Manovra, pioggia di “mancette”. Mps, resta il regalo a Unicredit

PROROGATO IL SUPERBONUS AL 2022

(di Carlo Di Foggia – Il Fatto Quotidiano) – Lo spettacolo non è stato dei migliori e alla fine neanche la maratona a oltranza è riuscita a evitare l’ennesimo rinvio. La legge di bilancio 2021 non arriverà in aula alla Camera oggi, come previsto, ma domani. È l’ultimo effetto del caos che accompagna la manovra d’autunno meno discussa della storia repubblicana.

Mentre andiamo in stampa, la commissione Bilancio di Montecitorio non ha ancora concluso i lavori, ripresi sabato dopo giorni di stop, sommersa dalle riformulazioni degli emendamenti concordati in maniera raffazzonata tra governo (il ministero dell’Economia) e forze politiche. I lavori dovevano iniziare alle 9 ma alle 14 ancora non si era partiti. Alla fine la figuraccia di dover dare via libera senza mandato al relatore (cioè senza approvare tutte le modifiche) viene evitata (salvo imprevisti) solo rinviando di un giorno l’approdo in aula.

Con la discussione ridotta a zero, i partiti in Commissione hanno dato il via libera a tutto. Un pacchetto di “riformulazioni” da quasi 5 miliardi in due giorni, record storico, il grosso riservato ad autonomi, incentivi auto e aiuti agli aeroporti e turismo insieme alla proroga del Superbonus edilizio al 2022 (cara ai 5Stelle). Ma è passata anche una valanga di centinaia di norme di piccolo cabotaggio bipartisan: esenzione Imu per i pensionati residenti all’estero, 10 milioni alla metropolitana di Brescia, fondi per la cannabis terapeutica, 5 milioni ai comuni di frontiera per gestire i migranti, 3 milioni per i corsi di jazz nei licei museali, 5 milioni per i boschi urbani, il solito milione all’Ente nazionale sordi, 4 milioni ai campionati di nuoto di Roma, 100 mila euro per un master in medicina termale, misure per la parità di genere, bonus per i lavandini ecologici, bonus “chef” (credito d’imposta per i macchinari comprati dai ristoranti), bonus cellulare per un anno a chi ha redditi bassi, soldi alle scuole paritarie e così via discorrendo. Una pioggia di norme micro-settoriali e ordinamentali (volgarmente dette “mancette”) che per legge non dovrebbero entrare in manovra. Tutto finirà nel maxi-emendamento che il governo presenterà in aula: ci sarà il via libera (probabilmente con la fiducia) a un testo di cui si capirà solo in Senato la vera portata, peccato però che Palazzo Madama non potrà discuterlo visto che non ci sono i tempi.

Lo scenario era talmente prevedibile che il ministero in manovra ha inserito un fondone da 800 milioni per dare sfogo agli onorevoli ed evitare l’ostruzionismo.

Alla fine si è chiuso anche lo scontro sul Montepaschi tra 5Stelle e Tesoro, con la vittoria di quest’ultimo. Come noto, in manovra c’è un aiuto fiscale da quasi 3 miliardi per aiutare Unicredit a prendersi Mps, nazionalizzata nel 2017 dal ministro Pier Carlo Padoan che ora siede nel cda di Unicredit a garanzia dell’operazione. I 5Stelle hanno provato a far saltare il regalo con alcuni emendamenti, il Tesoro li ha riformulati lasciando tutto com’era e concedendo solo che prima di procedere riferirà in Parlamento.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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