Nulla accade per caso: Draghi s’è preparato il terreno

(Carlo Tecce – espresso.repubblica.it) – Mario Draghi era già qui, in mezzo a noi, prima di apparire al Quirinale. Aveva già ammansito i partiti più sovranisti e populisti d’Italia. Aveva già ricevuto una telefonata di Matteo Salvini alla fine di gennaio.

Aveva già incontrato una, un’altra e un’altra volta ancora Luigi Di Maio. Aveva già recapitato un cortese invito a Giorgia Meloni. Questo è successo mentre si pensava che Draghi non ci fosse, un pensionato assorto fra gli ulivi umbri col suo cane bracco ungherese. Invece Draghi era pronto alla chiamata di Sergio Mattarella. No, nessun complotto ordito dalla plutocrazia. No, nessuna visione mistica di fantozziana memoria.

Draghi era pronto perché Draghi non si fa trovare impreparato e fa sempre le cose che dice e non dice sempre le cose che fa. E fra le cose che non ha detto c’è un intenso lavoro sui partiti più distanti – Lega, Cinque Stelle, Fratelli d’Italia – da quell’Europa che ha protetto per otto anni alla Banca centrale europea, una dozzina di mesi di contatti discreti, di presentazioni, di conoscenze. Draghi è meticoloso, strategico, riservato: è politico. Non era nella misericordia di dio come l’uomo prima della creazione, «secondo il benevolo disegno della sua volontà», per dirla con la lettera di san Paolo agli Efesini.

Dopo il 31 ottobre 2019, l’ultimo giorno di servizio alla Bce, usato, evocato e soprattutto temuto dalla politica, Draghi si è preparato a qualsiasi evenienza. Per non fallire aveva soltanto una possibilità: trasformare il Parlamento più antieuropeista nel Parlamento che più velocemente si è convertito all’europeismo. Si è trattato di folgorazione o disperazione. Pazienza. Pure san Paolo ci è passato.

LA RESA DI MATTEO, I DUBBI DI GIORGIA

Il leghista Giancarlo Giorgetti è un amico di Draghi, ne ha un rispetto sacrale, è un tipo pragmatico, un tifoso del Southampton che il sabato e la domenica stacca col mondo e si guarda il campionato inglese.

Se risponde, non spegne mica il televisore e si ammutolisce appena segna una squadra. Per quasi due anni, dopo la sbandata del Papeete che ha ammazzato l’esecutivo gialloverde e l’alleanza con i Cinque Stelle, ha spiegato a Salvini un paio di concetti banali: i consensi non bastano per governare, è ferale inseguire Fratelli d’Italia a destra. Per Giorgetti la pandemia era l’occasione per rifare daccapo la Lega con un governo di tutti aggrappato a uno: a Draghi.

Salvini ha esitato a lungo, smentire sé stessi è più complicato che chiudere i porti sbraitando in televisione, poi l’ha sentito al telefono durante la caduta del governo di Giuseppe Conte, subito dopo il ritiro dei ministri di Italia Viva, in quegli attimi di deliquio quando fermo, con la testa nel guardaroba, la luce troppo fioca, le pile di pantaloni che vacillano, non sai che felpa metterti addosso perché non sai più chi sei.

Per le consultazioni Salvini era già stirato dal verso giusto, non più o voto o morte, non più feroce con i migranti e dialogante con Mosca, anzi ha rinnovato il giuramento agli Stati Uniti, come se fosse la formula magica per accedere di nuovo ai palazzi del potere, e si è mostrato ai giornalisti con Giorgetti accanto che, infagottato in un giaccone con cappuccio, annuiva soddisfatto a ogni parola di Matteo.

Draghi si è affidato a Giorgetti per avvicinare Salvini, con Meloni e Di Maio ha utilizzato un metodo diverso. Premessa. Draghi ha trascorso un decennio da direttore generale al ministero del Tesoro, da lì ha attraversato l’ultimo decennio del Novecento, ha imparato il galateo istituzionale. Draghi non si offre, non trama, si rende disponibile per rendersi utile. Così un intermediario, non un politico, la scorsa estate si è rivolto a Meloni e Di Maio con una sorta di consiglio: perché non vi fate una chiacchierata con l’ex capo Bce?

Di Maio ha accettato presto, il suo istinto di sopravvivenza, di antico e inconsapevole lignaggio democristiano, si è rivelato come spesso gli capita e il 24 giugno l’ha raggiunto in un ufficio appartato lontano dal ministero degli Esteri. Matteo Renzi l’ha saputo, e un po’ si è ingelosito. Il premier Conte l’ha sospettato, e ha reagito assai male.

