Il ritorno di Giuseppe Conte: perché Grillo gli ha affidato il progetto di rifondare il M5s

Un mese dopo le dimissioni da presidente del Consiglio l’avvocato-professore diventa il centro del progetto di rinascita e rifondazione. Nel momento più difficile il garante M5s usa così l’arma più potente per ricompattare le varie correnti e avere un futuro anche elettorale. Resta da capire che fine farà il comitato a 5 votato dalla base e nei gruppi non mancano i malumori per l’ennesimo “caminetto” di pochi che decide per tutti

(di Martina Castigliani – Il Fatto Quotidiano) . Li aveva lasciati con un discorso notturno in diretta Zoom per convincerli alla responsabilità verso il governo Draghi, si ripresenta nel momento più difficile, quando espulsioni e guerre interne rischiano di frantumare tutto. Il Sì di Giuseppe Conte a Beppe Grillo è il primo atto di un cambiamento radicale dentro i 5 stelle. L’ex premier torna così sulla scena politica: esattamente un mese dopo la crisi provocata da Matteo Renzi con l’obiettivo di farlo sparire (Conte, l’alleanza M5s-Pd e il governo) e neanche tre giorni dopo aver pronunciato il suo discorso per una nuova Europa all’università di Firenze. Ma soprattutto aderisce al progetto di rilancio del M5s e lo fa nel momento in cui la sua popolarità personale tocca uno dei picchi più alti.

C’è un dettaglio, non di poco conto, da considerare: l’avvocato non è mai stato iscritto al M5s (non lo è tuttora) e fino a quando è stato a Palazzo Chigi ha evitato il più possibile di essere trascinato nelle dinamiche del gruppo. Non era il momento e non sarebbe stato opportuno. Ma ora la scena è completamente diversa: l’ingresso del M5s nell’esecutivo con Forza Italia ha creato uno spartiacque nella storia del Movimento. C’è una parte consistente, in molti casi parliamo di fondatori dei 5 stelle (non solo Alessandro Di Battista o Nicola Morra, ma anche interi gruppi di attivisti storici), che ha abbandonato il progetto parlando di tradimento. Grillo, mai come in questa fase unico regista, sa che la ferita è dolorosa e senza precedenti, ma è anche convinto della linea scelta in nome della “transizione ecologica”. Il fondatore crede davvero che possa ancora nascere qualcosa di nuovo, è convinto che “l’occasione sia storica” e vuole mettere in atto la seconda fase del processo costi quel che costi: ovvero rifondare completamente un Movimento all’apparenza sempre più stanco e sul punto di implodere. Possibile che sia l’alba di un “Movimento 5.0” o è solo un sogno? E’ presto per dirlo, certo è che per avere una chance deve per forza ricorrere alla sua carta più forte: la leadership di Giuseppe Conte. Strappato il Sì, l’imperativo è fare in fretta: più il tempo passa, più i dissidi si sedimentano e più l’ascendente dell’ex premier rischia di calare.

Perché Grillo ha bisogno di Conte

C’è stato un bivio che ha segnato la storia dell’ex presidente del Consiglio. Poco dopo le dimissioni, fallito il progetto della ricerca dei responsabili in Parlamento, si è presentato davanti a Palazzo Chigi. E in quel discorso, quello che ora ricordiamo tutti per l’immagine del banchetto in mezzo alla strada con sopra i microfoni, ha fatto una scelta: non ha polemizzato (non troppo) con il pugnalatore Matteo Renzi e non ha cavalcato le richieste di ritorno alle urne. Anzi, pochi giorni dopo, si è presentato su Zoom, assemblea dei parlamentari M5s, e ha chiesto di “non voltare le spalle al Paese”. Un’uscita di scena che lo ha consacrato agli occhi degli italiani come la vittima di una manovra di palazzo e che ha contribuito a farne accrescere ancora di più i consensi. Da lì sono seguiti: il video degli applausi dei dipendenti di Chigi e il post di addio con oltre un milione di like. Una popolarità che ora, il Movimento 5 stelle, non può permettersi di sprecare. Perché se c’è qualcuno che può risollevare le sorti del progetto politico di Beppe Grillo, al momento è solo l’ex premier. Lo sa bene il fondatore che assiste alle espulsioni e fuoriuscite dei suoi, con la nascita di sempre nuove correnti interne, e a fatica riesce a tenere in piedi la sua creatura. Grillo da tempo si era ritirato dalla scena politica, ma non ha mai interrotto i rapporti con Conte. Un asse da sempre molto forte che si è saldato in un momento ben preciso: quando, in piena crisi del governo Conte 1 e mentre Di Maio era già pronto a chiedere la testa del premier, Grillo lo ha blindato pubblicamente con un post che si è rivelato decisivo. Fu lì la vera discesa in campo dell’”elevato” (come si fa chiamare Grillo provocatoriamente, ma neanche troppo) per Conte e il resto è la storia del governo giallorosso.

