La verità che nessuno ha il coraggio di dirvi: Renzi oggi vuole solo una cosa. Spaccare il Pd

(Luca Telese – tpi.it) – Meno male che non voleva poltrone: la notizia del giorno è che al “tavolo dei contenuti”, in queste ore, Italia Viva ha fatto richieste di ogni tipo. Un ministero per Maria Elena Boschi, uno per Ettore Rosato, uno anche per Ernesto Ruffini, quattro ministeri in tutto, ma anche il Mes, ovviamente, e via tutti quelli che non piacciono a Matteo Renzi, a partire da Alfonso Bonafede e Paola De Micheli.

Una tale moltiplicazione di richieste, anche le più inverosimili, rende chiaro che l’idea è di alzare le poste per far saltare il banco.

Il vero obiettivo, come è ormai chiaro persino agli stolti, è il Pd. La crisi innescata da Renzi non è un pretesto, e nemmeno un fine: è un mezzo. Il punto, il cuore della strategia è rimuovere Giuseppe Conte per sfasciare l’alleanza giallorossa, scalare (o meglio far scalare) il Partito Democratico da un leader più accomodante che consenta il rientro all’ovile dei predatori dell’Arca perduta (di Italia Viva).

E il bello è che Stefano Bonaccini lo aveva persino ammesso, interrogato da Giulio Gambino alla festa de l’Unità: far tornare a casa i ragazzacci e gli esuli, i renziani e i Bersaniani, annacquare e smontare l’attuale assetto del partito, l’unico in virtù del quale – con la segreteria Zingaretti – non c’è spazio per Renzi.

Cancellare una collocazione a sinistra insostenibile (sempre per Renzi), rimettere quel partito al centro, disancorato dalla sua storia e dalla sua identità, possibilmente intento a guardare a destra, ai governi istituzionali o para-istituzionali, alle maggioranze deresponsabilizzate in cui il legame di rappresentanza con gli elettori viene meno.

Non immaginatevi a questa crisi come ve la raccontano, dunque, sforzatevi di vederla come è davvero: qui la destra non c’entra, la destra sta a guardare. Questa è l’ennesima guerra civile dentro la sinistra. Non pensate peró che sia un gioco, o – come vi dicono – un problema di cattivi caratteri: vi raccontano che Nicola Zingaretti è uno scemotto simpatico e incolore, incapace di fare politica.

Che Giuseppe Conte un avvocato sprovveduto e megalomane, un pupazzo che non regge sul piano dei nervi duello personale com l’uomo di Rignano. Matteo Renzi – invece – è un guascone esuberante, un po’ scomposto, magari, ma tanto tanto in gamba. E quando parla lui al Quirinale, è musica.

La chiave di tutta l’operazione-crisi avviata da Italia Viva con lucida ambizione è “Riprendiamoci – savastanamente – quell ch’è nuostr”. Ovvero quello che nella loro testa era diventato loro: ovvero il Pd, e tramite il Pd il controllo del governo.

Si tratta di un piano B, di una variamente, ovviamente. La prima intenzione, anche quella dichiarata era di distruggerlo quel partito, di fare a Zingaretti e Andrea Orlando, a Gianni Cuperlo e Roberto Gualtieri – come Renzi disse – “quello che Macron aveva fatto ai socialisti francesi”.

Ma questo piano originario, che doveva passare per una crescita di Italia Viva nelle urne, quando la gente ha potuto votare (nelle ultime regionali) è naufragato: nell’occasione scelta per la spallata, in Puglia – solo per fare un esempio – il povero Ivan Scalfarotto, che doveva spaccare il mondo e appendere in pellicceria lo scalpo di Michele Emiliano, ha preso un miserrimo 1.1%. In Toscana, dove i neo-rinascimentali di Italia Viva avevano la loro roccaforte non hanno fatto nemmeno il 5%.

È stato a quel punto che persino Renzi lo ha capito: con i voti non ci sarebbe arrivato mai. Il suo partitello scissionista non si riusciva a farlo votare da qualcuno nemmeno con le minacce. Anche adesso, dopo due mesi di ospitate di Renzi in prima serata, di battage sui giornali, di interviste quotidiane, è sempre inchiodato nei sondaggi al 2.9%, percentuali da prefisso telefonico, zero prospettive di crescita.

