Muore il Conte ter, il Colle vuole il governo Draghi contro il virus

NIENTE VOTO – MATTARELLA CHIUDE ALL’IPOTESI ELEZIONI: TROPPO RISCHIOSE PER LA PANDEMIA E IL RECOVERY. L’APPELLO AI PARTITI: “VOTATELO TUTTI”

(di Fabrizio d’Esposito – Il Fatto Quotidiano) – Ancor prima di nascere, il Conte III spira ufficialmente in serata. Anticipato dal necrologio via tweet del Demolitore di Rignano, l’esploratore Roberto Fico sale al Quirinale qualche minuto prima delle venti e trenta. Ci vogliono trenta minuti per stilare il certificato di morte dinanzi a Sergio Mattarella, il capo dello Stato ha un’espressione grave e preoccupata.

Poi le telecamere, per l’annuncio, alle venti e cinquantré. Il presidente della Camera riassume in una manciata di secondi il risultato del mandato ricevuto venerdì: “Allo stato attuale permangono distanze alla luce delle quali non ho registrato l’unanime disponibilità di dare vita a una maggioranza”.

Addio giallorossi. E addio Conte. Il presidente della Repubblica già nella giornata di lunedì aveva annusato l’esito negativo dei tatticismi di Matteo Renzi, al punto da far trapelare una “forte irritazione” per la trattativa sui nomi dei ministri (prerogativa del premier incaricato) senza affrontare il nodo dei nodi. Cioè il sì o il no di Italia Viva all’ipotesi di un terzo governo dell’Avvocato. E alla fine è stato pollice verso, una risposta temuta ma messa in preventivo, dopo venti di giorni di crisi in cui la pazienza di Mattarella ha sostenuto sia la disperata ricerca dei Costruttori-Responsabili, sia il tentativo di pacificazione tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Tutto fallito.

Anche per questo il capo dello Stato si presenta alle ventuno e tredici e rivolge un drammatico appello alle forze politiche per un governo del presidente che non sia transitorio. Altro che secondo giro di consultazioni. L’esperienza giallorossa naufraga senza aver altre possibilità. Non c’è tempo da perdere, per il Quirinale, in questo tragico tempo di pandemia. La diffusione del contagio e la paura di altre ondate. La campagna di vaccinazione. La crisi sociale con la fine del blocco dei licenziamenti.

E soprattutto i soldi del Recovery Plan. Dice il presidente: “Entro il mese di aprile va presentato ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza perché quegli indispensabili finanziamenti vengano presto: restano due mesi di tempo per discutere il piano con un mese ulteriore per approvarlo da parte della commissione Ue, occorrerà successivamente provvedere tempestivamente”.

Ergo: “Un governo ad attività ridotta non sarebbe in grado di farlo e non possiamo permetterci di perdere questa occasione fondamentale per il nostro futuro”.

A questo punto, Mattarella comincia a tagliare un vestito fatto su misura per l’invocato Mario Draghi. Un governo di fine legislatura al posto delle elezioni anticipate, che farebbero perdere mesi preziosi e favorirebbero il virus anche a causa di una lunghissima campagna elettorale.

È il centro del suo discorso: “Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo, che non deve identificarsi con alcuna formula politica”. Sono condizioni tratteggiate appositamente per l’ex presidente della Bce. Un esecutivo non a tempo e sostenuto da un arco quanto più ampio di partiti e forze politiche. Il nome di Mario Draghi esce pochi minuti dopo. Oggi a mezzogiorno sarà al Quirinale per il conferimento dell’incarico. L’Italia torna all’autunno del 2011. All’epoca c’era lo spread e il governo di Monti, un altro SuperMario, prese il posto dell’ultimo esecutivo di Silvio Berlusconi sostenuto dai fatidici Responsabili di Razzi & Scilipoti.

Dieci anni dopo la storia si ripete, con la pandemia al posto dello spread. E a casa va il centrosinistra demogrillino. Un’operazione del genere potrebbe far esplodere Pd e M5S, ma al Colle non interessa più. Mattarella ha dato settimane ai giallorossi per rimettere insieme i pezzi. Da oggi è tempo di governissimo.

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