“Mi vaccino io”. “No, io”. Quelli che saltano la fila

(di Marco Franchi – Il Fatto Quotidiano) – Non ci sono solo i senatori a chiedere la via prioritaria. La corsa ai vaccini scatena tutti. Con motivazioni più disparate: chi perché svolge un servizio essenziale al Paese, chi perché è a stretto contatto con i malati o le categorie a rischio, chi perché lavora col pubblico. Una folle corsa dove il minimo è rifilare una gomitata a quello che ti sta a fianco e superarlo. Numerose sono infatti le categorie che chiedono di saltare la fila per i vaccini, passando davanti a chi ne ha più diritto per età, patologie e reale esposizione al rischio. Poi c’è chi ci riesce e chi no. Paiono esserci riusciti, per esempio, i magistrati della Corte dei conti. I quali nei giorni scorsi hanno ricevuto una comunicazione in cui si annuncia l’avvio del programma di vaccinazioni tra la fine di marzo e l’inizio di aprile. Senza distinzioni per età o malattie: saranno vaccinati tutti. Anche se molti di loro stanno lavorando in smart working.

Ma anche altri settori della magistratura hanno fatto richiesta di vaccini. In alcune regioni le vaccinazioni ai magistrati ordinari sono già iniziate. Così come ai giudici amministrativi dei Tar. Provocando la reazione degli altri. “I giudici tributari chiedono di essere trattati al pari delle altre magistrature”, ha scritto Daniela Gobbi, presidente dell’Amt, in una lettera al governo.

E le toghe sono solo una goccia nel mare. Ci sono anche gli avvocati. “Frequentiamo le aule di tribunale come gli altri, siamo una categoria a rischio in un settore che non si può fermare”, dicono le associazioni di categoria. E non mancano i giornalisti. “Si valuti la priorità per chi garantisce l’informazione in situazione di pericolo”, ha detto il presidente dell’Ordine Carlo Verna. E a proposito di giornalisti, si raggiungono anche punte surreali. Come il fatto che siano stati già vaccinati tutti i dipendenti di Tv1, emittente di Isernia dell’europarlamentare forzista Aldo Patriciello, proprietario del gruppo Neuromed che vanta diverse cliniche private proprio in quel territorio.

Ma pure commercianti e ristoratori sono sul piede di guerra. “Noi stiamo a stretto contatto col pubblico. Perché loro sì e noi no?”, si chiedono, sentendo puzza di casta. Tra gli ultimi arrivati pure i notai, perché “andiamo spesso in ospedali e Rsa”. Due giorni fa ecco spuntare le imprese di pompe funebri. “Entriamo nelle case di chi è morto di Covid. Per noi l’iniezione dev’essere prioritaria”, ha spiegato Gianni Gibellini, presidente di un’associazione che rappresenta 250 aziende.

Ma che dice la legge? Nell’ultimo aggiornamento sui soggetti da vaccinare, datato 8 febbraio 2021, dopo le categorie che distinguono per fasce di età e soggetti a rischio per malattie e comorbidità, si arriva alla tabella 5, che prevede vaccinazioni per personale scolastico e universitario docente e non docente, forze armate e di polizia, penitenziari, luoghi di comunità (civili, religiosi, etc.), altri servizi essenziali. Ed è proprio su quest’ultima voce che fanno leva le richieste più disparate giunte al ministero della Salute.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,