E allora bisognava cercare un’altra strada: provare nel Palazzo quello che nella società non era riuscito a passare nella società. Ed ecco l’importanza di un coro di discredito che renda possibile la delegittimazione in una intera classe dirigente: in questa operazione di propaganda il messaggio del Renzismo è entrato per endovena nelle vene del sistema informativo con la stessa facilità di una droga sintentica.

Per mille motivi, molti dei quali sono anche editoriali. Nessuna penna brillante oggi viene chiamata ad esercitarsi sulla stranezza di una crisi aperta da un signore che mentre il parlamento era bloccato (da lui) se ne stava a fare il conferenziere a Riad. Nessuno si è esercitato sui paradossi di una crisi aperta sul destino della delega ai servizi segreti (sic!), poi virata sulla pretestuosa evocazione del Recovery plan, poi Renzi ha preso a sventolare un fantomantico progetto “Bottega 4.0” (giuro: proprio cosi) e richiesta di un “piano casa” (dopo le ultime consultazioni),
infine dopo che tutte queste scuse sono cadute ieri – le ultime perle – è tornato il vecchio disco rotto del Mes (che ora non è ecomomicamente conveniente), e l’asta sui quattro ministeri.

Tutto questo è evidentemente pretestuoso ma non divertente: e non perché in Italia non serva un piano casa (lo dico da ex bambino sfrattato, e so di che parlo) ma perché trattandosi di Italia Viva forse sarebbe più opportuno parlare di un “piano villa”: tutto questo detto da una forza che passa alla storia per le foto di gruppo sorridenti in motoscafo e per la grande battaglia sociale a favore degli odontoiatri che vogliono farsi estetisti.

Ovvio che per Renzi i pretesti siano come i calzini: se ne cambia uno ogni mattina. Quello che resta del leader di Italia Viva nelle ultime settimane è l’incredibile intervista di Riad, lo sforzo intrapreso per glorificare un regime teocratico e misogino, e trasfigurando il nuovo medioevo saudita in un presunto nuovo Rinascimento.

Il grado di profondità del leader di Italia Viva, quando evoca modelli culturali, è sempre quello delle didascalie di Wikipedia: è così per magia, il paese pagante, quello dove (come abbiamo qui raccontato) si celebrano le esecuzioni in piazza, dove le donne sono private di diritti, dove i lavoratori vengono sfruttati, e gli oppositori vengono sembrati, diventa agli occhi del visionario cantore di Rignano la culla di una nuova civiltà del terzo millennio, e il suo principe regnante “My dear friend, your Royal highness”, Alé.

“Io glielo invidio il costo del lavoro”, dice Renzi nella grottesca intervista allo sceicco dei petrodollari. Altro fatto incredibile: non si è mai visto, in Italia in Europa o in Occidente, un rappresentante eletto, retribuito dal popolo italiano, che fa promozione retribuita per un paese straniero.

Ma su queste contraddizioni le penne acute non si esercitano: meglio parlare dei difetti di Zinga, delle paranoie di Conte, di Gualtieri che non ha nemmeno letto il Recovery che ha scritto (sempre Renzi dixit) di Provenzano che è simpatico ragazzo, di Boccia che non piace al nord, della Azzolina e dei banchi a rotelle.

In questa operazione di egemonia si dissolve necessariamente la vecchia identità della Repubblica di Eugenio Scalfari, magistero di giornalismo, e diventa molto più “funzionale” il nuovo giornale degli Elkann, i padroni della Fca francesizzata, un gruppo editoriale che da mesi batte su una sola nota.

Il governo degli incapaci, dei ragazzi, degli interessi personali e degli sprovveduti va mandato a casa. Possibilmente perché sia sostituito da un bel governo tecnico, da un super inciucio in cui siano annacquate le identità troppo barricadere, e il Pd non più guidato da un “segretario-ologramma”, come Zinga.

È – a ben vedere un progetto parallelo a quello di Italia Viva: così come Renzi vuole scalare il Pd e la sinistra politica, così gli esangui eredi degli Agnelli, i nipotini che con l’avvocato ci correvano sul bob, vogliono scalare la sinistra giornalistica.

E dunque, pezzo dopo pezzo su questa strada, calci in culo a Paolo Flores D’Arcais e al suo fastidioso Micro Mega (che fra l’altro fece una non dimenticata – da loro – battaglia sui diritti alla Fiat) e foglio di benservito ai suoi costosissimi cinque praticanti.

