Gli affari della ‘ndrangheta sulle risorse minerarie del Congo

(Vincenzo Musacchio – huffpost) – Il pentito Saverio Morabito, ndranghetista originario di Africo, in provincia di Reggio Calabria, confidò agli investigatori come la ’ndrangheta nel tempo si fosse evoluta al punto da diventare un’organizzazione criminale transnazionale. Questa compagine mafiosa ha saputo cogliere le opportunità offerte dalla globalizzazione e ha compreso l’importanza di delocalizzare le proprie attività. È una delle poche mafie a essere allo stesso tempo tradizionale e moderna. L’abilità dei nuovi ndranghetisti è stata quella di aver compreso quanto fosse importante diversificare gli investimenti.

È presente quasi ovunque nel mondo, persino in Africa. In merito agli affari della ’ndrangheta nella attuale Repubblica Democratica del Congo, il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura (ancora in regime protezione), interpellato in questi giorni, afferma: “Quando ero in carcere tra il 1993 e il 1994 ho sentito parlare di diamanti, pietre preziose e investimenti nello Zaire. Qualcuno me ne ha parlato anche fuori dal carcere, ma non conosco tutti i dettagli. Gli investimenti in Africa da parte della ’ndrangheta però ci sono e a loro convengono poiché sono lontani da eventuali indagini della magistratura”.

Secondo Antonio Nicaso, alcuni collaboratori di giustizia, in tempi più recenti, hanno parlato di interesse della ’ndrangheta per il coltan delle miniere della Repubblica Democratica del Congo. Di recente, sul settore delle nuove tecnologie, si è aperto un nuovo mercato molto redditizio che, guarda caso, porta la ’ndrangheta proprio nella Repubblica Democratica del Congo.

Prova di quanto si sta scrivendo è il diretto coinvolgimento di un diplomatico dello Stato sudafricano sul libro paga della ’ndrangheta già nel 2016. Il diplomatico in servizio a Roma ha tenuto i contatti tra la mafia calabrese e il suo Paese d’origine e per qualche tempo ha aiutato la ’ndrangheta a riciclare il denaro sporco proprio nella Repubblica Democratica del Congo (cfr. Direzione Distrettuale Antimafia di Roma).

Nell’ordinanza cautelare non si parla esplicitamente di mafia calabrese, ma i nomi dei capi e degli organizzatori coinvolti conducono direttamente alle ’ndrine della provincia di Reggio Calabria. L’hanno riferito gli stessi investigatori (cfr. L’Espresso del 18 giugno 2016).

Come mai la ’ndrangheta opera e investe anche in questo Paese africano? La risposta è molto semplice. La ’ndrangheta, come ho scritto, è una multinazionale, per cui, non fa altro che agire come tale lucrando sulle immense risorse minerarie della Repubblica Democratica del Congo per arricchirsi sempre di più.

Questo Stato abbonda di materie prime che si rinvengono addirittura a cielo aperto. Si trovano minerali (es. cobalto) fondamentali per i telefonini di ultima generazione che ottimizzano il consumo della corrente elettrica nei microchip utilizzati. Gli investigatori di Europol (la polizia europea) hanno raccolto foto e testimonianze della presenza nella Repubblica Democratica del Congo di uomini affiliati alle mafie di mezzo mondo tra cui anche i calabresi.

La ’ndrangheta per convincere i miliziani congolesi, vende loro la droga o le armi – che abbondano nelle disponibilità degli ndranghetisti – e ottiene in cambio quel cobalto che oggi è un elemento essenziale per l’industria che costruisce le batterie ricaricabili delle automobili elettriche. Nella Repubblica Democratica del Congo si sono consolidate anche alleanze criminali impensabili. Una di queste riguarda la collaborazione tra clan calabresi e triadi cinesi.

La maggior parte di questo minerale preziosissimo finisce nelle mani della Cina e delle organizzazioni criminali cinesi che si accordano con i governanti del luogo e si spartiscono gli immensi profitti. In quest’affare è riuscita a inserirsi la ’ndrangheta che approfittando delle guerre fratricide, vende le armi e in cambio ottiene l’ingresso nel mercato delle materie prime oggetto di commercio.

Nella Repubblica Democratica del Congo si trova di tutto: rame, cobalto, coltan, diamanti, oro, zinco, uranio, stagno, argento, carbone, manganese, tungsteno, cadmio, petrolio. Materie prime che fanno gola a mezzo modo e che rappresentano una “condanna a morte” per molti degli abitanti del Paese. La ’ndrangheta conclude affari e transazioni proprio in questo Stato, evitando in tal modo la tracciabilità: riesce così a ripulire grandi quantità di denaro sporco frutto soprattutto del traffico di stupefacenti.

Queste recenti modalità di azione criminale attuate dalla nuova ’ndrangheta ci fanno comprendere che siamo di fronte ad una holding del crimine che fattura talmente tanti miliardi di euro da incidere persino sul prodotto interno lordo italiano. Fonti dei servizi segreti italiani (Relazione annuale C.I.S.R. al Parlamento italiano 2018) confermano che a Kinshasa (oltre 12 milioni di abitanti) vivono da qualche tempo parenti di ndranghetisti calabresi.

L’ex Congo Belga, poi Zaire, oggi Repubblica democratica del Congo è diventata molto appetibile per le mafie, proprio perché ci sono guerre civili in corso. In un simile contesto, gli attacchi delle milizie etniche, contro le forze armate congolesi e contro il personale delle Nazioni Unite, assumono un significato politico ed economico teso ad affermare la propria presenza sul territorio allo scopo di proseguire il controllo dei traffici illeciti.

La ’ndrangheta piazzando armi e droga, entra in un nuovo mercato molto redditizio e soprattutto lontano dagli occhi indiscreti della magistratura. Non dimentichiamoci che le coste africane sono state teatro di altri loschi affari della ’ndrangheta: lo scarico di migliaia di fusti contenenti rifiuti tossici.

Il pentito Francesco Fonti raccontò l’affondamento intenzionale di navi con rifiuti radioattivi, collegati al traffico internazionale di armi, avvenuti al largo delle coste somale e gestito da numerose ’ndrine. Nella Repubblica Democratica del Congo, il Mai-Mai, una delle tante milizie armate che si contendono le terre e le ricchezze naturali del luogo, è tra gli interlocutori delle mafie nei vari affari illegali che ammantano l’intera nazione congolese.

Tra le varie piste da seguire in merito all’assassinio di Luca Attanasio, di Vittorio Iacovacci e di Mustapha Milambo potrebbe esserci anche la pista dei tanti affari loschi nello Stato sudafricano? Accertarlo e indagare anche in questa direzione, ovviamente, non è compito mio, ma del pool di inquirenti che si occuperà del caso.

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