“Troppa enfasi”: il silenzio-assenso (irritato) del Colle

L’INCONTRO. DOPO LA FIDUCIA. IL PRIMO SCOGLIO: IL VOTO SULLA GIUSTIZIA IL 27 GENNAIO. PREOCCUPAZIONE PER “L’OPERAZIONE POLITICA” CHE ANCORA NON DECOLLA

(di Fabrizio d’Esposito – Il Fatto Quotidiano) – Fastidio, se non irritazione vera e propria. La ressa mediatica attorno alla fatidica salita dell’Avvocato al Colle ha provocato una dura reazione del capo dello Stato. E così, contrariamente alle consuetudini seguite in questi anni, Sergio Mattarella non ha voluto far trapelare nulla del colloquio con Giuseppe Conte, nella prima serata di ieri. Un incontro breve, nemmeno un’ora, all’indomani della tormentata due giorni della fiducia in Parlamento. Il premier ha aggiornato il presidente sullo stato dell’arte delle trattative per reclutare i “Costruttori” e varare la quarta gamba di centro al posto dei renziani di Italia Viva. Di qui il riserbo di Mattarella, forse venato pure di qualche imbarazzo in queste ore frenetiche di trasformismo a fin di bene.

In ogni caso, come fanno sapere fonti di governo, il capo dello Stato non avrebbe posto condizioni. E questo silenzio-assenso, allora, non fa che confermare il sostanziale sì del Colle all’operazione condotta nel pieno rispetto di una Repubblica parlamentare. Una svolta maturata esattamente una settimana fa, dopo la decisione di Renzi di ritirare le sue due ministre dall’esecutivo. Fino a quel momento l’irritazione era stata tutta per il premier e la sua scelta di mandare un ultimatum a Italia Viva, “se rompe mai più con loro”. Al punto da far esporre sia il Quirinale sia il segretario del Pd Nicola Zingaretti per chiedere e ottenere una retromarcia da Conte. Ma quando poi Renzi è andato avanti lo stesso, il capo dello Stato ha sostenuto il premier nella sua decisione di cercare una nuova maggioranza con i “Costruttori” in sostituzione di Italia Viva. Certo, contano i tempi ovviamente. Da settimane, ormai, Mattarella chiede di fare presto e di non distogliere energie dalla lotta alla pandemia, al centro del suo ultimo messaggio di San Silvestro. Ma forse proprio i tempi sono l’incognita maggiore di questa operazione. Spacchettare ministeri per moltiplicare le poltrone è una mossa faticosa oltre che ardita. Occorre ascoltare, trattare e poi incassare il sospirato sì dell’interlocutore di turno. Riuscirà Conte a fare tutto entro pochi giorni, prima che finisca il mese di gennaio? E soprattutto quale sarà la solidità del gruppo dei volenterosi o responsabili? Mattarella nei giorni scorsi ha osservato con fastidio la fake news dominante su giornali, tiggì e talk sull’esistenza di una maggioranza assoluta al Senato, la famigerata quota 161. A differenza del suo predecessore “monarchico”, il presidente ha svolto sinora il suo mandato con realismo democristiano (non interventista) e cercando di interpretare al meglio il ruolo di arbitro. Le sue preoccupazioni sono quelle di avere una maggioranza autosufficiente, non raccogliticcia, in grado di sostenere il più grande piano di ricostruzione e rilancio economico, il Recovery Fund, in settant’anni di Repubblica.

E se Conte dovesse fallire non c’è alternativa a un governo elettorale che porti al voto in primavera o in estate, prima che scatti il semestre bianco agli inizi di agosto (cioè gli ultimi sei mesi del mandato presidenziale, quando il capo dello Stato non può sciogliere le Camere). Anche questo, probabilmente, Mattarella spiegherà ai tre leader del centrodestra che hanno chiesto con insistenza di avere un colloquio: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Tra le ipotesi della crisi più di una volta si è parlato di un esecutivo di destra con l’appoggio di Italia Viva e di un altro manipolo di responsabili, gli anti-Costruttori. Solo velleitarismo: anche perché i due maggiori leader dell’opposizione, Salvini e Meloni, non hanno mai fatto una richiesta del genere al Quirinale. L’hanno detto solo a uso e consumo di tg e talk, nel solco di una propaganda populista fine a se stessa, ma mai presa in seria considerazione. Non resta che aspettare, quindi, la fine delle trattative di Conte con centristi e ribelli di Italia Viva.

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