Mes, pressing M5S sui frondisti: “Così cade il governo”

(adnkronos.com) – Maggioranza in apprensione dopo la lettera con cui un gruppo di dissidenti pentastellati ha ribadito ai vertici del M5S la propria contrarietà alla riforma del Mes. La missiva, che inizialmente recava le firme di 42 deputati e 17 senatori, è stata inviata al capo politico Vito Crimi, ai ministri Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede e ai capigruppo 5 Stelle di Camera e Senato, Davide Crippa ed Ettore Licheri. Ma nelle ultime ore è partito il pressing dello stato maggiore grillino per chiedere ai firmatari di ritirarsi da una iniziativa che – questo il ragionamento che filtra – “rischia di mettere in serio pericolo la maggioranza e il governo”.

Diversi parlamentari hanno infatti preso le distanze dal documento. Tra questi, i deputati Mattia Fantinati, Iolanda Di Stasio e Sabrina De Carlo e la senatrice Loredana Russo. C’è chi parla di “errori di comunicazione”, chi nega proprio di aver firmato la missiva. Se alcuni parlamentari si sfilano, qualcun altro si aggiunge, come i deputati Giovanni Currò e Rosa Alba Testamento, i quali hanno deciso di firmare la lettera in un secondo momento. Si proverà a sciogliere il nodo venerdì alle 20.45, data in cui è in programma una assemblea congiunta dei gruppi con Crimi. “Si troverà una soluzione, ne sono certo”, assicura all’Adnkronos il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Gianluca Castaldi, “è importante che il M5S sia compatto. Siamo stati sempre un gruppo diversificato, ma siamo tutti d’accordo sul Mes: il tema è la strategia politica da trovare”.

La quadra andrà trovata alla svelta, prima del 9 dicembre, quando il premier Giuseppe Conte si presenterà alle Camere per le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, dove si discuterà appunto della riforma del Mes. Lunedì Crimi ha espresso la posizione ufficiale del M5S, rimarcando il no convinto del Movimento all’uso del Mes ma precisando anche che i pentastellati non faranno ostruzionismo sull’approvazione delle modifiche al trattato. “Crimi ha sposato la linea di Conte e del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, senza consultarci. Questo non è il pensiero del Movimento”, l’accusa che arriva da diversi senatori e deputati. Da qui la scelta di mettere nero su bianco il dissenso.

Nella lettera ‘incriminata’ i ribelli assicurano di non voler “in nessun modo mettere a rischio la maggioranza” ma chiedono che nella risoluzione che sarà votata in Parlamento la riforma sia “subordinata” alla logica del pacchetto. “E’ il momento di non arretrare su posizioni che non sono nostre. Ciò è ancora più vero in un momento storico in cui serve reale integrazione europea e spirito di solidarietà fra i Paesi dell’Eurozona, piuttosto che il potenziamento di istituzioni intergovernative esterne alle istituzioni comunitarie”, proseguono i dissidenti, che concludono il documento con un avvertimento: “In difetto, l’unico ulteriore passaggio che i parlamentari del MoVimento 5 Stelle avrebbero per bloccare la riforma del Mes sarebbe durante il voto di ratifica nelle due Camere“.

Crimi per ora non commenta. Fonti vicine al capo politico si limitano a sottolineare che venerdì ci sarà “un importante momento di confronto”. Ma prima del summit in videoconferenza la diplomazia grillina proverà a smussare le posizioni più spigolose e a ridurre i frondisti a più miti consigli.

6 replies

  1. La base dei parlamentari ha più coraggio dei vertici. Questo significa solo una cosa: il problema non sono i 5 stelle, ma il segretario e il capo delegazione che non hanno gli attributi per imporsi nella maggioranza

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  2. ormai il movimento è diventato un partito, ci sono i soliti 4/5 che decidono, altro che democrazia diretta altro che vicinanza verso i più deboli. Parlano di rivedere il reddito di cittadinanza. Fanno leggi a favore di Berlusconi. Hanno ricostruito il ponte di Genova e ancora siamo in balia dei Benetton che stanno cercando di riuscire a spillare più soldi allo stato. Sono anche loro entrati nelle dinamiche parlamentari vedi Di Maio che afferma la sua stima verso Bettini. Alcuni sono contrari alla ricandidatura della Raggi perché vogliono un nome comune con quelli del Pd. Una volta il viscido Renzi ha affermato sui i 5 stelle e il mes “cambieranno idea, lo hanno già fatto varie volte”.

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  3. Cederanno. Il richiamo della poltrona è troppo forte.
    “Guardate che cade il governo!” (come se non se ne potessero rendere conto prima)
    E allora ritireranno la firma e all’ultimo voteranno sì.
    Oppure voteranno in no in numero non sufficiente ad affossare la risoluzione: così faranno bella figura e salveranno il governo allo stesso tempo.

    "Mi piace"

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