“Virus, dati falsi per evitare il rosso: è un input politico”

Trapani. Indagato per falso anche l’assessore alla Sanità Razza che si è dimesso. Il gip: “Non volevano perdere consenso elettorale. A pagare sono i cittadini”.

(di Saul Caia e Valeria Pacelli – Il Fatto Quotidiano) – Il 5 novembre scorso, il governatore Nello Musumeci attaccava il governo Conte per la decisione di inserire la Sicilia in zona arancione. Una scelta “scriteriata”, diceva all’Adnkronos. Eppure, il giorno prima, alcuni dirigenti regionali al telefono parlavano di come “spalmare” i dati sull’andamento della pandemia nell’isola, che dovevano essere trasmessi all’Istituto Superiore di Sanità. Quelle comunicazioni sono finite al centro di un’inchiesta della Procura di Trapani. Ad esempio proprio quel 4 novembre, per gli investigatori, venivano comunicati all’Iss “solo 19 decessi a fronte dei reali 26”. Quel 19 è un numero che per i pm non teneva conto dei sette morti di Biancavilla (Catania). “Mario, me li controlli i 7 morti a Biancavilla, mi sembra esagerato…”, dice Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del dipartimento regionale per le Attività sanitarie dell’assessorato alla salute. “No, sono che li ha mandati oggi perché prima non c’erano e li ha mandati oggi… e quindi che facciamo, non li diamo? Non sono tutti di oggi”, risponde Mario Palermo, referente unico della Regione per i dati Covid-19. “Quindi non sono morti tutti di oggi?” chiede la Di Liberti. E Palermo: “No, ce ne sono: 1 oggi, 2 ieri, 1 è dell’altroieri e 1 il 19, ma ce li dobbiamo mettere per forza… perché sennò alla fine ce li teniamo sulla pancia come l’altra volta!”.

Il 4 novembre, la Di Liberti parla anche con Ruggero Razza, l’uomo scelto dal governatore Musumeci come assessore regionale alla salute. “Biancavilla, i deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?”, dice la Di Liberti. E Razza: “Ma sono veri?”. “Sì, solo che sono di tre giorni fa”, risponde la donna. L’assessore consiglia: “E spalmiamoli un poco”. Sono queste le intercettazioni che ieri hanno fatto esplodere una bomba sulla sanità in Sicilia, con Razza che, indagato per falso in atto pubblico, si è dimesso. E lo stesso reato è contestato alla Di Liberti, che invece è finita ai domiciliari con altre tre persone.

Per il gip Caterina Brignone quello che viene fuori dunque è un quadro “a dir poco sconcertante e sconfortante del modo in cui sono stati gestiti i dati pandemici regionali”, in una terra dove “le inefficienze, gli inadempimenti e le disfunzioni delle strutture periferiche” sono state “artatamente sfruttati in funzione della alterazione dei dati”. Ma perché comunicare a Roma dati falsi? Secondo gli investigatori, per evitare la zona rossa. Gli indagati, scrive il gip, hanno “operato nell’ambito di un disegno più generale e di natura politica”. “Si è cercato di dare – aggiunge il giudice – un’immagine della tenuta e dell’efficienza del servizio sanitario regionale e della classe politica che amministra migliore di quella reale e di evitare il passaggio dell’intera regione o di alcune sue aree in zona arancione o rossa, con tutto quel che ne discende anche in termini di perdita di consenso elettorale per chi amministra”. La politica, dunque. Come si evince da alcune conversazioni: “La terapia intensiva diminuisce perché ce li scotoliamo”, dice Ferdinando Croce, vicario capo di gabinetto dell’assessore della Salute, indagato per falso (non è destinatario di alcuna misura cautelare, come Razza). Proprio parlando con lui, il 4 novembre, la Di Liberti a un certo punto dice: “(…) Oggi è morta una, perché l’ambulanza è arrivata dopo due ore ed è arrivata da Lascari. (…) Perché? Perché sono tutte bloccate nei pronto soccorso (…) è morta per un infarto… che si poteva benissimo salvare…”. E di politica si tratta anche quando si creano i comunicati stampa. “Visto che c’è questa situazione di aumento di Messina, vorremmo bilanciare se c’è un buon dato sui guariti…”, dicono dall’ufficio stampa dell’assessore alla salute l’8 gennaio. E aggiungono: “Serve per bilanciare le polemiche su De Luca (Cateno, il sindaco di Messina, ndr), cioè quindi per fare bella figura”.

Ed è così che dalla Sicilia secondo le accuse per cinque mesi sono stati trasmessi all’Iss dati falsi sui alcuni decessi, sui tamponi (“ma mettici 2.000 di rapidi… fregatene!!!” dice la Di Liberti l’8 novembre 2020). E poi sui contagi: per esempio è il 10 gennaio scorso quando si parla di comunicare un tasso di positività su Messina pari al 17%. In realtà era del 35%. “Neanche ai tempi del colera c’era un rapporto percentuale così alto”, dice un addetto stampa. Chi paga sono i cittadini, perchè, scrive il gip, è “altamente probabile che” l’alterazione dei dati “abbia impedito l’adozione di misure di contenimento più severe ed efficaci”. Ma l’indagine con le misure di ieri non è conclusa. La carte saranno trasmesse a Palermo che dovrà verificare anche la posizione del commissario all’emergenza Renato Costa, non indagato ma che per il gip è stato “consapevole della prassi di ‘diluire’ i dati dei contagi”.

In tutto questo il governatore Musumeci (estraneo all’inchiesta), per il gip, è stato tratto in inganno “dalle false informazioni” riferitegli. Il 19 marzo viene intercettata una conversazione tra il governatore e Razza. Si parla di Palermo e il presidente è d’accordo nell’istituire una zona rossa. “Solo oggi superiamo i 400 casi solo a Palermo”, dice Razza. Il giorno dopo non è più così. E a Musumeci che gli chiede lumi, Razza dice: “No… era… con 250 per 100 mila! (…) No… ieri erano 400… ma nella settimana.. eh… (…) sono a 196 per 100 mila abitanti!”. “Va bene”, dice il governatore. Ma tanto bene per i siciliani forse non stava andando.

3 replies

    • per restare in giallo, in Veneto hanno aumentato i posti letto in terapia intensiva, ma non il personale, per cui hanno presentato una percentuale minore di occupazione, ma l’hanno fatto senza intercettazioni…..

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