Dopo Erdogan, c’è Al Sisi

Come a scacchi: seconda mossa sui “dittatori”

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Non sappiamo se Mario Draghi sappia giocare a scacchi, ma sicuramente non gli sfuggono due regole basilari del gioco, e del potere: mai improvvisare e prevedere sempre le mosse successive. Ora ci viene confermato che aver definito “dittatore” il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, nella conferenza stampa di una settimana fa, non fu “voce dal sen fuggita” ma gesto calcolato pur non privo di azzardo. Lo sappiamo perché malgrado le forti pressioni diplomatiche di Ankara per una sollecita marcia indietro, Draghi è rimasto in silenzio. Chi ha dimestichezza con il premier sa che egli pur non sottovalutando (e come potrebbe?) le conseguenze economiche di una rottura con la Turchia per le aziende italiane, intende mantenere il punto. Nei confronti dei tiranni – siano essi partner strategici o meno – amanti del filo spinato e delle carceri per gli oppositori e i giornalisti. Anche quando con essi si è costretti a scendere a patti, come sulla questione immigrazione. Del resto, la risposta di Erdogan a Draghi (“è un gran maleducato”) è sembrata più che altro un ridicolo segno di debolezza da parte di chi reagisce a un ceffone citando il galateo. Adesso però nella presa di distanza dai regimi autocratici, il governo italiano è chiamato a una inevitabile seconda mossa poiché se parliamo di violazione dei diritti umani, il governo egiziano di Al Sisi non ha certo meno benemerenze del sultano turco. Mentre l’inchiesta sull’assassinio di Giulio Regeni si arricchisce di nuovi depistaggi (gli agenti sapevano della sua morte e decisero di inscenare una rapina finita male), mercoledì al Senato la richiesta di concedere la cittadinanza italiana allo studente egiziano Patrick Zaki, detenuto nelle carceri del Cairo sulla base di accuse pretestuose, è stata pressoché unanime. Di particolare valore morale e simbolico la presenza in aula della senatrice a vita Liliana Segre, 90 anni, che ha detto: “Sarò sempre presente quando si parla di libertà. Ricordo cosa si prova da innocente in prigione”. Insomma, definendo Erdogan per quello che è, in difesa dei valori basilari della democrazia, Draghi ha intrapreso una strada accidentata che non gli procurerà molte simpatie da parte di certi nostri vicini che con la parola democrazia si puliscono gli stivali. Ma come ogni percorso consapevole, non può fermarsi alla prima tappa.

12 replies

  1. sa cosa importa agli egiziani del doppio passaporto?
    nulla
    continueranno a tenere l’illustre studioso di generi sessuali umani in galera
    e questo grazie a voi e alla vostra generosa reclam

    sulla mossa di Draghi, in Libia avrebbero chiesto che i russi s’impegnino
    maggiormente, sia nei campi petroliferi/gas che in campo diplomatico/militare
    si sono offerti di far diventare gli uffici russi presenti in consolati ed ambasciate
    ma lui deve onorare gli impegni con gli usa e quindi accorre.

    mentre sul lato turco, la divisione di Cipro (47 anni) e le manovre delle navi per sondaggi
    nei mari confinanti (per questo contesi) la Grecia della scorsa estate, stanno ad indicare
    quanto galateo offre Erdogan.

    solo che il fasullo “compagno” Padellaro non lo vede (o fa finta di non vederlo)

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  2. Caro Padellaro, si chiama ingerenza nei fatti degli altri, questa pretesa che il mondo debba funzionare come la pensiamo noi, secondo il nostro modello culturale, è un atto di arroganza all’incontrario. I popoli se la devono vedere loro se hanno voglia, forza e coraggio di cambiare, gli altri dovrebbero imparare a stare al loro posto sia con le bombe che con le parole

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  3. Ma come siamo bravi a voler esportare democrazia,
    Ne vediamo i risultati in libia di tale altruismo e democrazia de noialtri

    Oppure quest’esportazione

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  4. Io NON ci credo.
    Per me, nella foga di esprimersi, dopo che gli era stato suggerito di essere più spontaneo e accattivante, ha fatto semplicemente una GAFFE.
    Poi gli è stato consigliato di farla passare per MOSSA VOLUTA, per non sembrare così maldestro e poco diplomatico, come già lo si dipingeva.
    Questa alternanza di estremi è tipica di chi non sa essere spontaneo di suo e non è abituato ad esprimersi, se non da posizioni di comando e con argomenti tecnici, modalità che esulano dal rapporto umano.
    Il responsabile della comunicazione avrà un bel daffare, altro che Casalino!
    Ad essere Conte non te lo può insegnare nessuno, ci si nasce.
    E lui LO NACQUE. (cit)

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  5. Quale deterrente ha il nostro paese nei confronti della Turchia per consentire al nostro pdc di usare tale linguaggio ardito ? Idem con l’egitto o l’Arabia Saudita. A dare i patentini di democrati o dittatori non ci vuole niente poi,però, torniamo dopo 20 anni di guerra in Afganistan con le mani vuote.

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    • con le mani vuote e la coda tra le gambe…!!!
      dopo il vietnam, anche l’afganistan sconfigge l’arroganza naziliberista e i vari figliuoli di turno che accelerano pure se frenano…(tanto sempre di accelerazione, sia pur negativa, si tratta…!
      che che ne dicano i giornaloni al guinzaglio e al servizio di quelli che credono di essre i padroni del mondo…!

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  6. Concordo in toto con Anail, e dico pure che a me pure la parola ‘trattare” non ha fatto una bella impressione,con i dittatori ,se tali sono ( o si pensa che siano ) non si deve ( dovrebbe ) trattare, lo so che la real politick impone diversi approcci,ma spiattellarlo così come niente fosse e’ anch’esso indice di scarsa attitudine al governo “politico” ….

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  7. Il draghi di komodo dovrebbe sapere che pecunia non olet
    Ma la sua indole non la puo controllare.

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