Finché il segreto, che a Roma è tutt’altro che eterno, il tempo di un aperitivo, è diventato la notizia che Di Maio ha confermato in modo infelice: «Mi ha fatto una buona impressione». Da quel giorno Conte ha visto Draghi in ogni angolo buio di Palazzo Chigi, anziché costruire un rapporto ha tentato di abbatterlo persino col pubblico dileggio: «Volevo candidarlo alla guida della Commissione europea, mi ha risposto che era stanco». Invece Di Maio non ha citato più Draghi, ma l’ha frequentato con cautela.

Meloni ci ha riflettuto, settimane, ne era lusingata, però ha declinato la proposta, non ha stretto la mano, pardon non ha dato il gomito all’ex banchiere, non per presunzione, non era sicura, ci tiene alla coerenza, ai simboli, alle fiamme. Come fai a discutere con uno che, in pratica, l’Europa l’ha salvata dopo che hai ospitato con gli onori Steve Bannon, uno che, in teoria, l’Europa l’ha sfasciata.

LA SOSTA PER ARRIVARE SUL COLLE

Mario Monti atterrò in Italia e fu accolto come un signore compìto che veste in maniera straniante. Il loden affascinò gli italiani esausti dalle cronache anatomiche sulle “cene eleganti” nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi. Monti pensò di governare senza la politica, Draghi non ha commesso lo stesso errore.

Era in cammino verso il Quirinale, per la successione a Mattarella, poi l’hanno fermato per dirottarlo a Palazzo Chigi. La politica è un passaggio obbligato per ambire alla presidenza della Repubblica. Appena ha ricevuto l’incarico da Mattarella, nonostante le prime ingenue reazioni di Riccardo Fraccaro e Vito Crimi, Draghi ha raccolto il sostegno di Salvini e Di Maio e un rifiuto, non polemico, di Meloni.

Forza Italia ha esultato, Berlusconi è sbucato dalle palme in Costa Azzurra dove si è trasferito, di colpo Gianni Letta è tornato a vent’anni fa. Come previsto. Quello che non era previsto è accaduto nel Pd di Nicola Zingaretti, il partito di riferimento culturale di Draghi. Più di Rocco Casalino, Zingaretti ha creduto che Conte fosse indispensabile, si è impallato sulle elezioni anticipate, si è opposto ai leghisti e al solito si è corretto e si è adeguato. Zingaretti non ha aiutato l’ingresso in politica di Draghi, uno che all’epoca della Bce viaggiava spesso in aereo col premier Paolo Gentiloni per andare a Bruxelles.

Il Pd ha dato segni di delirio cominciando a litigare sul congresso per rimuovere Zingaretti con un presidente del Consiglio dimissionario e un altro ancora non insediato. I 5S hanno scoperto quant’è sfiancante essere un partito e non si capisce chi comanda fra Beppe Grillo, le piattaforme di Casaleggio, il multiforme Di Maio, la ficcante tattica di Crimi. Allora Salvini si è ingolosito e ha provato a intestarsi l’operazione Draghi. Non si stava male tra gli ulivi umbri con il cane bracco ungherese. Ormai l’apparizione è avvenuta e san Paolo è irreperibile.

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12 replies

  1. A leggere i retroscene e i dettagli delle operazioni di palazzo tenute in gran segreto ne esce male Di Maio, malissimo, sul piano etico-morale verso i sostenitori, attivisti ed elettori, sia ben inteso (queste cose il Movimento le ha sempre condannate) perchè politicamente ha fatto un gioco da gran marpione, ora si spiegano anche quei litigi con Conte di cui si è sempre vociferato… alla faccia del bibitaro

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  2. Massacro perpetuo, prima sul M5S e PD, ora vanno sul personale – Di Maio e Zingaretti, GENIALE, sembra una spy story .
    Perfetto. Allacciate le cinture, siamo solo al inizio. Aspettiamo la nuova stagione di fango: talk show, TV, testate da prima pagina ,

    INSINUARE IL DUBBIO

    Il dubbio è il tarlo dell’anima, si insinua lentamente infido e divora tutte le sicurezze.
    I nostri dubbi ci tradiscono, e impedendoci di affrontare la battaglia ci precludono sovente i dolci frutti della vittoria

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  3. Tracia i dubbi lei li ha nella sua testa
    Poi ci sono i fatti : di maio a casa di Draghi
    Sicuramente c’è andato perché amano giocare a scacchi e si sono visti su netflix la regina degli scacchi e siccome è una serie di 7 episodi….
    Che prece

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  4. Aspettiamo le smentite e poi vediamo se si tratta di fango o di altro.
    Se quello che dice il giornalista è vero qui si tratta di tradimento amico.
    Dante colloca i traditori nell’ultimo cerchio, quello destinato a chi si macchia del peccato più grave. Non posso credere che Di Maio ha fatto una cosa del genere, ma se così fosse tanti altri nel suo partito dovevano saperlo, compreso Grillo, compreso chi rivestiva alti incarichi.
    Cioè Conte già era fuori prima ancora che si mettesse in moto Renzi.
    Incredibile il peggio del peggio si possa immaginare
    Spero che ci sia una spiegazione diversa per tutto questo perché se no è più di fango.

