punteggio su cui non si sgarra. E che non si limita solo al coinvolgimento della popolazione. Il protocollo, ad esempio, analizza i materiali utilizzati preferendo quelli riciclati e possibilmente a chilometro zero senza dimenticare la valutazione delle emissioni di CO2 sia per la costruzione sia per la gestione dell’opera. Envision prevede la manutenzione predittiva tramite un “Digital Twin” ovvero un gemello digitale dell’infrastruttura che grazie a un sistema di sensori può essere tenuto sotto controllo in ogni momento. Da non sottovalutare lo studio del ciclo di vita della Grande Opera prevedendone la “morte” ovvero lo smantellamento al termine di un numero prefissato di anni.

Fra i pilastri del sistema, sottolinea Orsenigo, c’è l’impatto delle infrastrutture sulla “qualità della vita”. Un’analisi che indaga non solo l’influenza sulla popolazione delle luci, del rumore, o dell’inquinamento. Ma si occupa della salvaguardia della salute e dell’identità culturale della popolazione stessa.

Categorie:Campania, Cronaca, Interno

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3 replies

    • Se non sai non scrivere.
      I lavori sono già in corso. Dopo Benevento, nel tratto tra la provincia di Avellino e Foggia è già in atto la costruzione di una lunga galleria per l’A/V.
      Particolare che in pochi conoscono, a tratta ferroviaria Benevento-Foggia, inserita nel corridoio della Napoli-Bari, è stata la prima ad essere elettrificata nel 1929.
      Mi ricordo ancora quando frequentavo le superiori e vedevo utilizzata, come locomotore da manovra tra i vari binari, una delle prime motrici elettriche d’Italia, il modello 626 con le ruote enormi e due gigantesche cassapanche a fungere da cofano sulle due estremità.

      https://www.museoferroviariodellapuglia.it/collezione/locomotiva-elettrica-e-626/

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