46 milioni di visite mediche in meno a causa della pandemia

(Marta Musso – wired.it) – Il coronavirus ha avuto un enorme impatto sulla nostra quotidianità. E, anche una volta finita la pandemia, il suo impatto economico e sociale durerà per generazioni. Per quanto riguarda il mondo della salute, anche qui le previsioni non sono affatto buone: sappiamo bene, infatti, che l’emergenza sanitaria ha messo sotto stress il nostro sistema sanitario, tanto che la domanda delle prestazioni sanitarie, come visite specialistiche, ricoveri e screening oncologici, è significativamente diminuita. A raccontarlo è stato il direttore generale del Censis Massimiliano Valerii, in occasione della presentazione del progetto I cantieri per la sanità del futuro su Ansa, promosso dal Censis e Janssen Italia.

Nel 2020 a causa della pandemia, secondo i dati riportati dal Censis, ci sono stati 46 milioni (-31%) di visite specialistiche e accertamenti diagnostici in meno (-31%) rispetto al 2019, 700mila ricoveri in meno in medicina interna (-70%), 57 milioni di ricette per accertamenti specialistici (-38%) e 3 milioni in meno di screening di prevenzione oncologica (-55%), con 14 mila diagnosi di tumore in meno. La pandemia, ha commentato Valerii, ha quindi accelerato fenomeni che già esistevano ed evidenziato la vulnerabilità e la necessità di una riorganizzazione del sistema sanitario nazionale. Per fare un confronto internazionale, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2019 la spesa sanitaria pubblica in Italia ha registrato una riduzione dell’1,2%, mentre è aumentata in Francia del 15,1%, in Germania del 18,4%, nel Regno Unito 12,5%. Tra i 38 paesi Ocse, l’Italia è stato l’unico a tagliare la spesa e questo, ovviamente, ha avuto un impatto sul sistema sanitario.

A prescindere dalla pandemia, maggiori investimenti nella sanità sarà fondamentali per il futuro. “La radicale transizione demografica, con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche, ci obbliga a ripensare già oggi il modello di offerta di salute del futuro”, aggiunge Valerii. Oggi, infatti, gli anziani rappresentano il 23% della popolazione, mentre tra 20 anni saliranno al 32,6%, e la spesa sanitaria pubblica per gli over 64, che oggi è del 54%, arriverà al 66% della spesa totale. “Prevenzione, sanità di territorio e telemedicina”, ha aggiunto Valerii, “sono questi i cardini di una sanità post-pandemia per non avere più una sanità impreparata di fronte a una domanda di salute che si evolve con la popolazione”.

Ma che ne pensano gli italiani? Da un sondaggio riportato sempre dal Censis è emerso che la maggior parte delle persone ritiene che ancora oggi non ci sia la spinta necessaria per poter riorganizzare il sistema sanitario. Oltre il 40% degli italiani, infatti, ritiene che la sanità della propria regione non sia pronta, una volta finita la pandemia, ad affrontare una nuova emergenza. Inoltre, ben il 93% circa considera una priorità quella di destinare più risorse alla sanità e garantire più personale sanitario. Dopo la pandemia, infine, per il 91,7% degli italiani non potrà mancare nella sanità una maggior prevenzione dai virus e dalle patologie in generale, per il 94% ci dovrà essere un potenziamento della sanità di territorio, con più strutture sanitarie di prossimità, medici di medicina generale, specialisti e infermieri a cui rivolgersi e, infine, per il 70,3% bisognerà aumentare l’utilizzo della telemedicina e di strumenti digitali per velocizzare controlli, cure e diagnosi.

2 replies

  1. non so dove vive wired, ma se va all’ospedale Maggiore di Bologna
    per un’analisi del sangue, ma credo che anche le altri tipi non differiscano,
    al mattino l’atrio d’attesa è pieno e ci sono 4 o 5 sale prelievi all’opera
    idem al Bellaria, atrio pieno.

    e pure un centro diagnostico privato nella cintura della città metropolitana
    (qualsiasi cosa voglia dire, è neo lingua)

    forse intende gli interventi di chirurgia estetica tanto cari ai giornalist@

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  2. … il portafogli delle visite private intramoenia ( ed anche da esterni) di sta prosciugando. Gli “eroi” sono in fermento.

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