Sulla strategia vaccinale a venire

(Andrea Zhok) – Comprensibilmente, le prestazioni zoppicanti del governo nella gestione di questa seconda ondata della pandemia stanno provocando un’accelerazione nel programma delle vaccinazioni Covid prossime venture. Come spesso accade si tenta di compensare un presente deludente con un grande e glorioso progetto futuro.

Questo progetto, stando alle dichiarazioni del commissario Arcuri, mira al raggiungimento di una copertura vaccinale almeno del 70% (per ottenere, si dice, l’immunità di gregge) e non esclude l’obbligatorietà della somministrazione dei vaccini (per cui bisogna redigere una legge ad hoc). Altre voci illustri sui media propongono autentici colpi di genio come dare la priorità alla vaccinazione dei giovani, in quanto diffusori del virus (sic!).Una riflessione per evitare soluzioni controproducenti, quando non catastrofiche, pare opportuna.

La prima cosa da ricordare è che, per numerose ragioni, alcune delle quali andremo a ricordare, un obbligo vaccinale in questa situazione corre il serio rischio di produrre una vastissima conflittualità, con esiti incerti e potenzialmente assai dannosi. Senza almeno un po’ di collaborazione da parte della maggioranza dei cittadini nessuna disposizione può avere successo e eventuali prove di forza dell’amministrazione possono facilmente convertirsi in una dimostrazione di impotenza. Se la percezione pubblica diffusa è che si desidera imporre un obbligo generalizzato (con conseguenze potenziali serie) sulla base di motivazioni raffazzonate, lo scontro che ci aspetta rischia di aggiungersi alla pila già cospicua di problemi del paese.

Proviamo perciò a ragionare a mente fredda.

Per ragionare sul tema due premesse empiriche sulla natura dei vaccini di cui si parla sono necessarie.1) I vaccini in fase di approvazione, per quanto possano essere stati accuratamente testati, e poi approvati in scienza e coscienza, non possono escludere effetti collaterali rilevanti nel medio-lungo termine. Questo dato, che in qualche misura è vero per tutti i farmaci di nuova introduzione, è particolarmente vero in questo caso in quanto: a) si tratta di vaccini che adottano tecniche innovative (salvo i tre vaccini cinesi, che adottano il sistema tradizionale dell’inattivazione del virus); b) si tratta di vaccini approntati in tempi molto minori a quelli consueti (tra un quinto e un decimo dei tempi normali), non lasciando il tempo ad eventuali problemi di medio periodo di emergere.2) I vaccini in fase di approvazione, se funzionano nel modo in cui dicono di funzionare, garantiscono che i soggetti non svilupperanno i sintomi della malattia, ma NON garantiscono che essi possano essere comunque diffusori asintomatici.

Una volta che questi due punti sono tenuti fermi, ne segue che il progetto di una vaccinazione di massa per raggiungere l’obiettivo dell’immunità di gregge non appare sensato. Se il vaccino non previene la diffusione, non si può parlare di immunità di gregge, perché l’immunizzato non protegge chi gli sta vicino. Questo significa che qui l’obiettivo finirebbe per poter essere solo quello del 100% di vaccinati. Un obiettivo del genere crea molti problemi strutturali, oltre che naturalmente di consenso. Richiede un enorme dispendio di denaro e risorse umane, per di più plausibilmente da reiterare anno dopo anno.

Ma ora la domanda è: per quale motivo dovremmo voler perseguire l’immunità di gregge? Nella speranza di eradicare il virus? Ma con un virus diffuso a livello planetario, altamente contagioso, e mutevole questa opzione sembra assai improbabile. A ben vedere l’obiettivo fondamentale sta nell’evitare i problemi in cui siamo incorsi in questi mesi, cioè la saturazione del sistema ospedaliero (ricoveri e terapie intensive) e l’alto livello di decessi (spesso correlato al primo problema).Ma per ottenere questo risultato una vaccinazione generalizzata della popolazione appare del tutto superflua. Grazie al cielo il Covid-19 non è Ebola. Se guardiamo ai dati disponibili vediamo che i soggetti a rischio nel caso di Covid rispondono a profili piuttosto ben definiti. I casi gravi per l’85% hanno coinvolto ultrasettantenni (e nel 95% ultrasessantenni), nel 97% persone con almeno una patologia pregressa (nell’85% con due patologie). Questo significa che una copertura vaccinale che mirasse, per dire, o a tutti i soggetti con 1 patologia pregressa, o a tutti gli ultrasessantenni (> 60), o a una combinazione dei due gruppi (es.: tutti gli ultrasettantenni (> 70) + tutti i soggetti con 2 patologie pregresse <70, otterrebbe come risultato di limitare drasticamente i carichi sanitari, riconducendoli ad una gestione del tutto ordinaria.

Considerando che nel paese gli over 70 sono circa 10 milioni (17% della popolazione) e che i soggetti con almeno una patologia cronica pregressa sono circa 15 milioni (25% della popolazione, e che i due gruppi si sovrappongono in gran parte, ad occhio e croce, questa strategia vaccinale sarebbe chiamata a coprire al massimo qualcosa tra il 20 e il 25% della popolazione. Rimarrebbero esclusi dalla copertura una piccola percentuale di casi gravi, che tuttavia possono essere affrontati con successo se è possibile contare sulla tempestività degli interventi terapeutici.