Gli effetti del rientro di Conte sul governo e sugli espulsi. E sul progetto da federatore

Di sicuro il ritorno politico di Conte avrà un contraccolpo dentro e fuori il M5s. Intanto perché, per il Movimento, si apre una nuova prospettiva e, soprattutto, un orizzonte di crescita che fino a questo momento sembrava impensabile. E innanzitutto dal punto di vista dei consensi elettorali: quel 15 per cento che rischiava di essere svuotato dai malumori interni, ora può essere almeno un punto di partenza. Anche in questo senso va letto il riferimento, nella nota arrivata da fonti vicine a Conte dopo il vertice di domenica, alla necessaria apertura “alla società civile“. La figura dell’ex premier, per ora, gode di una forza attrattiva (anche oltre il perimetro dei 5 stelle) e quella forza può essere funzionale per il M5s. Ma in che campo? Al momento sono tante le domande e poche le risposte. I pilastri elencati in queste ore sono quelli delle origini del Movimento: sicuramente la transizione ecologica voluta da Grillo, poi legalità (e lotta alla corruzione) e battaglie contro casta e diseguaglianze. Certo nessuno ha dimenticato l’intervista di Luigi Di Maio a Repubblica di pochi giorni fa, quando ha definito il Movimento una “forza liberale e democratica”. E si sa, nel riposizionamento tanto può succedere.

La forza d’attrazione di Conte vale per nuovi elementi, ma anche per chi ha deciso di lasciare il Movimento. E’ sicuramente un processo molto complicato. Fare la strada a ritroso, non è così facile per chi come Di Battista o Morra, ma anche Barbara Lezzi e Alessio Villarosa, ha visto nel Sì a Draghi un tradimento a tutto quello in cui hanno sempre creduto. Però resta un tema centrale: si tratta di parlamentari che hanno fatto la storia del Movimento 5 stelle, figure di riferimento senza le quali il M5s non sarebbe dove si trova ora, e in una fase di rifondazione potrebbero essere molto utili. Se però questo è il capitolo più complesso, resta il fatto che la presenza di Conte avrà sicuramente un effetto sulla tenuta dei gruppi parlamentari. E gruppi parlamentari più compatti, soprattutto perché vedono un’idea di progetto futuro, significa anche più peso negli equilibri del governo Draghi. Le 36 espulsioni alla vigilia delle nomine dei sottosegretari non hanno aiutato e mai come ora è stato chiaro che serve la voce forte di un leader per contare al tavolo dell’esecutivo.

