«Coprimi le spalle e sarai protetto»: a Report l’audio della telefonata in cui Zampolli rivela il «patto» con Melania Trump. «Qualunque cosa succeda sarai protetto» avrebbe detto la futura First Lady all’imprenditore amico del presidente duranta una chiamata. L’anticipazione della puntata di Report di domenica 26 aprilre

(di Monica Ricci Sargentini – corriere.it) – «Coprici le spalle». È la frase al centro dell’audio del 2017 ottenuto in esclusiva da Report per Rai3 che svela un presunto patto tra Paolo Zampolli e Melania Trump alla vigilia delle elezioni americane. Nella registrazione che la trasmissione accompagna con immagini e materiali video, l’inviato speciale di Donald Trump, ignaro di essere registrato, ricostruirebbe una conversazione in cui la futura first lady gli avrebbe chiesto sostegno («you have our back») in cambio di protezione dopo la conquista della Casa Bianca.
L’audio non è un elemento isolato. Nell’inchiesta firmata da Sacha Biazzo, la telefonata si inserisce in un racconto più ampio fatto di interviste, documenti e confronti diretti con lo stesso Zampolli, ripreso e incalzato dalle domande del giornalista. Il programma ricostruisce un sistema di relazioni che ruota attorno alla sua figura, toccando il contesto internazionale emerso dai cosiddetti Epstein files, il mondo della diplomazia caraibica e una serie di vicende controverse che negli anni lo hanno accompagnato.
L’audio esclusivo di Report, la telefonata di Zampolli che svelerebbe il patto con Melania Trump
Tra i passaggi centrali, le testimonianze dell’ex compagna Amanda Ungaro, che parla esplicitamente di un «patto» con Melania Trump, e il racconto di Victoria Drake, che accusa Zampolli di violenza sessuale, supportata, secondo la trasmissione, da documentazione medica. Il servizio dà conto anche della posizione dell’interessato, che respinge tutte le accuse e dichiara di essere vittima di un tentativo di estorsione.
L’inchiesta affronta inoltre il capitolo dei rapporti con Jeffrey Epstein e il contesto più ampio descritto da alcune fonti come una rete di relazioni e potere che attraversa politica, affari e intelligence. In questo quadro, la telefonata diventa il punto di raccordo tra testimonianze e ricostruzione giornalistica.
Zampolli contesta l’intero impianto. «È falso, generato dall’intelligenza artificiale», afferma, mettendo in dubbio non solo il contenuto ma la natura stessa della registrazione.
Il nodo diventa quindi tecnico oltre che politico. L’autenticità dell’audio potrà essere verificata solo attraverso un’analisi forense: metadati, continuità del segnale, eventuali tracce di editing. Un passaggio cruciale, anche considerando che nel 2017 strumenti di manipolazione vocale esistevano, pur essendo meno diffusi rispetto a oggi.
Alla smentita Zampolli affianca una controffensiva legale. In una denuncia-querela presentata ieri alla Procura di Roma parla di «campagna diffamatoria internazionale» e di richieste di denaro fino a 650 mila dollari, che definisce estorsive.
Nelle comunicazioni con le autorità americane il Rappresentante speciale degli Usa per le partnership globali segnala inoltre di essere stato vittima di un «sofisticato scherzo» costruito con informazioni sensibili e di aver collaborato con l’Fbi.
Sui social rilancia la sua posizione: afferma di aver presentato una segnalazione formale all’Fbi e di aver consegnato nuove prove, parlando di «cinque procedimenti penali in diverse giurisdizioni» e di uno schema coordinato. E insiste su un punto: i contenuti generati con intelligenza artificiale «non si creano da soli» e lasciano tracce e che ogni elemento verrebbe ricostruito nelle sedi giudiziarie.
Il confronto resta aperto. Da una parte un’inchiesta che mette insieme audio, video, testimonianze e documenti. Dall’altra una difesa che contesta la prova chiave e parla di manipolazione.