Naturalmente, se ci fosse l’assoluta certezza che una vaccinazione di massa, probabilmente da ripetere ogni anno, non possa riservare alcuna sgradita sorpresa, allora tutto sommato anche l’idea di una vaccinazione totale (100%) potrebbe essere presa in considerazione (per quanto, anche in termini di risorse, se puoi ottenere quasi lo stesso risultato vaccinando solo il 25%, questa soluzione sarebbe comunque da preferire).Ma comunque quella assoluta certezza di innocuità siamo lontani dall’averla e non la avremo ancora per lungo tempo. Dunque in presenza di rischi a lungo termine che non possono essere esclusi questa seconda strategia sembra l’unica strada sensata. Dev’essere parimenti chiaro che sotto queste condizioni un’eventuale imposizione volta a vaccinare anche soggetti che presentano rischi personali del tutto trascurabili (ad esempio giovani al di sotto dei 30 anni, senza patologie) sarebbe una forzatura intollerabile, foriera di legittime, e probabilmente drammatiche, resistenze.

Una volta di più la speranza è che atteggiamenti ideologici, propagandistici o di visibilità personale non abbiano la meglio su un po’ di elementare buon senso.

5 replies

  1. dai che su TPI scrivono
    “Vaccino Covid, 202 milioni di dosi in arrivo per l’Italia nel primo trimestre 2021”
    ma, togliendo chi non lo vuole fare e chi non lo può fare, se si arriva ad una necessità
    di 40/45 milioni di dosi è tanto
    (80/90 se per dose si considerano le singole per le due necessarie nei bi dose)
    a chi servono le 110 in esubero?
    e poi, anche fossero 100 milioni, perché farle arrivare nel primo trimestre?
    33 milioni di somministrazione al mese? 3.3 milioni al giorno?
    ma se di tamponi se ne fanno 180.000 come sperano di fare 16 volte di più di vaccinazioni?
    e poi dicono che non si leggono più i giornali
    se continuano a scrivere demenze simili…

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  2. Ho la nettissima sensazione che, a breve giro di insulti, dall’iniziale innamoramento dei sorcini e sorcine di questo blog per Andrea Zhok, si passerà senza esitazione alcuna, alla sua messa all’indice: me sbajo?

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  3. Quando si tratta un argomento scientifico complesso, intrecciato fittamente con questioni politiche/economiche/sociali
    così rilevanti come in questo caso, esiste un solo modo per non scadere nella disinformazione più o meno consapevole:
    seguire la strada che ha seguito Andrea Zhok in questo pregevole articolo.
    Fare delle premesse partendo dai dati conosciuti; tracciare un quadro generale ma sintetico della situazione; su queste
    basi formulare ipotesi logiche e sviluppare un ragionamento graduale aggiungendo man mano nuovi dati e incorporando
    le conclusioni parziali che derivano dal processo logico.
    Il percorso è leggibile, comprensibile e percorribile anche da chi all’argomento trattato non è troppo avvezzo,
    indipendentemente dal fatto che ne condivida o meno le conclusioni.
    Malgrado la linearità del percorso, c’è qualcuno che non ha capito un tubo e scrive kazzate “ad capocchiam”: me sbajo?

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    • “Comprensibilmente, LE PRESTAZIONI ZOPPICANTI DEL GOVERNO nella gestione di questa seconda ondata della pandemia stanno provocando un’accelerazione nel programma delle vaccinazioni Covid prossime venture. Come spesso accade SI TENTA DI COMPENSARE UN PRESENTE DELUDENTE con un grande e glorioso progetto futuro…(cit)”: no, non se sbaja, non se sbaja pe’ niente! …ahahahah… Poveri “pipparoli” cerebrali alla deriva, fuori da questo prestigioso consesso, non valete nemmeno una messa…

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  4. Ci sono alcuni dati e considerazioni che non mi tornano:
    “salvo i tre vaccini cinesi, che adottano il sistema tradizionale dell’inattivazione del virus”
    veramente sono 51 i vaccini che si stanno sperimentando con diverse procedure.
    https://www.who.int/publications/m/item/draft-landscape-of-covid-19-candidate-vaccines

    per quanto riguarda la percentuale delle persone a rischio, non si possono considerare esclusivamente quelle al di sopra dei 70anni e aggiungere altri con particolari patologie. Sono morti anche giovani e giovanissimi senza nessuna patologia conosciuta.

    “possono essere affrontati con successo se è possibile contare sulla tempestività degli interventi terapeutici”
    veramente ci sono circa 600/700 morti al giorno e quasi tutti in terapia intensiva, al momento oltre all’ossigeno non è codificata alcuna terapia sicura ed assolutamente efficace.

    L’immumità di gregge è una teoria, non è una sicurezza.
    Faccio l’esempio dell’influenza, la vaccinazione non è efficace in senso assoluto e non è obbligatoria, ma chi si vaccina per tempo ha meno possibilità di contrarla o, per lo meno, è meno virulenta. Sono tanti anni che mi vaccino ogni anno contro l’opinione di qualcuno, fino ad ora non ho subito effetti controproducenti e ho evitato giorni di malattia.
    Evitare di ammalarsi con la vaccinazione a questo serve, ad evitare di occupare tutti i posti in ospedale, non sono infiniti e il personale non si fabbrica.
    Non dove diventare obbligatoria, ma credo che saranno pochissimi quelli che non lo vorranno.

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