L’ultima domanda, che al momento non può avere risposta, riguarda il futuro del progetto da federatore della coalizione Pd-M5s-Leu. Quella che sembrava la soluzione acclamata da tutti gli ex alleati, al momento si è molto raffreddata. E Conte, questo è stato il ragionamento delle ultime ore, rischia di bruciare il momento di popolarità dietro il progetto di una coalizione che potrebbe anche non vedere mai la luce. Certo resta un punto saldo: nel suo discorso all’università di Firenze venerdì scorso, l’ex premier ha parlato del suo manifesto europeista e ha posto obiettivi molto ambiziosi alla politica. O meglio a se stesso. Obiettivi che vanno sicuramente oltre la guida del M5s.Che fine farà il comitato a cinque e le critiche per i “caminetti” – Conte guarda molto avanti (e in alto), questo non è una novità. Ma se deve rifondare i 5 stelle, dovrà anche guardare all’interno: dal nodo espulsioni a quello della nuova catena di comando. Quest’ultimo, molto probabilmente, sarà risolto con un passaggio lampo sulla piattaforma Rousseau, ma che lascerà traccia nella storia della partecipazione interna. O meglio di quella democrazia diretta che lo stesso Conte non si dimentica mai di citare nei suoi discorsi. Neanche due settimane fa infatti, si è votato online per cambiare lo statuto: quel cambiamento ha eliminato la figura del capo politico e approvato la nascita di un comitato di 5 membri in carica per tre anni. Ecco a quel cambiamento non si è arrivati con facilità: c’è voluto più di un anno di discussioni interne, tra assemblee e incontri, e soprattutto una lunga reggenza in mano a Vito Crimi. Ora di quel comitato si dovrà decidere cosa farne: potrebbe restare come segreteria politica affiancata a Conte, ad esempio. Ma l’ex premier, lo ha già detto, sulla composizione vorrà avere voce in capitolo. Certo far saltare o indebolire il comitato, non è solo una questione di dibattito interno o un banale tecnicismo. Per il Movimento che non voleva essere un partito, la discussione sulla struttura è molto delicata e rischia di aprire altri scontri.

L’altro giorno è stato il deputato Luigi Gallo su ilfattoquotidiano.it a mettere in guardia sui rischi del ritorno dell’uomo solo al comando. Ma non è solo. Ieri, a vertice in corso, nella chat dei parlamentari è stato il senatore Primo Di Nicola a protestare per il metodo scelto: la convocazione è avvenuta all’oscuro dei gruppi e, senza alcun mandato, si è deciso di azzerare il lavoro di un anno. Il problema, è il ragionamento, è la decisione di muoversi con quelle modalità oligarchiche che hanno sempre contestato agli altri partiti. Un malumore che è forte nei gruppi, divisi tra la speranza di salire sul nuovo carro e l’ennesima delusione per l’aver ignorato l’assemblea.

Ecco, proprio nei rapporti con l’eventuale segreteria politica o comunque con i vari esponenti del Movimento, dovrà ora cimentarsi l’ex premier. Lo farà per la prima volta non da presidente del Consiglio che tiene in piedi un governo, ma da esponente politico che deve fare i conti con correnti e dinamiche ormai incrostate. Nel suo ultimo intervento a Italia 5 stelle a Napoli, l’ultima manifestazione di piazza del 2019, proprio Conte pronunciò dal palco una frase che riguardava il governo giallorosso, ma che si sposa bene anche per la nuova fase: “La credibilità di questo governo dipende dal nostro impegno, ma anche dal vostro sostegno“. Insomma l’ex premier ha ben chiaro che non si può entrare nel M5s senza considerare la base che c’era prima di tutto e di tutti. E proprio la preservazione di quello che Grillo chiama “spirito di comunità“, sarà una della prime condizioni da valutare nel progetto di rifondazione del Movimento.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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21 replies

  1. Si può e si deve avere fiducia in Conte. Non si può e non si deve più avere fiducia in Grillo e in chi lo ha seguito nella follia ( al limite del golpe) di un governo di Unità Nazionale a trazione finanziaria e di quelli che potrebbero apparire come squali assortiti.

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    • @paolo diamante Roma

      Sono d’accordo con te, Paolo.
      Grillo s’è reso conto che la bomba piazzata nel Mov con l’entrata nell’ammucchiata
      di tutti i suoi nemici l’ha frantumato e che c’è un solo modo per rimettere insieme i
      cocci e tentare di ripartire: affidarsi a chi ha dimostrato di avere i piedi ben piantati
      per terra e di essere capace di mediare efficacemente sia all’esterno (altre forze
      politiche, Europa) che all’interno del Mov.

      Il credito che Conte ha guadagnato, anche sotto l’aspetto di consenso popolare, non
      può essere lasciato consumare dal tempo e dal perdurare delle lotte intestine: va speso
      immediatamente.

      Quale sarà l’impronta che Conte potrà dare al futuro del Mov è ancora prematuro
      saperlo, ma è lecito sperare che sarà capace di tenere insieme l’anima più barricadera
      e intransigente con quella più disponibile ai compromessi, che pure sono inevitabili in
      politica.