È su questo terreno che si gioca la partita: non solo sui fatti, ma sulla loro autenticità. In un contesto in cui la distinzione tra registrazione e costruzione è sempre più difficile da tracciare e in cui sarà decisivo capire non solo cosa si sente, ma da dove arriva.
Arrestation Week
(Di Marco Travaglio) – Non sappiamo quanti reati celi l’ultima Puttanopoli alla milanese messa in piedi dai “pr” (in senso lato) Deborah e Manu in 26 locali della movida con decine di squillo per calciatori, manager e imprenditori. Ma già sappiamo che il delitto più imperdonabile è il vocabolario: il signor “Fatturage”, il “superprivé” per “clienti con business” e l’ingresso “plebeo” per sfigati, il “Rolexage più Porschage” (da Porsche, non da porco), il “Chiavage” del “pacchetto all inclusive” per il dopo-“tavolage” in hotel, allietato da ragazze, euforizzato da palloncini di protossido di azoto (detto forse “gasage”) per chi ha in tasca almeno “6 kappage” (6mila euro). La prostituzione è il mestiere più antico del mondo, ma solo a Milano può accompagnarsi a un lessico simile. È la caricatura del bauscia e del ganassa 2.0, l’evoluzione del provincialotto meneghino che ha fatto i soldi ma non sa cos’è lo stile, infatti parla solo di milioni e di figa, ma si crede internazionale perché la sua aspirante capitale sempre mancata boccheggia tra i cantieri di Expo, delle Olimpiadi e dei grattacieli di Sala scambiando per progresso il Salone del Mobile e la Fashion Week.
Lo si era già capito nella Mignottopoli di serie B con Davide Lacerenza e Stefania Nobile nella “Gintoneria”: roba da ergastolo solo per l’insegna. Da far rimpiangere il gergo della terz’ultima Puttanopoli, quella di B. con la Minetti piena di grazia e le Olgettine: “Ti volevo briffare un attimino”, “Papi”, “love of my life”, “the boss of the boss”, “ne vedi di ogni… cioè nel senso la disperation più totale… c’è la zoccola, c’è la sudamericans che non parla neanche l’italiano e viene dalla favelas… ma tu non sii timida”. La Milano più fasulla e piena di vuoto è sempre all’inseguimento di quella da bere anni 80 con Craxi, i nani e le ballerine, gli stilisti, la panna sulla pastasciutta, la rucola nei piatti e la coca nei bagni. Oggi in più ci sono gli ape e gli chef. Sono tutti in call: brainstormano, warmingano e brandizzano che è un piacere nelle rispettive location. Tutti ceo, founder, creator, stylist e merchandiser di nonsisaché. Anche la speculazione edilizia è vecchia come l’Italia, ma nella fu capitale morale si chiama “rigenerazione urbana”. Le parole per dirla sono più cool: le tangenti sono consulenze, i palazzinari sviluppatori. Ed è tutto fallicamente verticale: i capannoni tramutati in torri, il bosco verticale infestato di insetti verticali senza più visuale orizzontale, il mitico progetto di stadio-bosco, i grattacieli a banana delle archistar a City Life, le palme vista Duomo, il Pirellone, il Pirellino, i tacchi a vertigine delle influencer, la caduta verticale della Ferragni sui verticalissimi Pandoro. Di orizzontale sono rimasti solo San Vittore e Opera, dove dovrebbero finire tutti, ma per come parlano. In manettage.
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È tutta una experience, un plas (!), un sammit (!!), un must..e quanti altri bei paroloni trendy che fanno fig@ per descrivere le cose, che si possono invece riassumere tutte insieme brevemente in sole tre italianissime: una cagata pazzesca! 98 minuti di applausi.
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New York, Milano, Roma Londra, Parigi, Caraibi, Sardegna ecc..ecc.. la globalizzazione del puttanage e potere…
niente di nuovo cambiano solo i protagonisti
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