
(adnkronos.com) – Gli automobilisti sono tornati a fare i conti con benzina e diesel sopra i due euro. Quanto dipende dal petrolio e da Hormuz e quanto invece da tasse, margini e distribuzione?
A spiegarlo ad Adnkronos è Davide Tabarelli, presidente e fondatore Nomisma Energia: ”Un anno fa, in questo periodo, benzina e gasolio erano intorno a 1,65-1,70 euro al litro. Adesso siamo sopra i due euro per entrambi, nonostante gli interventi di sconto sul gasolio. “Un anno fa, in questo periodo, benzina e gasolio erano intorno a 1,65-1,70 euro al litro. Adesso siamo sopra i due euro per entrambi, nonostante gli interventi di sconto sul gasolio. L’aumento di oltre 40 centesimi è sostanzialmente legato alla crisi dello Stretto di Hormuz. Il petrolio è passato dai 60-70 dollari agli 85-90 dollari, ma soprattutto sono aumentati i prezzi dei prodotti raffinati. Abbiamo una carenza di capacità di raffinazione a livello mondiale, particolarmente evidente in Europa e in Italia. Per questo i prezzi dei prodotti raffinati sono saliti ancora più del greggio. E queste tensioni sono destinate a durare”.
E qual è invece l’impatto delle tasse?
“Sul prezzo finale alla pompa abbiamo circa un euro di tasse. Il margine del gestore è molto ridotto, intorno ai quattro centesimi al litro, e l’intero sistema distributivo pesa per meno di venti centesimi. Abbiamo però circa 20 mila punti vendita: è una rete molto frammentata sulla quale sarebbe necessario fare maggiore efficienza. Per il momento dobbiamo quasi considerarci fortunati se benzina e diesel rimangono intorno ai due euro. Non possiamo ancora escludere scenari da 2,50 o addirittura 3 euro al litro”.
Quando il petrolio sale, l’aumento alla pompa sembra immediato; quando scende, invece, gli automobilisti hanno l’impressione che i ribassi arrivino più lentamente. È solo una percezione?
“È soprattutto una percezione. Nel breve periodo si possono certamente trovare momenti in cui i prezzi scendono più lentamente del dovuto, ma nel lungo periodo queste differenze tendono a compensarsi.I consumatori, inoltre, ricordano molto di più gli aumenti delle riduzioni. Va anche considerato che le grandi compagnie petrolifere realizzano i loro margini soprattutto nella fase a monte e non hanno bisogno di guadagnare pochi centesimi in più sulla distribuzione”.
Quale sarebbe oggi, considerando quotazioni internazionali e cambio, un prezzo “giusto” della benzina? E quanto incidono accise e Iva?
“Da consumatore vorrei naturalmente un prezzo come quello degli Stati Uniti, dove la tassazione è molto più bassa. Ma in Europa finanziamo una parte importante della spesa pubblica attraverso le tasse sui carburanti. La tassazione della benzina è uno degli strumenti fiscali più efficienti e con minore possibilità di evasione. Quelle entrate servono poi a finanziare strade, illuminazione, ospedali, scuole e altri servizi pubblici. Quindi il prezzo attuale è quello espresso dal mercato”.

Parliamo dei cosiddetti carburanti “annacquati”. Quanto è esteso il fenomeno e quanto rischia di essere fuorviante?
“In Italia abbiamo oltre 20 mila punti vendita e, all’interno di un numero così elevato, può esserci anche qualcuno che mette in atto comportamenti illeciti. Ma parliamo di casi estremamente isolati. I motori delle automobili moderne, inoltre, sono molto sofisticati e non tollerano livelli significativi di contaminazione: l’automobilista se ne accorgerebbe rapidamente. Sono quindi episodi eccezionali che fanno molto rumore e rischiano di danneggiare l’immagine di un’intera categoria composta soprattutto da professionisti che lavorano correttamente e garantiscono la qualità del prodotto”.
Quali danni può provocare un carburante contaminato ai motori delle automobili moderne?
“Possono essere danni devastanti. Le automobili di oggi non sono più quelle degli anni Settanta o Ottanta: anche i motori di piccola cilindrata sono molto più complessi e richiedono carburanti di qualità elevata. Per ridurre i rischi è consigliabile rifornirsi presso distributori con marchi riconosciuti oppure, se si vuole risparmiare, presso i grandi punti vendita della distribuzione organizzata, che sono molto controllati. Bisogna invece prestare attenzione a prezzi eccessivamente bassi, che in qualche caso possono nascondere comportamenti poco corretti”.
Un ultimo consiglio agli automobilisti in partenza per Ferragosto: a cosa devono prestare maggiore attenzione?
“Tre cose. La prima, e più importante, è reagire razionalmente al segnale dei prezzi consumando meno. Non significa rinunciare a viaggiare, ma guidare con maggiore calma, andare più piano e rispettare i limiti: si consuma meno e si viaggia anche più sicuri. La seconda è utilizzare maggiormente il self-service e scegliere con attenzione i distributori con i prezzi più convenienti. La terza è osservare l’andamento delle quotazioni internazionali ed essere pronti a fare il pieno quando i prezzi scendono. Questi giorni potrebbero essere un buon momento, perché le tensioni potrebbero aumentare avvicinandoci a Ferragosto”.