Un gelido addio a Bernardo Valli, ancora turbato, con il suo ex giornale, per l’affidamento degli Esteri ad una ex candidata del Pdl. E poi un bel ciaone anche ad una firma storica come Guido Ranpoldi, una bella pernacchia a Roberto Saviano, che se ne vada pure al Corriere, quella testa calda.

Come ha insegnato Renzi, quando stava sfasciando il Pd, in ogni mondo organizzato, per ognuno che allontani ne ammaestri dieci. Ma il punto è sempre quello: ridicolizzare, caricaturizzare, irridere. Nessuno abbia nostalgie per questo governo di comparse: domani arriveranno i professionisti della politica (e del giornalismo) a spiegare che da quando governano gli incapaci anche l’Enel, signora mia, non è più quella di una volta.

“I radical chic”, che io per comodità esplicativa nel 2019 ribattezzavo i “salvi-chic” sono il grande lubrificante intellettuale di questo tentativo di scalata egemonica. Al “Salvi-chic”, che vive nelle redazioni, va benissimo che si sfasci il centrosinistra, e vinca – che ne so- Matteo Salvini, perché tanto lui le conseguenze sociali di un cambiamento non le paga.

Al radical chic va benissimo la quarantena, se non altro perché ha il terrazzo. Il radical chic sente che la sinistra sta bene all’opposizione, perché non si deve sporcare le mani, e a quel punto basta indicare al popolo un nemico e bau-bau, quelli abboccano.

Mentre invece i problemi ci sono se governano i giallorossi, se si toccano i grandi interessi, e se si prova – che ne so -a togliere le concessioni di Autostrade dalle mani dei Benetton (ve le ricordate le due ministre-martiri di Italia Viva che facevano barricate in Cdm per impedirlo?).

I problemi ci sono se a qualcuno viene in mente di tagliare le forniture delle armi agli amici sauditi, o se alla Azzolina viene in mente di fare battaglia per sottrarre i ragazzi dal limbo smateriazzito e discriminatorio della Dad.

Questo governo che nelle rappresentazioni caricaturali che abbiamo letto in questi giorni sarebbe diretto da un avvocato psicolabile, incardinato su un segretario tontolone, come Chance il giardiniere di “Oltre il giardino”, ovvio, e sostenuto da barbari variopinti e maleducati come il pittoresco Dibba, e all’esponente tipo dell’ancienne regime italiano non da nessuna garanzia di affidabilità.

Ovvio che non lo senta suo. E allora è molto meglio screditarlo e tirarlo giù, mascariata dopo mascariata, grazie alla ribalderia simpatica e guascona di Renzi. È meglio usare l’infiltrato per il lavoro sporco, e sostituire l’avvocato-pupazzo (che ha colpa di averci liberato da almeno un Matteo) con qualcosa di funzionale e controllabile.

Peccato, davvero un peccato che Renzi sia un leader perfetto. Ma per Forza Italia. Peccato, davvero peccato, che abbia un nemico terribile che lo perseguita, un vero mastino. Se stesso. E peccato, davvero peccato, che malgrado avesse iniziato benissimo il lavoro sporco, mentre il parlamento era impegnato dalla crisi, invece di discutere decreto ristori, lui fosse a guadagnarsi il pane, con i petrodollari a Riad.

Ovvio che al corsivista tipo del giornale a Elkann non frega nulla dei ristori, perché non ne usufruisce, e nemmeno dei diritti umani a Riad, perché non ci va mai. Peccato che questo ragazzo così spiritoso, che per mezz’ora affabula tutti al Quirinale, anche chiamando i giornalisti per nome, che carino, poi si perda nei dettagli.

Perché poi magari va e finisce che, malgrado tutto questo impotente schieramento di penne e di leader, anche nel vuoto pneumatico del Covid, l’operazione di decapitazione di Conte, che poi è la premessa per distruggere l’alleanza giallorossa, che poi è quel che è necessario per riprendersi il Pd possa non riuscire. Ecco, c’è il rischio che questa operazione alla fine non riesca. In quel caso, noi che non siamo chic, ma popular, finiremmo tutti a suonare la chitarra con Giuseppi e con Zinga.

