Dal lodo Alfano a Verdini: l’azzurro che dà il malloppo

(di Antonella Mascali – Il Fatto Quotidiano) – La storiaccia dei vitalizi restituiti agli ex parlamentari condannati Roberto Formigoni e Ottaviano Del Turco, fa tornare alla ribalta politica Giacomo Caliendo, che presiede la Commissione Contenziosa del Senato. Ex magistrato, 77 anni, esponente di punta per anni di Unicost, la corrente centrista di Luca Palamara, ex consigliere Csm nel 1976, presidente dell’Anm nel 1991, potente sottosegretario alla Giustizia dell’era Berlusconi a metà anni 2000. E da sottosegretario e falco di Forza Italia della prima ora è finito nella tempesta tante volte. Quando indossa la toga, nel ’71, ha 23 anni e sceglie la corrente “Terzo potere”, poi, insieme ai colleghi di “Impegno costituzionale” confluisce in Unicost di cui diventa – dicono, maliziosi, dei magistrati campani suoi conterranei – “un rappresentante del consociativismo politica-magistratura”.

Politicamente cresce alla corte del democristiano Giuseppe Gargani (che fu sottosegretario alla Giustizia) così come Pasqualino Lombardi. Insieme, nel 2010, sono finiti indagati a Roma con, tra gli altri, Marcello Dell’Utri e Denis Verdini, per la cosiddetta P3 che provò a condizionare Csm e Corte costituzionale. Per Caliendo la Procura di Roma chiese e ottenne l’archiviazione. Lombardi era molto amichevole con l’attuale senatore, lo chiamava “Giacomino”. Per esempio, Lombardi cerca consigli, chiama Caliendo nel periodo in cui si aggira al Csm per far nominare a presidente della Corte d’appello di Milano Alfonso Marra, ritenuto più rassicurante per Berlusconi, pluri-imputato. Prima della sua nomina da parte del Csm, avvenuta nel febbraio 2010, Marra, in ansia, “compulsa” Lombardi, che gli dice: “…ne devo parlare con Giacomino”. Quella è una stagione piena di buchi neri per la Repubblica. Come la riunione del 23 settembre 2009 nella casa romana dell’allora coordinatore del Pdl, Verdini dove si sarebbe discusso di come addomesticare la Consulta (tentativo fallito) che doveva pronunciarsi sul lodo Alfano (legge ad personam che prevedeva il blocco dei processi per premier e altre cariche istituzionali, bocciata 9 a 6 dalla Corte). Al tavolo ci sono Caliendo, Marcello Dell’Utri, Arcibaldo Miller, ex capo ispettori del ministero della Giustizia, il faccendiere Flavio Carboni e l’immancabile Lombardi. Caliendo ha ammesso di aver partecipato all’incontro, ma ha escluso “nella maniera più assoluta che, me presente, si sia discusso di possibili pressioni sui giudici della Corte”. Ma quando Lombardi lo chiama al telefono, Caliendo non riattacca, ascolta l’amico che gli illustra la strategia di avvicinamento dei giudici della Corte: “Io farei una ricognizione, i favorevoli e i contrari. Vediamo come bisognerà per vedere di raggiungere i contrari…”. Poi Lombardi lo lusinga: “Questa è una cosa molto importante. Ormai, guagliò, tiè spianata la via per i’ a fa ’o ministro, ’o vuoi capiscere o no?”.

Da altre intercettazioni il nome di Caliendo emerge a proposito di una richiesta di Formigoni, ora di nuovo con il vitalizio, nonostante condannato per corruzione. È il 3 marzo 2010, “Il Celeste” è infuriato per la bocciatura del ricorso in Appello contro l’esclusione della sua lista per le Regionali in Lombardia, vuole un’ispezione punitiva contro quei giudici. Torna in scena Lombardi che chiama “Giacomino” in soccorso dell’ex presidente di Regione. Il sottosegretario al telefono, il 12 marzo, si giustifica: “Ho parlato di nuovo con il ministro (Alfano, ndr), col suo segretario e mò vedono loro. L’ho chiesto trenta volte. Ho detto che bisogna farlo”. Caliendo, campano, ma una vita passata a Milano da magistrato, l’11 marzo 2013 sfila pure contro le toghe insieme a diversi parlamentari del Pdl contro la “persecuzione e l’eliminazione per via giudiziaria” di Berlusconi. Si mette alla testa di una parte del corteo anti magistrati facendo fare, però, un giro molto più lungo del necessario. Costringe, così, Renata Polverini, Alessandra Mussolini, Annamaria Bernini e Nunzia De Girolamo a fare un paio di chilometri su tacchi 12. Tutti si posizionano sulla scalinata principale del Palazzo di Giustizia, sotto la gigantografia di Falcone e Borsellino. Poi, Caliendo compreso, entrano dentro al Palazzo, in corteo, facendo scempio della Costituzione.

5 replies

  1. Porca miseria, uno squallido così poteva non favorire Formigoni?…con cui già aveva “rapporti” scorretti! È CONSENTITO?
    Non è possibile FARE QUALCOSA?
    Chiedere l’annullamento del provvedimento, ricusare il tipo, riequilibrare la commissione, protestare in aula, titoloni sul FATTO (sugli altri non ci conto), svergognamenti pubblici di un simile elemento, per ogni dove?
    E fare tutto questo INSIEME!
    Giuro che non lo sopporto, ‘sto delinquente (e, a seguire, tutti gli altri) con 7mila euro di vitalizio al mese!
    Alla faccia del RDC.

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  2. Con questi giudici possiamo considerare la giustizia morta. Se poi qualcuno spera che questo spariscono dalla scena, la situazione può solo peggiorare. ( Direte che peggio non si può). Occorre che forze sane trovino un ferreo accordo per spazzare via questo cancro. Non vedo però in giro coraggio e determinazione.

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