Un paese di santi, di eroi e generale Figliuolo

(di Lorenzo Giarelli – Il Fatto Quotidiano) – Ormai lo abbiamo capito: al Gen. Com. Francesco Paolo Figliuolo non manca la capacità di persuasione. Inguaribile ottimista, ogni volta che cambia versione sul piano vaccinale riesce a far credere a tutti che l’ultimo annuncio sia quello giusto. E in questo di certo lo aiuta la gran parte della stampa italiana, che da subito si è approcciata a Figliuolo con la stessa estasi mistica del telecronista Victor Hugo Morales di fronte al gol del secolo di Diego Armando Maradona: “Da che pianeta vieni, generale cosmico?”.

Da che pianeta viene, questo Figliuolo che ci ha presi per mano dopo la cacciata di Domenico Arcuri e giura di tirarci fuori dalla pandemia entro la fine dell’estate?

Classe 1961, nato a Potenza, “figlio del popolo” per autodefinizione, frequenta l’Accademia militare a Modena e a 25 anni prende servizio nella caserma di Saluzzo, nel Cuneese, che Totò ha reso immortale fucina di uomini di mondo. E infatti Figliuolo, che in Piemonte diventa comandante degli alpini, a fine millennio vola all’estero, guidando l’unità in missione prima a Sarajevo e poi in Kosovo, nell’enclave di Goradzevac.

Il tutto mentre prende tre lauree: Scienze politiche a Salerno, Scienze strategiche a Torino e Scienze internazionali a Trieste. Merito di quello che alla Stampa definisce “pensiero parallelo”.

Non è chiarissimo se il pensiero parallelo sia una sorta di pensiero laterale o se sia da contrapporre a un fantomatico pensiero ortogonale, certo è che i filosofi greci erano arrivati a disquisire di pensiero circolare, ma su altri generi della geometria Figliuolo risulta avere il copyright, qualunque cosa significhino.

Nel 2004 il Nostro comanda il contingente italiano in Afghanistan, poi rientra in patria, a Torino, dove nel 2009 diventa vice comandante della Brigata Tauriniense e nel 2011 è promosso a comandante. Qui, in un’intervista, si lascia andare: “Ho dato tre parole d’ordine: disciplina, addestramento e alpinità”. Che sarebbe l’orgoglio di sentirsi alpino, concetto che Figliuolo declina con generosità.

Una volta, in un incontro pubblico con l’astronauta Paolo Nespoli, lo elogia di fronte ai cronisti: “Anche lui è militare, viene dalla Folgore. Lui è abituato a lanciarsi dall’alto, e noi siamo abituati a salire”.

Poi c’è di nuovo il Kosovo, chiamato nel 2014 a guidare le forze della Nato, e la carriera nella logistica dell’Esercito: Capo Ufficio Logistico degli alpini, Capo Reparto Logistico dello Stato maggiore, Comandante logistico dell’Esercito. Da qui gli infiniti nastrini incollati alla divisa: sono 27, tra cui quello di Ufficiale della Legion of Merit degli Usa e la Croce d’oro d’onore della Bundeswehr.

E non si può dire che Figliuolo lesini sulla loro esposizione, dato che non si perde una visita senza l’adorata divisa militare. Ieri, per esempio, era all’inaugurazione del- l’hub vaccinale della Fondazione Ferrero, ad Alba. “Se vado sul campo, indosso la divisa”, dice lui, sempre “zaino in spalla, freno a mano tirato e strada in salita”. Pare sia “il modo di intendere la vita” degli alpini, anche se qui sembra più un modo per indorare la pillola di un piano vaccinale a rilento.
Anche perché il Generale, in carica da marzo, inizia promettendo 500 mila somministrazioni al giorno per “la metà di aprile”, cioè ieri, poi il traguardo si sposta a una generica “seconda decade”, poi alla “terza settimana”, a “fine mese” e ora chissà: “Riusciremo a centrare l’obiettivo delle 500 mila vaccinazioni al giorno”. Finale aperto.

Non è chiaro poi vaccinando quali categorie ci si arrivi, visto che pure su questo il Generale sembra confuso.
A marzo va in tv e scandisce il suo più celebre motto: “Bisogna vaccinare chiunque passi di lì”. I primi ripensamenti arrivano 15 giorni più tardi, quando mette in guardia dal “nepotismo” e firma un’ordinanza per dare priorità assoluta agli anziani. Ora, come nulla fosse, butta lì che a breve “potremo vaccinare anche la fascia 30-59 anni, anche valutando le mansioni e l’esposizione al rischio”. E il nepotismo? Menomale che “le persone hanno bisogno di certezze e bisogna essere chiari”. Poi l’epifania: “Procederemo a parallelo multiplo”. E tutti quelli che non hanno capito si dotino di pensiero parallelo, per favore.

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1 reply

  1. 6-12 mesi dopo la vaccinazione con due dosi di Pfizer-BioNTech per COVID-19,
    i vaccinati potrebbero aver bisogno di una terza dose,
    quindi è probabile che dovranno essere vaccinati ogni anno.
    gli specialisti devono ancora scoprire, in condizioni reali e non durante gli studi clinici,
    quanto dura l’immunità in una persona vaccinata con due dosi del farmaco,
    ha dichiarato il direttore esecutivo del azienda, Albert Burla, intervistato da Sky (GB),
    ma tutto ciò richiede una conferma dato che la regolarità della vaccinazione
    dipenderà da quali ceppi del virus entreranno in circolazione.

    per cui le divergenze parallele multiple le dovremo sopportare per molto
    e pagarle care visto che, contrariamente allo Sputnik V
    che ha dimezzato il prezzo di vendita all’inizio dell’anno,
    quello usa è aumentato del 60%.

    la durata della protezione di quello russo pare indicata in una forchetta
    tra l’anno e i due anni, ma pure loro sono in attesa di conferme sul campo.

    fidiamo pure dei vari Donini (diplomato giornalista freelance),
    Bonaccini (ex calciatore di seconda serie) che pontificano in merito alla
    validità dei vaccini e alla loro non pericolosità.

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