Che mondo sarebbe senza i Mastella?

(Fabrizio Roncone – il Corriere della Sera) – Il gruppetto dei «responsabili» ha cercato di rifilare un pacco niente di meno che ai Mastellas (intesi come il leggendario Clemente, sindaco di Benevento, e sua moglie Sandra Lonardo, senatrice della Repubblica e regina del Sannio).

Storia tragicomica.

Ma emblematica.

Per raccontarla: subito una telefonata a Mariarosaria Rossi, già nota come «badante» del Cavaliere, da anni con FI a Palazzo Madama, poi misteriosamente passata a votare per Conte nell’ ultima tribolata fiducia al governo, quindi espulsa dal partito e – gira voce – poche ore fa protagonista di una lite furibonda proprio con Donna Sandra.

Il telefono della Rossi, però, squilla a vuoto.

Riprovare tra un po’ (nell’ attesa: rinfrescare la memoria e ricordare l’ intercettazione della Procura di Milano, con il colloquio tra lei, la Rossi, ed Emilio Fede, che le annunciava l’ arrivo a Villa San Martino in compagnia di due amiche.

«Ah che palle che sei, Emilio! Due amiche, quindi bunga bunga, due de’ mattina, io ve saluto eh». Ora però la Rossi si è aperta una pizzeria nel Casertano e ha tradito la fiducia dello Zio Silvio, rinunciato alla sua riconoscenza, arruolandosi nei «responsabili» di Conte. Tutto a dir poco curioso).

Cellulare staccato, poi occupato. Infine libero.

La Rossi fa rispondere il fidanzato. «No, Rosaria non c’ è», dice il tizio con una voce del genere: che noia voi giornalisti (ma figliolo caro: se non volevi questo tipo di seccature, potevi metterti con una maestra di yoga, no?).

Comunque: la Rossi non è il genere di donna che s’ impressiona facilmente; se si nega, un motivo c’ è. E Donna Sandra è di solito squisita, capacissima di prepararti una pastiera anche se è Ferragosto, solo per vederti sorridere. Cosa può averle fatto saltare la nervatura?

Donna Sandra, al cellulare, risponde subito.

«Vuole la verità?».

Tutta.

«Allora: lunedì sera ricevo una telefonata dalla Polverini.

Mi dice: “Sandra bella, ci riuniamo tutti domani, nell’ ufficio di Merlo, alla Farnesina». Aspetti: tutti intendendo i «responsabili»?

«Esatto».

E perché nell’ ufficio del senatore Merlo?

«Perché saremmo davvero dovuti finire tutti nel suo gruppo, il Maie, quello degli italiani all’ estero».

Prosegua.

«Arrivo e trovo un’ umanità piuttosto variegata. Tipo l’ ex forzista Causin, ma anche la Rossi e l’ ex grillino De Falco Vabbé: io mi siedo e ascolto. Ad un certo punto, però, comincio a sentire che il gruppo si sarebbe chiamato “Maie-Europeisti-Centro democratico”».

Il Centro democratico di Bruno Tabacci?

«Esatto! Allora mi alzo e dico: no, scusate, ma qui non ci stiamo organizzando per aiutare responsabilmente Conte ad andare avanti, in un momento delicato per il Paese.

Qui stiamo fondando un partito!».

E loro?

«Accampano scuse. Io allora propongo: se volete che resti, dovete inserire anche “Noi Campani”, il nome del partito mio e di Clemente, con cui alle ultime regionali in Campania abbiamo preso la bellezza di 103 mila preferenze e ben 2 consiglieri regionali, gli stessi di FI. Perché no, dico: volete farvi un partito con i nostri voti?».

E loro?

«Mi dicono brutali che il logo “Noi Campani” non possono inserirlo. Ho capito, rispondo io. Poi prendo la borsa e me ne vado. Però, nel tardo pomeriggio, quelli che fanno?».

Non lo so: che fanno?

«Mi richiamano, mi dicono che hanno tolto Centro democratico, è tutto a posto, e mi aspettano per firmare negli uffici del Gruppo Misto a Palazzo Madama. Solo che lì».

Il racconto della Lonardo, a questo punto, diventa la sceneggiatura di una commedia.

Perché lei entra, trova la solita compagnia di «responsabili», e subito la Rossi che le va incontro con una cartellina: «Ecco, Lonardo: firma qui».

