Il “cringe” Carlo Calenda: l’arte di essere sempre fuori contesto

Imbarazzo. Va a caccia di bodyshaming, parla romanesco come Boldi e sui social litiga con tutti

(di Selvaggia Lucarelli – Il Fatto Quotidiano) – Qualche giorno fa, su Twitter, ho commentato un video di Carlo Calenda. Un video in cui Carlo Calenda rispondeva a un tizio di nome Er Faina famoso perché a Temptation Island disse alla fidanzata Sharon “C’avevi le zinne de fori”.

No, Calenda non rispondeva alla battuta sulle zinne, sebbene il solco fosse un po’ quello lì: lo rimproverava di fare l’apologia del catcalling. E lo rimproverava parlando con l’accento romanesco di Massimo Boldi che si finge romano nei cinepanettoni perché voleva spiegare a Er Faina che la romanità non è volgarità. Il risultato era imbarazzante. Anzi, “cringe”, come gli ho fatto notare. “Cringe”, nello slang dei ragazzi, vuol dire imbarazzo che si prova nei confronti di un signore di mezza età che fa i balletti su TikTok, per esempio. È un dolore quasi fisico nell’assistere a un momento di ridicola inadeguatezza. Calenda ha replicato piccatissimo che “i trombonismi da snobinarde sono tristi”, riuscendo a risultare ridicolo una seconda volta (ridicolo, non cringe, perché sei cringe se fai anche un po’ tenerezza).

In pratica, per darmi della snob, lui che è un sempliciotto, lui che s’abbassa a rispondere a quello che “C’avevi le zinne de fori”, lui che parla romanesco pure se come Boldi (mi aspettavo un “so’ lupaghiotto!” finale) ha tirato fuori “trombonismi da snobinarde”. Insomma, è scappato da Tor Bella Monaca ed è tornato ai Parioli in tutta fretta. È stato in quel momento che ho capito cosa c’è di costantemente disagiante in Carlo Calenda: il suo sembrare sempre fuori contesto, pur facendo grandi sforzi di mimesi. Il suo voler sembrare sempre simpatico e autoironico, pur essendo permaloso quanto Antonio Ricci. E non quanto Antonio Ricci in condizioni normali, quanto Antonio Ricci dopo che gli hai investito il cane sotto il suv. Il suo sembrare sempre Barbara Palombelli a Sanremo, il suo sembrare quello che con l’accento pariolino ti spiega che lui è come te, conosce tutte le uscite del Raccordo, le battute di Proietti, le pizzerie dove ti scrivono il conto sulla tovaglia, ma “ora scusate c’ho l’ora di paddle al circolo con Malagò”.

Era terribilmente cringe, giorni fa, Calenda, quando postava sulla sua pagina Twitter un video tratto dalla trasmissione “Ciao maschi” senza rendersi conto del sottopancia cringe sotto la sua immagine, ovvero “passionale, tenero, incazzoso”. Pareva quei vecchi video di “The club”, nelle discoteche, della serie “Nome?”. “Isabella”. “Tre aggettivi che ti descrivono?”. “Passionale, solare, pazzerella!”. Calenda è cringe pure quando risponde a un consigliere comunale capitolino che lo aveva stupidamente perculato postando la foto di un vecchissimo meme. Un meme che ritraeva un bambino in carne, in piscina. “È bodyshaming nei confronti di un bambino!”, ha replicato. E fin qui. Solo che poi ha aggiunto, come una Trottolina51 qualunque: “Lunedì verrà denunciato!”. Non si capisce a che titolo Carlo Calenda sporgerebbe denuncia a nome del bambino, a meno che non sia il padre o qualcuno non gli abbia spiegato “Carlo, il denunciante può essere solo la persona offesa” e lui abbia replicato “Appunto, io me so’ offeso”.Ma il bello deve ancora venire. Myrta Merlino gli chiede se si sia offeso per la battuta sulla pancia e lui, rilassatissimo come sempre: “Quando i politici erano più grassi, facevano meno sport e leggevano di più erano mediamente meglio”. Quindi è proprio lui a stabilire che il peso determini la caratura del politico. Bodyshaming!

Poi c’è la questione Raggi e la confusione tra Colosseo e arena a Nimes. Ovvio che la cosa abbia suscitato ilarità, ma è altrettanto ovvio che l’errore sia stato di un collaboratore della Raggi, non ce la vedo la sindaca a confezionare le grafiche per Roma. “È chiaro che c’è un grosso problema di superficialità”, ha commentato Calenda in tv. Due mesi fa aveva ringraziato se stesso, col suo account, sotto un suo post (“Grazie Carlo!”) ed era andato avanti giorni a impermalosirsi perché “è stata colpa di una ragazza del mio staff e i giornali vanno dietro a queste sciocchezze”. Quello leggero e autoironico.

Ma è incredibilmente cringe, Calenda, anche quando posta le foto dei suoi sopralluoghi nelle periferie sempre con quell’aria involontaria da principe William in visita dalla comunità Maori, da primo uomo che sbarca sulla luna e poi torna dentro la ztl e racconta agli altri com’era lassù, nello spazio, al Quarticciolo. È cringe quando tutto compunto annuncia alla nazione con video e grafiche i cinque punti rivoluzionari partoriti da “Azione” perché l’Italia riparta in sicurezza a maggio e i 5 punti sono “vaccini ai fragili, tamponi, tracciamento, contenimento delle terapie intensive etc..”, una roba a cui non aveva pensato nessuno, insomma. E noi, gente di poca fede, tutti convinti che proponesse gare di sputi al Billionaire e il solito protocollo a cui siamo ormai abituati. Insomma, di fronte a cotanto genio, che dire se non parafrasando proprio lui, il re del cringe: grazie, Carlo.

