Solo il 33% resta fedele al proprio voto

(PAOLO NATALE – glistatigenerali.com) – Lo sappiamo da anni ormai. La volatilità elettorale, la infedeltà cioè al proprio partito, o quanto meno all’ultimo partito votato, sta raggiungendo vette inesplorate in tutta la storia elettorale italiana. Se si escludono le consultazioni del 1994, quando l’offerta politica era mutata in maniera significativa, fino ad un decennio fa il mutamento di voto tra una elezione e l’altra era rimasto circoscritto attorno al 10-15% dell’elettorato. Nelle ultime due Politiche e nelle ultime due Europee, al contrario, i tassi di infedeltà sono almeno raddoppiati, avvicinandosi quasi al 40% del corpo elettorale, il che significa che soltanto poco più di un elettore su due ha confermato la propria scelta di partito fatta nella consultazione precedente.
La storia della fedeltà elettorale è piuttosto lunga e complessa, ed ha vissuto tre fasi particolarmente significative. Fino agli anni Ottanta il sistema partitico è stato caratterizzato da un’estrema staticità, con incrementi o decrementi dei consensi limitati a pochi punti percentuali: l’elettore aveva un alto livello di vischiosità (si è per questo coniato il termine di “fedeltà pesante”), derivante o da appartenenza (sub-culturale) o dal voto di scambio, che permetteva il costante processo di allocazione mirata delle risorse economiche, determinante soprattutto nel meridione a favore del partito egemone, la DC.
A partire dagli anni Novanta, con il deciso incremento del voto d’opinione, il concetto di “fedeltà leggera” diviene un patrimonio interpretativo particolarmente efficace per leggere i risultati elettorali. L’idea si basa sul presupposto che, da un parte, il credo politico non sia più così fondamentale, per il cittadino-elettore, nella formazione della propria personalità, come lo era stato al contrario nei decenni precedenti (da qui, l’idea di una sorta di “leggerezza” nel proprio coinvolgimento elettorale); dall’altra, che permanga comunque una forte fedeltà di voto, legata non già al partito quanto alla propria coalizione o alla propria area politica di riferimento.
Il voto riacquistava dunque una nuova forma di stabilità, motivata non più dall’importanza che il partito rivestiva come rappresentante dei propri interessi, o della propria sub-cultura di riferimento, quanto dalla condivisione delle ideologie che le due aree politiche rappresentavano: destra contro sinistra, stato contro mercato, berlusconismo contro anti-berlusconismo sono state, fino alla fine del primo decennio del nuovo secolo, le fratture che determinavano maggiormente la scelta di voto dei cittadini.
Dal secondo decennio del secolo, infine, con la comparsa di nuove valide alternative di voto (a cominciare dal Movimento 5 stelle) da una parte, e con il progressivo ridimensionamento politico di Berlusconi dall’altra, una parte considerevole di elettori inizia a sperimentare nuove strade, legate più a motivazioni contingenti, episodiche, che a forti legami con i partiti. Così, volta per volta, il cittadino sceglie i partiti personali, gli slogan più convincenti, i temi di attualità, senza più alcuna logica di fedeltà.
Oggi le ultime stime di voto ci raccontano dunque che, rispetto alle ultime europee, soltanto un elettore su tre ha intenzione di ribadire il proprio voto passato. Un mercato elettorale che somiglia sempre più alla scelta di quale serie Tv guardare, nelle lunghe serate di lockdown.

8 replies

  1. invece che preoccuparsi della volubilità dei votanti
    dovrebbero valutare la fedeltà degli eletti al fedeli al mandato ricevuto
    e quanti invece hanno deciso di farsi i fatti propri con la scusa della libertà di mandato.

    è un po’ come dare dei soldi al proprio commercialista perché li versi
    a fronte di un F24 personale e scoprire che invece li ha usati
    per soddisfare bisogni propri e non poterlo neppure denunciare

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    • correggo
      “la fedeltà degli eletti al fedeli al mandato ricevuto”
      in
      la fedeltà degli eletti al mandato ricevuto

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  2. L’elettore è mobile qual piume al vento,muto d’accento e di pensier…ma i politici non da meno.

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  3. ahahahaha certo, non e’ l’infedelta’ del partito verso l’elettore, no eh… e’ l’infedelta’ dell’elettore verso il partito… mammamia, quanto siete patetici

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    • ma certo, si può dire quel che si vuole sul M5S , a torto o ragione non discuto, ma ci sono alternative?
      Non votare? ah beh si beh – ah beh si beh.

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  4. I ‘CONFUSI’ E GLI SVEGLI- Viviana Vivarelli.

    Gli sciocchi hanno la faccia di chiamare ‘confusi’ quelli che si rifiutano di votare il Governo Draghi.
    Non c’è nessuna confusione nei miei pensieri. Io ho creduto fermamente al sogno della democrazia diretta e sono stata l’estimatrice massima di Gianroberto. I miei ideali sono cristallini e non li ho abbandonati né traditi. Non ho tradito, io, le difese dei diritti e dei poteri del popolo per favorire una cricca di capitalisti e di speculatori finanziari!
    Confusi saranno coloro che rapidamente hanno archiviato tutti i loro ideali per ubbidire come tanti pecoroni a Grillo che decideva il patto infame con Draghi, per cui rovesciava interamente il Movimento, lo tradiva e rinnegava tutti i valori e i principi in cui avevano tutti creduto per 12 anni. E per cosa poi? Politicamente, abbiamo venduto la nostra primogenitura per un piatto di lenticchie. Eravamo il primo partito del Parlamento e Grillo ha espulso 50 di noi condannandoci all’irrilevanza. Oggettivamente, non abbiamo ottenuto nulla da Draghi, nemmeno il Ministero della Transizione Ecologica, che è andato alla Lega. Nel Governo, ci ha dato meno di Berlusconi che aveva solo il 7,4 contro il nostro 32%. Privatamente, nessuno sa cosa ha ottenuto Grillo per sé o qualche suo famigliare in difficoltà grave né perché Grillo abbia fatto un patto così infame con cui ci ha venduti come Giuda vendette Cristo.
    Ma i grillini lo seguono ciecamente, acriticamente, e sono così stupidi da chiamare ‘traditori’ e ‘rinnegati’ quelli che si sono rifiutati di votare un Governo illegittimo uscito da un colpo di stato e di estrema destra capitalista come il Governo Draghi! E quel che è peggio, i 5 stelle sono così inebetiti e ridotti al nulla mentale che appoggiano pure tutte le leggi che nelle Commissioni stanno passando a favore degli evasori, degli assassini mafiosi, dei giornali, dei Benetton, dei venditori di armi… Altro che ‘vigilare’ !!?? I 5 stelle sono stati annientati e ormai votano qualunque mostruosità comandata dal governo peggiore di tutti i tempo in una disfatta miserabile!
    Confuso chi si ribella??!! Confusi saranno tutti quelli che si rifiutano di vedere quello che accade e sembrano quei lemming che si suicidano in massa, buttandosi in mare per seguire ciecamente i loro capi.
    Aprite gli occhi!! Vi hanno fatto il lavaggio del cervello?? Aprite gli occhi e guardate quello che accade!! Volete che Draghi ci faccia fare a poco a poco la fine della Grecia???

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