      Sono sicuro che il primo atto di una eventuale leadership contiana sarà quella di annullare,
      col supporto di una votazione sulla piattaforma Rousseau, le frettolose ed ingiuste
      espulsioni di chi non se l’è sentita di tuffarsi nella vasca degli squali con una palla di
      piombo legata alle caviglie.

      Il futuro riposa sulle ginocchia di Giove.

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      • sì, l’amnistia generale è già celebrata da tutti i giornaloni.
        e cosa risolverà?
        Di Battista se n’è andato, Lezzi, Morra & co. sono stati espulsi mica perché puzzavano, sono stati espulsi perché hanno detto NO alla linea ultragovernista del pagliaccio col bidet in testa e dei poltronari a tutte l’ore.
        se anche li riprendono dentro, che cambia? il Movimento sempre con Draghi, FI, PD, Lega è al governo.
        quindi ci si ritroverebbe con gente che è perdonata con tre pater e tre ave come se avesse commesso una marachella: non fatelo più, brutti discoli. però sarebbe di nuovo in quell’ammucchiata contro cui si era opposta.
        io fossi nei ribelli manderei affancuore il Pagliaccio e il Bamboccio e rimarrei fuori. anche perché, se non facessero così, non si capirebbe a cosa è servita la loro ribellione: a guadagnare qualche ora di visibilità sui giornali? se fossero coerenti dovrebbero dire: noi rientriamo se si rifà la votazione su Draghi ora che conosciamo la squadra di governo, e se ci viene data la possibilità di contare qualcosa. altrimenti arrangiatevi.

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      • Cioè, sono passati 3 giorni 3, cazzo:

        “Aloysius Limerick Medina
        26 febbraio 2021 alle 14:42
        Non so cosa farà Conte da grande, ma per quello che ha fatto vedere fino ad oggi
        la definizione di “liberale moderato” che Di Maio gli ha voluto appiccicare in fronte
        come il bollino delle Ciquita gli deve stare piuttosto stretta. Spero anch’io che non si faccia convincere da Volpe Grillo e Gatto Di Maio a piantare le sue monete d’oro nel Campo dei Miracoli.”.

        Ma che c’avranno mai in testa certi pesci rossi?

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    • Paolo Diamante Roma,
      Conte lo ha chiamato il folle, comunque.
      E Conte non sarà un moderato secondo la definizione che attribuiscono a Di Maio, ma di certo è uno che questo governo lo avrebbe appoggiato, ministero della transizione ecologica o meno. Non credo che lei pensi a un Conte che sarebbe andato all’opposizione.

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  2. Scopra le carte e vediamo se riesce a sorprenderci.Io sono scettico dopo quello che è successo non vedo come possa mettere d’accordo capre e cavoli. Per esempio,car digerire a Di Battista e a quelli che la pensano come me il governo Draghi,Berlusconi,Salvini. e Renzi.

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  3. ma quale “caminetto di pochi”? è solo uno che decide per tutti: l’Elevato Pagliaccione.
    quel coglionazzo che ha legato le sorti del M5S al PD e che adesso ha portato il Movimento allo sfascio.
    c’era un soggetto che aveva una visione, uno che ci capiva veramente: Gianroberto Casaleggio.
    sull’onda della sua visione il Movimento ha guadagnato il 33% alle politiche nel 2018, anche se lui era già venuto meno: ma aveva lasciato un’eredità importante, un Movimento con idee e progetti
    fece però l’errore di lasciarlo nelle mani di Grillo e Di Maio.
    dopo la sconfitta nel 2018, Di Maio è riuscito a portare il Movimento al 17% l’anno dopo.
    nell’estate 2019 il Grillo demente, tornato fuori dal finto ritiro, ebbe l’idea dell’abbraccio mortale col PD e in un anno lo portò al 15%, dietro a Lega, PD e FdI. clap clap pagliaccione.
    nel 2021 con l’appoggio a Draghi ne provocò la scissione e se va bene nel 2023 avrà il 10%. ariclap clap cazzone.
    ora il rilancio con quel gran fenomeno che ora tutti idolatrate e che si chiama Conte, che tre anni fa nessuno conosceva e che ha sgovernato tre anni leccando le chiappe prima a Salvini, poi a Zingaretti, poi a Mastella e Ciampolillo, ed era pronto a rileccarle a quel Renzi che l’ha poi buttato giù. non è bravo, non è coerente, è il nulla con una pochette in tasca, ma il Grillo babbeo ha deciso di affidare a lui la rinascita del Movimento, a braccetto con FI, PD, LeU, e chi più ne ha più ne metta, archiviando un anno di Stati generali che avevano deciso per una gestione collegiale. abbiamo scherzato. il tutto perché l’ha deciso uno solo: il pagliaccione cazzaro con quel bidet in testa, buffone senza una visione che non fa nemmeno ridere.
    Casaleggio (senior) si rivolterebbe nella tomba.
    buona estinzione.
    balordi.