A una Mastellas.

Firma qui.

Senza leggere.

Cose di pazzi.

Infatti la senatrice Lonardo dice no, scusa, abbi pazienza, vorrei prima vedere bene. Ma la Rossi: «Uffa! Dai, abbiamo fatto come volevi tu! Dai, forza, firma!”» (tono di voce alto). La Lonardo allora prende la cartellina, la sfoglia, e legge: «Centro democratico».

«Ma tu hai capito? Volevano farci il pacco!» – questa è la voce di Clemente, seduto accanto alla moglie sul sedile posteriore dell’ auto che li sta riportando a Benevento.

Per molti di noi cronisti parlare con Mastella è sempre un po’ una festa. Conosce ogni perfidia della politica, sa parlarne, raccontarla senza reticenze, e lui per primo sguazza negli aneddoti e nei retroscena più torbidi, che racconta con gusto e antica eleganza meridionale (non sembra, ma pure Clemente è arrivato a 73 anni).

Però di finire in una storia così non l’ avrebbe immaginato mai, lui che era salito a Roma proprio per reclutare un po’ di senatori e deputati e farli diventare «responsabili»: e infatti – ancora una decina di giorni fa – si aggirava nel Salone Garibaldi, due passi dietro e uno avanti, era uno spettacolo vedergli organizzare sfacciatamente l’ ultimo inciucio.

Ora sentenzia: «L’ operazione “responsabili” è fallita. Non hanno i numeri». E Conte?

«Deve mettersi d’ accordo con Renzi». E tua moglie, adesso?

Ma su questa domanda, all’ improvviso, la linea cade.

6 replies

  1. Un bel articolo Roncone “Che mondo sarebbe senza i Berlusconi e i Renzi “? no e? testa di giornalista di……

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  2. Nientedimeno la Sandra ha chiesto di leggere prima di firmare? Per Roncone, Clemente “Conosce ogni perfidia della politica, sa parlarne, raccontarla senza reticenze, e lui per primo sguazza negli aneddoti e nei retroscena più torbidi”.

    In pratica per lui questi sono quelli furbi, e quelli fessi chi sono?

    P.s. Roncone è quello coi capelli bianchi che sembra sempre sul punto di addormentarsi?

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    • Sempre pronti ad elogiare la “furbizia” altrui, quando è funzionale ai loro comodi.
      Come quei cronisti sportivi che si indignano per ogni carezza delle squadre di provincia ai loro idoli, denunciandola come se fosse un assassinio, e ridacchiano estasiati per le furbate, i tuffi e i falli anche pesanti compiuti dai loro campioni.
      ESPERIENZA, la chiamano, in QUEL caso, pensa tu!

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  3. Che squallore.
    La differenza, comunque è che Tabacci aveva già raccolto intorno a sé vari grillini, credo una decina almeno, se non ho capito male, già da prima della crisi (incredibile, Tabacci for future), mentre la Leonardo da sola vorrebbe inserire il nome del suo partito all’interno dei progetti di Maie e Centro democratico, come se avesse la loro stessa dignità politica.

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  4. Se Renzi fa pesare il suo misero 2%, un Mastellas non può essere da meno.
    Che cosa costava cambiare nome? Un nome che fosse condiviso da tutti?
    Sono formiche, micropartiti, che peso ha la rinuncia alla propria etichetta?
    Chi cerca di intercettare i responsabili è una mezza pippa se fa naufragare un appoggio al governo per questioni di lana caprina.

    Questo giornalista è pessimo.

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  5. Io mi chiedo quando Nencini toglierà il simbolo psi a Renzi, lasciandolo senza neanche il nome e dissolvendone i resti nel misto. A quel punto, chissà quanti ex pd sarebbero tornati all’ovile.
    Il 2% deriva da un sondaggio su IV.
    Mastella non è proprio contemplato nei sondaggi. Nella fattispecie la Leonardo è unica e sola, all’interno del gruppo, mentre Tabacci si è occupato dello scouting da PRIMA della crisi, nel senso che aveva catalizzato attorno a SÉ (!!!) l’interesse di un gruppo di 5s fuoriusciti e poi li ha evidentemente dirottati in aiuto al governo.
    Incredibile, ma vero! 😆

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