Covid, quando torneremo alla normalità? “La vera svolta da agosto”

Uno studio di Iss, ministero della Salute e fondazione Kessler pensa sia verosimile una ripartenza ad agosto. Pesano due incognite: la durata dell’immunità e le varianti

(di Simona Ravizza e Gianni Santucci – corriere.it) – Le incognite sono numerose. Ma è ipotizzabile una ripartenza dell’Italia verosimilmente per agosto, alla condizione di riportare al più presto i contagi a 50 ogni 100 mila abitanti a settimana (oggi sono oltre 4 volte tanti), vaccinare 500 mila persone al giorno e riaprire gradualmente tenendo l’Rt a 1 in modo da bilanciare l’effetto vaccini con l’allentamento delle misure. I nuovi decessi si attesterebbero tra i 10 e i 30mila, con una letalità del virus simile all’influenza.

Il ritmo dei vaccini

Sono i risultati dello studio elaborato da un gruppo di esperti del ministero della Salute, dell’Istituto superiore di Sanità e della fondazione Bruno Kessler, pubblicato qualche giorno fa e che segnano un road map in positivo. Se le vaccinazioni andranno avanti a ritmo sostenuto(che vuol dire come minimo quello attuale, ma servirà un enorme sforzo per recuperare i ritardi accumulati da gennaio a oggi), la campagna si chiuderà in 13 mesi totali. Dunque, data la partenza a gennaio, per l’inizio del 2022. Così sarà evitato l’80 per cento dei potenziali decessi che si avrebbero in assenza di vaccini. In questa situazione, le misure di contenimento potranno essere eliminate del tutto in 12 mesi (sempre per inizio 2022). Per arrivare infine a una situazione «Zero-Covid» (con due settimane consecutive senza contagi) ci vorranno invece, in tutto, 18 mesi. Questi sono i dettagli dello scenario migliore, quello che delinea l’uscita dell’Italia dalla pandemia. Quando è solido? Impossibile dirlo. Perché ci sono variabili molto concrete che potrebbero definire scenari molto più negativi.

Si parte dall’ipotesi che si riesca a somministrare 4 dosi di vaccino al giorno per ogni mille abitanti (240 mila al giorno in totale), che si arrivi a coprire il 75 per cento della popolazione, che le fasce deboli siano protette in via prioritaria, che i vaccini prevengano anche l’infezione (non solo la malattia) e che il loro effetto duri almeno un paio d’anni.

Dunque, il primo aspetto da valutare è: riusciremo a tenere un ritmo di vaccinazioni adeguato e sostenuto? Fino ad oggi, di fatto, la campagna ha viaggiato circa alla metà di questo traguardo: ci sarà dunque la necessità di recuperare, salendo per un certo periodo a 500 mila dosi al giorno, per arrivare ad aver vaccinato circa il 75 per cento della popolazione entro luglio.

Se la campagna vaccinale procedesse invece al ritmo di 2 dosi al giorno per ogni mille abitanti (e qui si delineano gli scenari peggiori), la campagna durerebbe 2 anni, la mortalità salirebbe e per allentare del tutto le misure di contenimento servirebbero 21 mesi.

Durata e varianti

Sull’aumento del ritmo delle vaccinazioni, arma primaria per uscire dalla pandemia, il governo può intervenire. Le variabili che creano maggiori incognite quindi sono altre, quelle sulle quali non ci sono ancora certezze medico-scientifiche. La prima: quanto dura l’«immunità» su chi viene vaccinato? Se l’effetto del farmaco scomparisse prima di un anno, o addirittura dopo 6 mesi, a partire dal prossimo autunno, o comunque dalla fine dell’anno, ci sarebbe nuovamente la necessità di misure di contenimento forti per evitare una ripartenza del virus (e la mortalità rischierebbe di essere quadrupla rispetto allo scenario di riferimento). Anche in questo caso però la rapidità del ritmo di vaccinazione sarebbe decisiva, «perché se la prima campagna vaccinale durasse 13 mesi — scrivono gli studiosi — anche con una copertura breve sarebbe possibile avviare una seconda campagna di vaccinazione mantenendo comunque l’epidemia sotto controllo». Si sposterebbe soltanto in avanti l’obiettivo ultimo di arrivare alla situazione «Zero-Covid».

4 replies

  1. “che i vaccini prevengano anche l’infezione (non solo la malattia)”
    ma hanno capito come funzionano? direi di no e quindi il resto è
    roba che normalmente il pescivendolo scarta.

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  2. Abbiamo un numero di morti altissimo, che non accenna a scendere, primi in Europa, ma tutti, proprio tutti i politici ed i VIP tornano dall’ospedale belli vispi. Cosa combinano là dentro per i comuni mortali?

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    • Infatti. Del resto non tutti gli 80enni hanno uno Zangrillo pronto al S.Raffaele con tanto di elitrasporto.

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  3. Facile vaticinare la ripresa in Agosto, vediamo a Novembre cosa succederà. Purtroppo conoscenti che hanno ricevuto la seconda dose di Pfizer a Febbraio si sono infettati di recente. Uno è in ospedale. Io tutta questa propaganda sulla validità dei vaccini non la farei. Tra l’ altro l’ avvento di Figliuolo non ha certamente fermato il caos delle Regioni, anzi, come ben vediamo.
    Gli stati di cui magnifichiamo le performances sono reduci da lockdown durissimi durante i quali hanno vaccinato. Ricordiamo che in Francia ristoranti e bar sono chiusi del tutto, non come da noi a spizzichi e bocconi, da Ottobre; in Germania da Dicembre, e in UK si apre un po’ alla volta, entro Giugno e non adesso.
    Tutti ci auguriamo che i vaccini servano e questo incubo finisca, ma occorre stare in campana: cantare vittoria troppo presto, e in un mondo globalizzato dove tutti vanno dovunque, potrebbe essere molto pericoloso. Purtroppo temo si dovrà attendere l’ estate del 2022 per cavarcela in qualche modo. La pandemia dopo i canonici tre anni si dovrebbe esaurire. Sempre che la si voglia fare esaurire, ovvio. Se si continua così…

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