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    • Bravo Mazzuolatore , li hai mazzuolati a dovere .
      Purtroppo questi ci vogliono far credere che contano qualcosa . ma al massimo gli si concede la liberta’ di qualche intervistina sui giornali , qualche comparsata in tv , tanto per far vedere che esistono
      Piu’ di questo l’elevato al pesto non concede, un mov. di sottoposti e sottomessi , hanno cacciato i piu’ rappresentativi , quelli che hanno plasmato il mov. da Morra a Cabras , e tanti altri , e sono rimasti delle mezzetacche da signorsi’ sig. sergente . Zombi che camminano , e nei blog che si agitano tanto . Chissa’ perche’ .

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  4. Se Conte non ha in serbo una bomba atomica da far scoppiare nelle mani di Mario Draghi, quando e come lo riterrà conveniente, è meglio che non disperda la sua credibilità conquistata con fatica. Conte deve ricordarsi che, durante il governo giallo verde, i suoi peggiori denigratori erano il pd e i media d’area. Deve ricordarsi che i pidini si sono riposizionati ufficialmente come suoi amici solo dopo la formazione del governo giallorosa e che dietro le quinte la maggior parte lo pugnalava. Se non dispone di un’arma letale per il pd, prima di dichiarare concluso il tentativo di costituire un’alleanza elettorale deve procurarsela altrimenti torneranno le accuse di taroccatore del curriculum.
    E’ probabile che la bomba atomica ce l’abbia. Grillo e Conte non avrebbero rischiato lo sconquasso accaduto nel movimento solo per un fasullo ministero della transizione ecologica. E’ probabile che prima del discorso del tavolino si stesse delineando qualcosa di grave che non poteva essere racconta, per cui si è trovata una scusa banale per indurre gli iscritti a votare si.

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  5. sarebbe pazzesco se Conte partorisse una totale rivoluzione del 5 stelle.
    Cambiandogli nome , statuto , organigramma , buttasse nel cesso roueausseauouaeu per utilizzare la rete per quello che è , uno strumento per visitare siti porno .
    Una chiara ispirazione progressista gia a partire dal nome , dal programma e dalle prese di posizione nette nei confronti del governo Bilden…ehm…Draghi. Fine della cortesia istituzionale e battaglia a viso aperto,ma con il suo stile .
    Sto delirando, lo so bene . Ma sarebbe una di quelle cose che potrebbero accendere la miccia.
    Diversamente se Conte si mette semplicemente a fare lo sgherro dell’astronauta allora fa bene Di Maio a raccattare il possibile perchè è giovane ed ha ancora tante spese davanti.

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  6. “… perché Grillo gli ha affidato il progetto di rifondare il M5s”

    Perche’ non ne ha azzeccata una da un anno a questa parte (almeno)

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  7. Grillo ha 72 anni, mica può ancora attraversare a nuoto lo stretto .
    Dopo la morte di Casaleggio non ha nessuno di cui si fidi con cui confrontarsi, vede il movimento disgregarsi (anche per scelte sue) in lotte interne dove molti opportunisti a volte sembrano prendere il sopravvento. Cerca disperatamente qualcuno che possa dare una prospettiva senza essere eccessivamente ambizioso e troppo cinico e al tempo stesso un punto di equilibrio.
    Pensa di averlo trovato in Conte.
    Staremo a vedere, certo è che se il M5S dovesse scomparire o rimanesse Di Maio (il che è lo stesso) mancherebbe un interlocutore politico nello scenario italiano che causerebbe l’omologazione quasi totale dell’offerta politica e di riflesso un’astensione che potrebbe addirittura arrivare al 50%, nel 2018 è stata di quasi del 28%