15 replies

  1. Calenda
    “Compito della politica, prima ancora di proporre soluzioni, è cercare di far capire i problemi. In meno di 2 minuti il ​​ciclo dei rifiuti di Roma spiegato. Com’è oggi e come vogliamo trasformarlo con il nostro piano.”

    E cosi semplice…… sulla carta

    Le strutture ci sono?
    Prima di realizzare le strutture occorrerà trovare un luogo?
    Appena trovato il luogo si scateneranno le proteste?
    Quanti anni servono ?
    Calenda deve spiegare anche questo ,se no rimaniamo solo con slogan “capire i problemi”

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  2. … E intanto se ne parla (Parla, parla, qualcosa resterà) … pure la Lucarelli… In fondo a questo servono gli “influencer”, no? A “influenzare”, parlandone. Bene o male non importa, anzi, “male” è meglio. Acchiappa di più. Sia per l’ “influencer” ( che di questo campa) sia per il diretto o indiretto “sponsor” che lo/la fa campare. E benino, anche.
    Infatti Calenda si “mostra” apposta.
    Lucarelli, lei ci è, ci fa o ci pensa tanto scemi?

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  3. C’è un modo infallibile per collezionare followers: individuare un target e dire quello che il target si vuol sentire dire. Se sono ovvietà è meglio.
    Anche sbandierare “disagi personali” in TV però serve…

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    • Certo che Selvaggia Lucarelli ti sta proprio sul qlo.
      Non perdi occasione per attaccare lei e chi ne gradisce stile e contenuti.
      Non riesci ad immaginare che possa dire semplicemente quello che pensa e crede?
      E che lo sappia esprimere in modo accattivante e divertente?
      Come Travaglio, d’altronde… o Daniela Ranieri o Corrias o Padellaro.
      Se scrivono per il FQ un motivo ci sarà…o credi che avrebbero indifferentemente accolto V. Feltri o Veneziani?
      Lei, del resto, scriveva così anche prima, mica come certuni che cambiano idee se cambia l’editore.
      Ma di che cosa sto parlando?
      I motivi della tua antipatia esulano assolutamente dalla sua professionalità… e lo sappiamo bene.

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      • “Quelli di un tipo pescano da una parte, quelli di un altro tipo dall’ altra” – in qualche modo inquadrati nello schema di una definizione

        “Senza etichetta non si scampa” – ma si che si scampa – etichetta “indefinibile”, sul vago

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  4. E’ la prima volta che parlo della Luccarelli!
    Mi pare del tutto evidente quanto ho detto sopra. Per quanto riguarda gli altri “opinionisti” per lo più non li conosco. Quello che non posso fare a meno di notare è che opinionisti e blogger si dividono “per etichette”: quelli di un tipo e quelli di un altro (mi veniva Destra e Sinistra, ma di questi tempi mi pare che entrambe…). Quelli di un tipo pescano da una parte, quelli di un altro tipo dall’ altra. Senza etichetta non si scampa. Appena apri la bocca e pronunci la prima parola, sei finito, taggato: nessuno ascolta quello che dici, nessuno ci pensa su. Si cercano solo conferme alle proprie idee. Ed il blogger di riferimento sa bene dove pescare: è il suo mestiere.

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  5. Per quanto riguarda Calenda, la Lucarelli stessa ammette che fa di tutto per farsi notare, perchè si parli di lui, nel bene e nel male. E dato che di “bene” se ne è visto fino ad ora poco (devo ricordare Arcelor Mittal?)…
    Mi pare fosse Goebbels che diceve “Parla, parla, qualcosa resterà”.
    Ed infatti anche la Lucarelli ne parla. Quindi gli fa un piacere.
    O no?

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    • La frase esatta è questa : “Calunniate, calunniate; qualcosa resterà è una famosa frase attribuita ora a Jean-Jacques Rousseau, ora a Voltaire, ora ai gesuiti; sembra però che il primo a esprimere il concetto sia stato il filosofo inglese Francesco Bacone (1561-1626) in De dignitate et augmentis scientiarum.”.

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  6. Come, la prima volta?
    “Ma che uomini conoscono queste?” non ti dice niente?
    Mi sembrava proprio che il dente fosse piuttosto avvelenato già da allora, o no?
    Infatti le rimproveri lo sbandieramento dei disagi personali in TV…con chiaro riferimento.
    Comunque non capisco qual è il problema… Certo che ognuno di noi ha le sue preferenze e i suoi gusti, specie se, frequentando da tempo il blog, si è fatto un’idea dello stile e delle opinioni dei vari giornalisti. Che cosa ci trovi di strano?
    Non succede lo stesso per i libri, la musica, l’arte in genere? Ognuno ha le sue “tendenze”. Qui aggiungici le ideologie politiche e hai fatto en plein.
    O sei postideologica?
    Io no e credo che chi è “postideologico” sia tendenzialmente di destra.
    Io sono orgogliosamente di sinistra, dove non intendo un partito in particolare, ma le idee di base…e le mie idee le riconosco anche nella Lucarelli.
    Ciò non mi ha impedito di stare persino dalla parte di Feltri, se mi sono trovata d’accordo con lui.
    Quindi?
    Poi il non voler dare visibilità a chi la cerca spasmodicamente è un vecchio dilemma, spesso irrisolvibile… guarda Renzi quante se ne inventa! Oltreché avere tutta una serie di alacri leccapiedi che ci informano di ogni suo respiro.
    Almeno la Lucarelli, Calenda, lo perqla, visto l’incredibile quantità di media che gli dà un’importanza francamente incomprensibile!
    Diciamo che lei cerca, nel suo piccolo, di riequilibrare l’autostima che gli viene pompata costantemente e ingiustificatamente.

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