L’eurodeputato ultrà dell’omofobo Orbán beccato al festino gay in barba al lockdown

(di Leonardo Coen – Il Fatto Quotidiano) – Nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 novembre, chiamati dai vicini arrabbiati per il chiasso, la polizia irrompe in rue des Pierres, nel cuore di Bruxelles. Al primo piano è in pieno svolgimento un movimentato partouze party. La polizia individua 24 persone, tutti uomini e quasi tutti nudi, se la stanno spassando, molti già ubriachi, altri a far sesso, alla faccia dei divieti di assembramento. Un paio sono diplomatici, alcuni funzionari dell’Unione europea. Ma c’è un venticinquesimo partecipante, un uomo dall’aspetto austero con la sua lunga barba e gli occhialini da professore. Approfitta della confusione, cerca di scappare calandosi dalla grondaia, si fa male. Gli agenti lo beccano: tradito dalle mani insanguinate, non ha documenti, nello zainetto ci sono alcune pillole di ecstasy. Il tizio invoca con arroganza l’immunità. È un eurodeputato ungherese. Molto famoso in patria. Si chiama Jozsef Szajer, uno dei cofondatori di Fidesz, il partito sovranista di Viktor Orbán. Ha appena detto no al Recovery Fund perché metterebbe a rischio la “sana gestione finanziaria” dell’Ue. Ha 59 anni, è membro della commissione Juri, fervente sostenitore della famiglia “naturale”, quella cioè composta da uomo e donna. Quando la polizia lo accompagna al domicilio per verificarne l’identità, pretende di chiamare in piena notte il ministero belga degli Affari esteri. Peccato che l’immunità non valga se si viene colti in flagranza di reato. Formalmente, una sanzione per aver violato il lockdown. Quanto all’orgetta, in Belgio non è reato se tutti sono consenzienti. Il vero reato, esistesse un tribunale etico, è quello dell’ipocrisia. Di chi predica intransigenza e intolleranza, di chi condanna la libertà sessuale, non quella sua, e recita la parte dell’integralista bigotto.

Il giorno dopo, Szajer comunica a David Sassoli le dimissioni. Il 31 dicembre lascerà il Parlamento europeo. A Budapest rilascia un comunicato in cui nega di aver consumato alcolici o droghe, “con le pillole d’ecstasy non c’entro”. Chissà cosa ne pensa la moglie Tuende Handu, 37 anni, giudice della Corte costituzionale, istituzione mai tenera con la comunità Lgbt. Stavolta è difficile affibbiare la colpa a Soros, o inventarsi l’ennesimo complotto globalista: “Mi scuso con la famiglia, i miei colleghi, i miei elettori. Chiedo loro di valutare questo infortunio tenendo conto di trent’anni di duro lavoro. Il mio errore è strettamente personale. Non estendetelo alla mia patria, o alla mia comunità politica”.

6 replies

  1. E che c’è di nuovo? Chi fa da noi le manifestazioni per la famiglia ?Chi ha due,tre o quattro matrimoni alle spalle e l’ultima notte passata con la nipote di Mubarak.

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  2. Scandalo?.. boh, a me importa una sega.
    Per quanto mi riguarda possono fare il trenino h24, contenti
    loro.
    Sono più preoccupato del cetriolo opportunamente modificato targato mes, con il quale si apprestano a seviziarci, per l’ennesima volta e senza trenino.

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  3. Che comiche: ormai siamo arrivati al punto che, non è andare a festini gay il dramma, ma farlo in barba al “locdàun”: se sento ancora qualcuno che mette in discussione l’evoluzione umana, lo faccio secco!
    …ahahahah…ahuhagh… ghhhgh…ghghgh..ahahah, oddio mi strozzo… ahahahah…

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  4. Ma ci godo più che a masturbarmi, quando gli ipocriti fanno queste figure di merda (non si può dire cacca quando è merda) e penso a come faranno dopo, a presentarsi in pubblico. Sterco da arcore a parte, che potrebbe anche diventare pdr e i suoi servi che hanno giurato su ruby nipote di bolsonaro? Mi sbaglio?

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