20 replies

    • Alleluia! Convocato Draghi: da domattina andremo tutti meglio. Sconfitta la mafia, ciascuno in libertà senza mascherina, ristoranti pieni 24/24, l’ambiente salvo, i posti di lavoro aumentati per incanto, l’economia
      e la FINANZA a mille, gli inetti del m5s finalmente sostituiti da quei bravi, capaci, esperti e competenti
      Ricomincerà il MAGNA MAGNA nazionale che vede schierate dx e sx in un abbraccio sereno, con industriali e imprenditori?
      In compenso smetteranno di rompere con le loro solite fregnacce i molteplici troll e collusi che infestano questo blog. Inizieranno a compiacersi del loro sogno infine realizzato e calunnieranno qualsiasi atto politico del precedente governo.
      Ma il tempo è galantuomo.
      Intanto :
      MVFFNCL

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  1. Peccato che verdini sia addentro alla lega fdi e fi, e peccato che il pellegrinaggio a rebibbia e le quinte colonne dentro il pd avessero come unico scopo la neutralizzazione del mv, giocando sull’ambizione sfrenata di gigino o bibitaro e la sua passione x le auto blu, il pd e leu non rappresentano alcuna minaccia x i neocon, anzi.

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    • Adesso vediamo se prende la fiducia, in particolare da M5S e Lega. La scusa per appoggiarlo gli è stata servita su un piatto d’argento direttamente da Mattarella, che a dirla tutta non ha nemmeno torto. C’è un prezzo da pagare. Il vero grimaldello è il recovery fund, ma, qualora dall’Europa giungessero segnali di disponibilità a concedere una proroga, il resto delle ragioni indicate dal Capo dello Stato sarebbero un prezzo che valga la pena pagare.

      Altrimenti, sarà un bel dilemma: rinunciare ai fondi europei o chiederli sapendo già che verranno gestiti alla vecchia maniera (perlopiù destinati alle solite, già strapiene tasche)? Probabilmente, a livello di convenienza, sarebbe comunque più vantaggioso chiederli (soprattutto se si dimentica che questo prezzo graverà sulle spalle delle generazioni a venire), ma tutto dipende da qual’è il valore che si attribuisce alla propria dignità.

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      • Non contare sulla Lega e nemmeno sulla Meloni ,si sta già facendo maquillage;

        Non si arresta la scalata di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, dopo la leadership di un partito europeo, si prende anche un altro traguardo tutto internazionale.
        La Meloni è infatti entrata nell’Aspen Institute, uno dei più grandi e prestigiosi think tank statunitensi al mondo.
        Presieduto da niente di meno di Giulio Tremonti, l’associazione no profit vanta tra i soci;
        Giorgio Napolitano e a suo figlio Giulio, Paolo Mieli, Walter Russell Mead, Roberto Maroni, Antonio Martino,
        Mario Monti, Enrico Letta e via discorrendo. (Trilaterale, Bruegel, Aspen: i “poteri veri” scelgono chi comanda in Italia, ndr)

        Era tutta preparato da tempo, almeno da luglio un piano perfetto, Zingaretti non centra nulla, questo piano prevedeva non
        solo i soldi del RP ma anche la distruzione della probabile alleanza con M5S. Adesso dipenderà solo da futuri elettori
        del M5S,PD,LEU e un probabile partito di Conte .Nessuno di questi potrà farsela da solo se vuole cambiare il paese
        uniti si potrà vincere, da soli rimarranno sole le piazze.
        Ne vedremo spaccature anche tra Lega e FdI, secondo me.
        L’ uscita di Carelli con la promessa di portarsi diversi deputati M5S la dice lunga, del piano era informato anche lui.

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      • Tracia, bisogna precisare: la branca italiana dell’Aspen Institute.

        Altrimenti, di Meloni c’e’ solo Caterina, come relatrice a Bangkok. Monti e’ citato solo una volta (altrimenti e’ Holly Monti in bibliografia di documento), Napolitano altrettanto (altrimenti e’ Janet Napolitano, ex Ministro della Difesa del primo governo Clinton). Maroni non esiste, Letta nemmeno.

        Solo lui, G. Tremonti, fa tris… l’infame.

        Provare per credermi: https://www.aspeninstitute.org/search/

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  2. Mottarella un presidente x tutte le stagioni, eletto dal cdx e dal csx,
    Secondo voi x chi gioca? Utilizzera proiettili all’uranio impoverito o si accontenterà di usare montagne di vasellina

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  3. Tutto come da copione,
    Crippa ha abbandonato la nave, sapeva gia come finiva.
    Il senato ha i numeri x una maggioranza, vediamo alla camera come la rimediano
    Ps tanto x scazzare.

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  4. Lavoratori a stipendio fisso esultate.
    Arriva mister draghiiiii,,,, l’arrotinooooo….

