La Bce, i falchi e sua maestà il Patto di stabilità

(Roberta Labonia) – Il rendimento dei nostri BTP decennali ha toccato un nuovo record scendendo allo 0,587%. Lo stesso sta avvenendo in Spagna e, addirittura, il Portogallo: il suo decennale è finito in terreno negativo per la prima volta nella storia. E siccome nulla avviene per caso il motivo è presto detto: la BCE, la Banca Centrale Europea, ha deciso di continuare nel suo programma di quantitative easing pandemico. Tradotto: la Banca Centrale Europea continuerà ad emettere moneta (quella elettronica, non pensate a montagne di euro fruscianti), proseguendo nel suo massiccio programma d’acquisto dei titoli governativi emessi dagli Stati membri UE, i suoi azionisti. Un altro “bazooka” di 500 miliardi che porterà il totale degli interventi monetari della BCE, da inizio pandemia, a ben 1850 miliardi. Una vera e propria ancora di salvezza, un “ombrello” di protezione grazie al quale tutti i Governi europei hanno potuto affrontare senza troppi patemi d’animo i costi straordinari, diretti ed indiretti, dell’attuale pandemia da Covid-19. A beneficiare di questo programma di acquisti straordinario, in primis, è stata l’Italia, che purtroppo vanta il non virtuoso primato di cumulare il debito pubblico più grande di tutta Europa. Se ormai è cosa provata che questo troppo esaltato Q. E., iniziato in era Draghi, poco o nulla ha sortito in termini di crescita del PIL europeo, in termini finanziari ha fatto la differenza su tutti i debiti sovrani europei, specie quelli del sud: il tesoro italiano ha visto ridursi progressivamente il costo degli interessi sul suo debito pubblico. Nel 2020 poi, la riduzione è stata netta: da 70, in un anno, è sceso a 54 miliardi di euro, una differenza che ha il peso di una finanziaria in tempi normali. Il Tesoro, oggi Ministero dell’economia e Finanze, in questi mesi sta approfittando del momento propizio per acquistare pezzi del suo debito sul mercato che scontano interessi più alti, per poi ricollocarlo ad interessi bassissimi: una manna per le casse statali. Tutti denari risparmiati al contribuente e sottratti all’ingordigia dei cosidetti “mercati”. Impensabile, altrimenti, che il governo Conte potesse riuscire, in circa 9 mesi dall’inizio della pandemia, a rastrellare risorse sul mercato per oltre 100 miliardi. Altro che Mes che, comunque lo si giri, resta uno strumento intergovernativo soggetto a meccanismi fortemente condizionanti. Questo è stato l’effetto sull’Italia e su tutti i membri europei del “reinventarsi” della BCE in questo anno horribilis che è stato il 2020. Che poi, se andiamo a vedere, la BCE, quest’ anno si è comportata come tutte le banche centrali del mondo, che operano, vale ricordarlo, come “prestatori di ultima istanza: in America, In Gran Bretagna, perfino in Nuova Zelanda, funziona così: l’inoptato dai mercati dei titoli governativi se lo compra la Banca centrale. Per non parlare del regime cinese e della Repubblica russa, dove le banca centrale altro non è che un appendice del suo governo. A pensare che c’è voluta una pandemia e milioni di morti perché anche in Europa si stabilisse una sinergia fra la sua Banca Centrale e i suoi Stati membri mi rode la pelle non poco…

Perché, quando si è trattato di fare l’unione Europea, si è pensato ad una Banca Centrale con il solo ruolo di scongiurare fenomeni inflattivi? In nome di cosa si è lasciato che le sorti degli Stati membri europei finanziariamente più esposto dipendessero dagli umori del mercato?