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  8. L’INVASATO- Viviana Vivarelli.
    Dunque per 8 anni Grillo diserta il Movimento e lo lascia alla sua sorte fragile e precaria. Dopo 8 anni resuscita, prende le redini come capo assoluto e sbaglia subito ogni passo o parola. Decide per tutti, se ne frega di Rousseau, insulta i 5 stelle, butta l’onore alle ortiche e fa sfracelli tutto da solo come un invasato in tempi rapidissimi. Imbroglia un referendum a dir poco fasullo, ordina di votare Draghi e chi se ne frega se è il nostro nemico n° 1 e il M5S scade a partitucolo miserabile e voltagabbana, caccia 50 dissidenti e pure gli astenuti, divide il Movimento, disgusta tutti. Patteggia con Draghi qualcosa che non gli sarà dato e sbaglia talmente tutto che quello che fa che il M5S, che per seggi è il primo partito del Parlamento, viene trattato peggio di tutti, addirittura di Renzi o Berlusconi che stanno in fondo.
    Fatto questo macello, ripudia il direttorio dei 5 membri fresco di nomina e decide, tutto da solo, di finire di ammazzare il primo Movimento a sovranità popolare della storia, offrendolo come un cadeau qualsiasi a Conte, bravissima persona ma che non è nemmeno un 5 stelle, perché gli tolga la castagne dal fuoco visto che le ha bruciate tutte. Il M5S cessa di essere un Movimento a sovranità popolare, una democrazia diretta con regole innovative e fantascientifiche e diventa LA COSA, partito moderato e liberale con un capo politico dove liberale ormai sta per liberista dal volto amico.
    Un tempo si scoprì che quando un matrimonio è fatto con costrizione violenta è nullo. Oggi la stessa legge dovrebbe salvare gli elettori quando un capopartito forza il suo partito a un’unione indecente, forse costretto a un patto immondo che dovrebbe essere smascherato prima che ci rovini tutti.
    Scrive Martina Castigliani su IFQ:
    “C’è una parte consistente, addirittura i fondatori dei 5 stelle (non solo Di Battista o Morra, ma anche interi gruppi di attivisti storici), che ha abbandonato il nuovo progetto di Grillo parlando di ‘tradimento’. Grillo mai come in questa fase è l’unico regista. Sa che la ferita è dolorosa e senza precedenti, ma sembra credere davvero che possa ancora nascere qualcosa di nuovo, dice che “l’occasione è storica” e vuol mettere in atto la seconda fase del processo costi quel che costi:rifondare completamente un Movimento all’apparenza sempre più stanco e sul punto di implodere. Possibile che sia l’alba di un “Movimento 5.0” o è solo un sogno? E’ presto per dirlo, certo è che per avere una chance deve per forza ricorrere alla sua carta più forte: la leadership di Conte. Strappato il Sì, l’imperativo è fare in fretta: più il tempo passa, più i dissidi si sedimentano e l’ascendente di Conte rischia di calare.”
    Si aprono problemi grossissimi, primo sapere che fine faranno tutti i nostri capisaldi, quelli che fanno del M5S una esperienza unica: Rousseau, la sovranità popolare, la democrazia diretta, l’uno vale uno, la politica come esperienza transitoria aperta a tutti e che non dura più di due legislature, il nuovo direttorio che doveva negare il protagonismo dell’uomo solo al comando, mentre Conte è stato chiamato proprio come decisore assoluto, la nostra opposizione a tutte le mafie, in primo luogo quella finanziaria, la difesa dei beni e dei diritti dei cittadini, la tutela dei senza potere, i diritti del lavoro, la protezione delle aziende piccole e medie e della classe ultima e media. Facile buttare tutto sull’ambiente! Ma c’è tutto un patrimonio di valori umani e sociali che viene buttato all’aria, l’idea stessa di politica dal basso che viene rovesciata nel protagonismo del Grande Salvatore. Tutto azzerato? Le speranze e le utopie di 11 milioni di italiani messe in crisi da un uomo solo. Che più che invasato oggi sembra un disperato.