    Ripristinerà l’articolo18 e abolirà il jobs act.

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  5. Analisi perfetta di Telese. Purtroppo è finita diversamente, al momento.
    Il M5S e la Meloni non votano la fiducia. Il pd batte i tacchi al presidente. Fi non vedeva l’ora. La lega farà la classica giravolta e voterà. Leu non mi è pervenuta. Renzi ha ottenuto ciò che voleva fin dal principio. Conte è pentito delle dimissioni.
    Questa, la situazione.
    Un governo inaudito in cui PD, IV, Fi e forse lega dovranno convivere.
    Ma che senso ha? Dove mai sarà, adesso, la VISIONE?
    Dove mai sarà L’ANIMA?
    … de li mortacci sua…

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  6. Jerome… attacca!

    “Il giornalista e intellettuale dissidente Paolo Barnard si è scagliato, a ragione, contro il Quantitative Easing, il cosiddetto bazooka che Mario Draghi e la BCE attiveranno per stimolare – questa è la versione ufficiale – l’economia europea. Ma la realtà dei fatti è un’altra: “Ecco come Mario Draghi vi fotterà”, racconta Barnard sul suo sito.

    Il mondo intero si aspetta che giovedì Mario Draghi, governatore del ‘governo’ d’Europa, cioè dellla Banca Centrale Europea (BCE), annunci un QE su larga scala nel (demenziale) tentativo di salvare il Vecchio Continente dalla fine economica terminale. Allora, cosa cazzo è un QE? QE = Quantitative Easing, nome assurdo per indicare che la Banca Centrale di un Paese si mette a comprare sul mercato secondario i titoli di Stato dello stesso Paese. Nel caso della UE, la Banca Centrale è la BCE, e comprerà quasi certamente da giovedì in poi i titoli di Stato dei Paesi membri della Zona Euro.

    Ma cosa è “il mercato secondario”? Semplice: i titoli di Stato sono emessi dai governi sul mercato PRIMARIO (banche speciali che glieli comprano), poi da queste vengono venduti agli investitori su un altro mercato, cioè quello SECONDARIO, fatto da ricconi ma anche dal pensionato che investe il suo gruzzolo. Quindi la BCE non comprerà i titoli di Stato freschi di stampa dai governi, comprerà quelli già emessi in precedenza e che appunto sono sul mercato secondario. Ma cosa ottiene questa mossa chiamata QE? Ottiene, secondo le BALLE, LE MENZOGNE, di quelle m… (finisce per erde) dei tecnocrati, due cose: A) Voi sapete che uno dei problemi più strombazzati (ma NON vero) dei governi è dover pagare alti tassi d’interesse a chi gli compra i titoli di Stato.

    La regola aurea della finanza dice però che PIU’ TITOLI DI UN CERTO STATO SI COMPRANO, MENO INTERESSI QUELLO STATO PAGHERA’ SUI SUOI TITOLI EMESSI. E vale ovviamente la regola contraria: più titoli di un certo Stato vengono svenduti, più alti saranno gli interessi che quello Stato pagherà sui suoi titoli. Quindi, se i titoli italiani vengono comprati tanto, Roma pagherà sempre meno interessi agli investitori; se viceversa i titoli italiani vengono svenduti (quasi nessuno li vuole) allora Roma pagherà sempre più alti interessi su di essi. Ok. Quindi è ovvio che se il mega bombardiere atomico chiamato BCE si mette a fare il QE, cioè a comprare a man bassa i titoli di Stato europei, anche quelli italiani, greci e spagnoli, questi Stati pagheranno sempre meno interessi. Ok.

    Ma c’è un altro punto che il QE dovrebbe ottenere (sempre secondo le BALLE, LE MENZOGNE, di quelle m… (finisce per erde) dei tecnocrati): B) Immettere liquidità, cioè soldi liquidi, in quantità immense nel sistema dei Paesi coinvolti, e questa liquidità dovrebbe aiutare le loro economie. Perché? Perché se la BCE compra montagne di titoli di Stato italiani, portoghesi, spagnoli ecc… essa paga in contanti i possessori, e quindi montagne di contanti finiscono nei portafogli di gente che poi li dovrebbe spendere e quindi aiutare l’economia. Ok? Questo sostengono… Chiaro fin qui? Sono tutte porche cazzate, detta come vorrebbe Micromega o il Fatto Quotidiano. Allora. Ecco le cose da sapere su cosa VERAMENTE FA UN QE AI PAESI DOVE VIENE APPLICATO. Gli esempi autorevoli ci vengono dagli USA e dal Giappone.