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    • Rosario quale altra spiegazione?
      Cosa ci vuole a fare 2+2
      Metti insieme le pedine e tutto torna, Non ci sono 4 responsabili e due ore le dimissioni di Conte tutto il parlamento con Draghi
      Grillo che va a cena con Sala, brucia 10 anni in un secondo, i 5s perculati e gli unici che si tengono lo stipendio da ministro sono uno che 6 mesi fa si fa fotografare a casa di draghi( era per guardare la regina degli scacchi) e l’altro che infila l’emendamento pro mediaset contro vivendi
      Draghi con cotanto CV, pensava Conte un pivello, ma visto i successoni, ha accellerato la sua ragnatela
      E ti ritrovi al governo Berlusconi:l’uomo che scappa in francia con covid-19 a milano, i suoi uomini al governo, la regione coi record mondiali di inefficenza e morti, a comandare….
      E che tutto sia una farsa lo dimostra il fatto che il cavallo di battaglia degli immigrati, tanto caro alla lega per un anno è rimasta in mano alla lamorgese e la sanità che 10gg.era tutta un disastro ( quella lombarda si, il resto no) è rimasta in mano a speranza.
      Tutti pretesti e i big 5s, tranne l’ala Di battista, d’accordo, chi se ne frega degli elettori..
      Potrei andare avanti fino domattina ma..
      Vado a vedere il milan che è meglio
      Saluti

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    • Se puoi, guarda l’intervista di Casalino a Soro, lo dice chiaramente che è da Novembre che avevano la chiara sensazione che i giochi erano fatti, era finita. Ora non si può dire che fosse a causa di Di Maio ma a come riporta l’articolo (e non è il solo) sapeva e lasciava correre gli eventi, comunque fosse andata, restava a cavallo

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  5. La dietrologia da strapazzo tipica di Repubblica Espresso. Spettacolari manovre del grande sacerdote promosso a deus ex maquina dall’inquilino del Quirinale, che non si sa se in buona o cattiva fede ha silurato il miglior governo degli ultimi 40 anni per presentarci questa accozzaglia indigeribile. Speriamo che almeno operino bene, ma all prima ………,all’opposizione senza se ne mah.

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    • Bugsyn aspettiamo SMENTITE, ma scommetto che non ci saranno.

      O pensi che davvero Draghi è stato convocato da Mattarella all’improvviso, dopo l’incarico esplorativo a Fico?

      E sopratutto, mi spieghi chi cazzo è DI MAIO?

      Uno che ha fatto disastri a file, ha distrutto M5S nei territori, ha sostituito la candidata sindaca di Perugia senza nemmeno spiegare come mai, spaccando uno dei soli 6-7 M.Up che erano riusciti in Umbria a presentarsi alle elezioni!

      Uno che nel settembre 2019 diceva che avrebbe rinnovato M5S sul territorio a seguito delle sconfitte elettorali!

      E invece lo vedi come MINISTRO DEGLI ESTERI!!!

      Ma che ci vuole a capire come stanno davvero le cose?

      Di Maio e Grillo non si sono ‘sbagliati’. Hanno TRADITO.

      E adesso ci ritroviamo Brunettolo come ministro della P.A.

      Più chiaro di così.

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  6. Neanche una parola sui VERI motivi che hanno portato alla caduta del governo Conte-2. Perché a tutt’oggi non èchiaro: ma per quale motivo il governo è caduto? Non aveva ricevuto la fiducia di entrambe le Camere, anche se al Senato si trattava di una fiducia relativa? Del resto, nella storia della Repubblica, sono stati molti i governi di “minoranza” che sono andati avanti con la maggioranza relativa in una delle due Camere. I mass-media del gruppo GEDI o del gruppo FCA che dir si voglia, hanno avuto un ruolo fondamentale nel montare una campagna mediatica contro il governo più “sociale” della storia italiana (Orlando l’aveva anticipato qualche mese fa: arriverà un cannoneggiamento mediatico…). Diciamo che la sua condanna Conte l’ha firmata a luglio 2020 quando, contro le aspettative di tutti, è riuscito ad ottenere 209 miliardi per l’Italia col recovery fund. A quel punto si è cominciato a preparare Draghi: e si sono scatenati gli appetiti dei soliti magnoni e ladroni di Stato, pronti alla grande pappatoia. Renzi è il killer, ma altri sono i mandanti. Poi ci sono le stupidaggini raccontate da L’Espresso: ma quelle sono armi di distrazione di massa.

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