Open, c’è una nuova accusa: ora si indaga per corruzione

Firenze – Non solo finanziamento illecito: lo dice l’atto con cui i pm negano il trasferimento dell’inchiesta. “Non riguarda Renzi e Boschi”

(di Antonio Massari – Il Fatto Quotidiano) – Non soltanto finanziamento illecito. Nell’inchiesta fiorentina sulla fondazione Open s’indaga anche per corruzione. In sostanza qualcuno, finanziando la fondazione, avrebbe corrotto persone legate a Renzi e alla sua fondazione. A quale scopo? Con quale obiettivo? L’obiettivo stato raggiunto? E in che modo? È a queste domande – accanto ai nomi di presunti corrotti e corruttori per ora coperti dal segreto istruttorio – che la procura di Firenze dovrà rispondere. A dare notizia della nuova ipotesi di reato è proprio l’ufficio guidato da Giuseppe Creazzo, motivando il rigetto della richiesta, avanzata da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, di trasferire il fascicolo.

I legali dell’ex premier – Giandomenico Caiazza e Federico Bagattini per l’ex premier e Paola Severino per l’ex ministra – sostengono infatti che la competenza non sarebbe quella del capoluogo toscano: l’inchiesta dovrebbe essere trasferita a Roma perché, proprio nella capitale, è avvenuto il primo versamento contestato nell’accusa di presunto finanziamento illecito. In subordine, le altre eventuali procure competenti sarebbero quelle di Pistoia (dove è stata costituita la Open) o Velletri dove sarebbe avvenuto un altro versamento. La procura fiorentina ha contestato questa tesi – è probabile che i legali di Renzi ricorrano al procuratore generale della Cassazione – con un documento di 2 pagine nel quale si aggiunge che, comunque, l’inchiesta deve restare nelle loro mani anche per un altro motivo: s’indaga per un reato più grave, la corruzione appunto, che però non viene contestata né a Renzi né a Boschi.La precisazione della procura getta così una nuova luce sull’inchiesta che riguarda la fondazione Open, la cosiddetta “cassaforte” renziana, che dall’accusa viene considerata una “articolazione” di partito. Nell’indagine risultano iscritti per finanziamento illecito anche l’ex ministro Luca Lotti, Marco Carrai e l’ex presidente di Open, l’avvocato Alberto Bianchi, che hanno fatto parte del cda della fondazione. I nomi degli indagati per corruzione sono al momento coperti dal segreto istruttorio e non è escluso che si tratti di una ipotesi di reato valutata dalla procura di Firenze nelle ultime settimane. Basti riflettere sul fatto che proprio Bianchi e Carrai hanno ricevuto un avviso di garanzia che non contemplava il reato di corruzione soltanto il 2 novembre scorso e, per quanto risulta al Fatto, Lotti non avrebbe ricevuto in questi giorni ulteriori comunicazioni di reato. Va anche ricordato che a ottobre la Corte di Cassazione – motivando l’annullamento (con rinvio) del provvedimento del Riesame, che aveva respinto il ricorso presentato da Carrai, sul sequestro disposto dalla procura – ha utilizzato parole molto severe sul concetto cardine dell’inchiesta condotta dai pm Luca Turco e Antonino Nastasi, ovvero l’assimilazione della fondazione con una “articolazione di partito”.

Il Riesame, secondo la Cassazione, “aveva ritenuto che la Fondazione Open costituisse articolazione di partito” fondandosi su un presupposto: “Aveva contribuito ad alcune spese riguardanti iniziative riferibili a un partito e aveva corrisposto somme di denaro in favore di un partito o di suoi parlamentari”. Per la suprema corte, però, il presupposto è insufficiente: “È necessario non solo dar conto di erogazioni o contribuzioni in favore del partito rivenienti dall’ente formalmente esterno al partito, ma anche del fatto che la reale funzione di esso, al di là di quanto in apparenza desumibile dalla cornice statutaria, possa dirsi corrispondente a quella di uno strumento nelle mani del partito o di suoi esponenti, in assenza di una sua effettiva diversa operatività”. Nella dialettica tra accusa e difesa, insomma, a ottobre la Cassazione aveva assegnato un punto a quest’ultima. Ma lo scenario, come dimostra la comunicazione inviata dalla procura ai legali di Renzi e Boschi, anche se la nuova accusa non riguarda loro, ora è mutato: s’indaga anche per corruzione, reato più grave del finanziamento illecito. Che radica ulteriormente la competenza a Firenze e presuppone un nuovo assunto: i finanziamenti passati per Open avrebbero avuto uno scopo illecito.

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