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  9. Se in fatto di politica non riusciamo a capire dove Grillo voglia finire, in fatto di ambiente le sue idee sono chiarissime.

    “Abbiamo spirito e idee” dice”Abbiamo le tecnologie, le idee e lo spirito di comunità che ci ha sempre contraddistinto. Ora, è arrivato il momento di andare lontano! Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme. Sono 30 anni che parlo di energia, ambiente, economia. . Sono 30 anni che parlo di paradossi, di come un barile di petrolio costi 50 dollari e un barile di coca cola 350 dollari. Sono 30 anni che parlo di come nelle nostre scelte ci sia poco di razionale ed intelligente. Di come l’energia sia il motore dei sistemi economici, poiché è proprio ciò che li lega ai processi naturali. Se le risorse sono in esaurimento, il sistema energetico deve essere cambiato e questo avrà ripercussioni a catena sul modello economico e sociale. E noi dopo 30 anni siamo ancora qui, a fare gli stessi errori. Un anno fa il mondo si è fermato e le economie si sono arrestate per preservare la salute delle persone, sacrificando così il Pil. In quel momento esatto si è affermato il valore della salute umana sopra la crescita economica. Una svolta epocale. Per troppo tempo siamo stati prigionieri del nostro sistema basato sulla crescita, che promuove comportamenti folli. Una società sempre più ricca che produce allo stesso tempo sempre più miseria. Importiamo frutta dalla Malesia, carne dall’Argentina e saltiamo su un aereo in un batter d’occhio per un viaggio di 45 minuti. La strada tra il negozio e il secchio della spazzatura è sempre più breve e veloce. E la nostra memoria è random sullo sfruttamento dietro le filiere produttive. Dobbiamo dimezzare le emissioni globali entro il 2030 e raggiungere lo zero netto entro il 2050, o prima. Questo significa decarbonizzare i grandi sistemi che gestiscono le nostre vite, l’energia, l’industria, le costruzioni, i trasporti. Ci serve una nuova logica economica basata sul benessere. Dobbiamo costruire una società e un’economia più inclusive e sostenibili.
    La soluzione non è solo passare dal fossile all’eolico o solare, non è semplicemente un cambio di energia, ma un cambio di pensiero quello di cui abbiamo bisogno. Un cambio di civiltà. Si tratta di un cambiamento di abitudini, costumi, mentalità e scopi. È un’opportunità storica quella che abbiamo davanti ai nostri occhi, che possiamo perdere, per mancanza di lucidità ma che possiamo vincere e con la quale disegnare il mondo che abbiamo sempre immaginato per i nostri figli.
    Secondo una recente ricerca della Commissione globale sull’economia e il clima, il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio potrebbe fornire almeno 26 trilioni di dollari di benefici economici globali entro il 2030. Entro il 2030, potrebbe anche prevenire 700.000‬ morti premature, generare 65 milioni di nuovi posti di lavoro a basse emissioni di carbonio e aumentare la partecipazione femminile alla forza lavoro.
    Transizione ecologica vuol dire futuro, non solo per salvare il pianeta, ma per garantire un buon futuro a tutte le persone. Vuol dire ridurre le disuguaglianze e la povertà. Circa 2.000 miliardari posseggono quanto il 60% della popolazione globale. Più la ricchezza di un paese è concentrata nelle mani di un piccolo numero, più il resto della popolazione dovrà compensare questa concentrazione con un eccessivo sviluppo economico potenzialmente distruttivo dal punto di vista ambientale. Riducendo l’inquinamento si ridurranno di conseguenza le spese mediche per curarsi e riducendo le spese mediche si ridurranno le ingiustizie sociali. Dobbiamo mettere la transizione ecologica all’interno delle politiche della vita quotidiana, perché si tratta davvero di cambiare il modo in cui viviamo, il modo in cui produciamo, viaggiamo e consumiamo. Per questo, tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

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