    1) Questo punto 1 si riferisce al punto B) sopra. Chi vende i titoli alla BCE? Le banche (anche da parte tua), quindi i liquidi finiscono nelle banche. Quanti titoli in Italia sono in mano al pensionato, risparmiatore, Gigi, Donatella o Giulio? Il 13% circa. Quanti titoli sono in mano agli squali della finanza? L’87% circa. Ora, cosa faranno questi 87% di squali coi liquidi incassati dagli acquisti di titoli nel QE ordinati da Draghi (probabilmente) giovedì? Una cosa sola, UNA SOLA: investiranno in Borsa, come dimostrano appunto le storie del Giappone e USA, portando azioni aria fritta alle stelle, incassando alle stelle. Mentre alla tua economia di: casa, auto, mangiare, scuole, ospedali, strade, servizi ecc., CIOE’ ALL’ECONOMIA REALE, non va praticamente un centesimo. 2) Questo punto 2 si riferisce al punto A) sopra. Abbiamo già detto che se la BCE compra tanti titoli di Stato, i loro tassi d’interesse si abbassano moltissimo.

    Quindi l’Italia, per esempio, pagherà interessi sui BTP vicini allo zero, o 0,5% o 1%. Bene direte voi, NO! Perché non ci dimentichiamo che i titoli di Stato pagano interessi a gente che poi quegli interessi li SPENDE, e quindi se gli interessi calano vertiginosamente a causa del QE, cala vertiginosamente anche la spesa nell’economia.

    E questo vuol dire meno scarpe, borse, vino, orologi, auto, ristoranti, vestiti, alimentari, arredamenti, servizi, stipendi, lavori, occupazione e via dicendo. Cioè: il QE per il meccanismo spiegato sopra (fa calare gli interessi che la gente prende sui titoli) sottrae RENDITA e dunque vera spesa all’economia dei risparmiatori, quindi ci danneggia. C) Ma il QE fa anche dispetto a tanti squali della finanza, i famosi cacciatori d’interessi, quelli cioè che vanno a caccia di titoli che gli rendano INTERESSI ALTI.

    Ora capite una cosa: i titoli non sono solo di Stato, ma anche aziendali, cioè un’azienda può emettere i suoi titoli e offrire interessi. E più un’azienda è in crisi, più interessi alti deve offrire per convincere gli investitori a dargli dei soldi. Cioè: l’azienda XX in crisi dice all’investitore: tu dammi 1 milione di euro, io ti offro un tasso d’interesse su quel milione del 7%!!!! (una di queste è l’italiana Telecom). Ecco che allora i cacciatori d’interessi alti quando vedono che il QE porta gli interessi dei titoli di Stato quasi a zero, si buttano sui titoli a rischio, cioè i titoli delle aziende disperate che sono quasi fallite, ma che pur di avere contante offrono titoli a tassi d’interessi assurdi (tipo appunto il 7%!, tipo appunto la Telecom).

    Ma questo cosa comporta? Comporta che si crea DI NUOVO una bomba atomica sotto il c… (finisce per ulo) di tutti noi cittadini e lavoratori e imprenditori. Cioè una BOLLA finanziaria dove investitori squali danno soldi ad aziende sul baratro, ma le strangolano con interessi altissimi. Tuttavia, siccome abbiamo spiegato che il QE non aiuta affatto l’ECONOMIA REALE, quelle aziende prima o poi faranno il botto, e cosa succede quando collassano? Disoccupazione, disperazione, grida dei media alla ‘crisi’, cassa integrazione, spesa di Stato nel caos, meno economia, litigi legali coi cacciatori d’interessi, e crollo del PIL italiano, com’è ormai da anni. Ohhhh che festa questo QE!

    Allora, se veramente come tutti gli esperti (hahaha!) dicono, Mario Draghi lancerà il primo QE europeo della Storia giovedì, ora voi sapete che razza di inc… (finisce per ulata) sarà per la GENTE VERA, per le AZIENDE VERE, e ora sapete chi ci guadagnerà come porci, e come arriverà la prossima esplosione finanziaria mortale fra 4 o 5 anni.

    Scritto da Redazione Infiltrato.it* – Pubblicato Martedì, 10 Marzo 2015”

    * Il sito non esiste piu’

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