Perché li si è lasciati sotto scacco di attacchi speculativi da parte di un qualsiasi fondo d’investimento oppure da banche d’affari spregiudicate, magari anch’essere europee? (Ogni riferimento alle banche tedesche è voluto): è presto detto: tutto si è realizzato in nome di una logica liberista, quella bestiaccia che da decenni ormai ci divora, che ha generato disuguaglianze e macelleria sociale e in nome della quale si è consentito che le regole della finanza dettassero legge e facessero premio sull’economia reale dei popoli europei. Ora che abbiamo capito la lezione, e a caro prezzo, è arrivato il tempo di cambiare paradigma. Ma non illudiamoci, ci sarà da combattere. Se oggi, con la nave in tempesta, i falchi europei stanno facendo buon viso a cattivo gioco, statene certi che, con la campagna vaccinale ormai alle porte, appena si comincerà a placare la furia del virus, torneranno a pretendere la restaurazione del “Sistema Europa”. E già mi sembra di sentirli i Rutte, i De Croo, ma anche quella col culo più al caldo, frau Merkel: che la BCE rientri nei suoi ranghi e si limiti a dire la sua sul tasso ufficiale di sconto. Che reimmetta sul mercato le centinaia di miliardi di crediti governativi che ha in pancia (solo parte Italia saranno oltre 200 miliardi). Che si ponga fine all’ora d’aria degli aiuti di Stato ma, soprattutto, che ritorni al trono sua maestà il Patto di Stabilità, supremo regolatore di ogni buon governo. Giuseppe Conte, da ieri seduto al Consiglio Europeo, ci ha dato una buona notizia: è stata raggiunta l’intesa con Ungheria e Polonia, quindi i 209 miliardi spettanti all’Italia della torta del Recovery Fund potranno cominciare, sia pur gradualmente, ad essere erogati. Ora, però, al premier italiano, spetta il compito più difficile. In base ad una risoluzione che porta la firma di 60 parlamentari 5 Stelle, in Consiglio Europeo dovrà muoversi entro il perimetro di un mandato ben preciso: è stato autorizzato si, a finalizzare l’accordo di riforma del trattato del Mes (e NON al suo utilizzo), ma nel contempo dovrà agire al fine di superarne il carattere intergovernativo. Dovrà adoperarsi affinché, di pari passo, venga perfezionato il progetto del sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari (Edis) e, soprattutto, dovrà battersi affinché si metta mano ad una “profonda modifica del patto di stabilità e crescita prima della sua reintroduzione”.

Ed è questa la sfida delle sfide: altro che parapaponzi e psicodrammi sul Mes. Il Mes, del Patto di Stabilità, è solo un effetto collaterale.

3 replies

  1. Allora, e ne prendo atto con piacere, anche la gentile Robilab ritiene che le pretese di una certa
    “cazzutaggine” avanzate da una fetta consistente dei grillini, sia in ambito europeo che nazionale,
    non siano solo paturnie di frustati immaturi e avventuristi come Travaglio ci ha più volte spiegato,
    per altro senza essere molto convincente.
    “Il MES, del Patto di Stabilità, è solo un effetto collaterale (cit.)”
    Vediamo di ricordarcelo quando vati e aruspici di qualsivoglia provenienza si ripresenteranno a
    spiegarci come le viscere del capro sacrificale ci predicono l’avvento dei Quattro Cavalieri
    dell’Apocalisse se il Mov non continuerà a tenere le brache calate.

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    • Bravo Piero, ad essere sinceri qualche dubbio è sorto anche a me sulla linea degli articoli ultimi del super direttore, e alle live di Scanzi, limitandomi a fare in bocca al lupo alla Lezzi e concordo con te e con la “robilab”.
      Mi piacerebbe che intervenisse anche jerome b. Sempre preciso e attento saluti

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  2. Il paraponzi è che l’emergenza covid terminerà, o comunque sarà dichiarata finita, e i morti giornalieri finiranno nell’ombra delle redazioni; la BCE rientrerà nei ranghi e smetterà di comprare debito sovrano, dando via libera allo spread; il patto di stabilità e crescita tornerà in vigore; il nuovo MES, che i parametri di quel patto li ha incorporati, sarà pienamente operativo; e l’Italia si ritroverà con un debito pubblico ancora più mostruoso e parametri completamente fuori scala. Non dubito che allora i bravi giornalisti come lei ci spiegheranno di nuovo, a noi stolti e poveri di comprendonio, la differenza che passa tra “firmare” e “attivare”.

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