Maradona, l’idolo che girava senza soldi era una leggenda già da vivo

Il poliziotto che lo arrestò: «Coglione, eri l’idolo di mio figlio» Diego replica: «coglione, l’idolo di tuo figlio dovresti essere tu»

(DANILA APREA – quotidianodelsud.it) – Le janare riconoscono gli dei. E allora mi reco al tempio che si erge sui quartieri spagnoli dedicato all’idolo della città. Mi accompagna Simone, lascia il salone di parrucchiere. Montiamo sul motorino. Simone non mi parla più di crisi. Mi parla di suo padre Lino e delle sue videocassette sulla storia di Maradona. Stiamo cambiando. Lo comprenderò più avanti.

Non ho il casco, esattamente come accadeva nell’87. Eravamo in tre: un milanese, la figlia dell’Avvocato ed io su una moto enduro di cilindrata 50. Liceo classico. Maradona ci regala il primo scudetto. Il milanese era il mio fidanzatino e per definizione doveva tifare per il Napoli. Tutti e tre in moto guidata dal milanese, senza casco, facciamo la cosa più selvaggia e perseguibile che un essere civile possa commettere: saliamo sui gradini di un monumento, la Galleria Umberto I, per superare il traffico: Napoli festeggiava Maradona, El pibe de oro. Con l’enduro guidato sempre dal milanese slittiamo e caschiamo nell’orinatoio tipico degli angoli dei monumenti. E lì che ho capito che fosse amore vero: ero felice lo stesso. Rientriamo a casa dopo non so quante ore di canti e sorrisi rivolti al cielo. Nell’androne del mio palazzo la mia amica ed io cerchiamo di pulirci alla meglio utilizzando la fontana della casa del portiere. Temevamo di cascare questa volta sotto le grinfie dei genitori, così conciate. Ecco perché non ho dubbi che amassi quell’uomo …MARADONA ..intendo

E ancora il dieci è stata inaspettatamente una gentile concessione sulla mia maglia di un altro campo quello della virtus SR basket il cui titolare è paradossalmente juventino.

Il fattore identitario di Diego Armando Maradona non riguarda solo una città o un popolo; ha cause più profonde e storiche.

L’emancipazione sociale di Diego Armando Maradona ha radici ben lontane che risalgono alla Football Association, il 26 ottobre 1863, in Inghilterra.

Era l’epoca vittoriana dove l’èlite si contrapponeva ai movimenti sociali deputati a migliorare le condizioni di vita delle classi meno agiate obbligate in un sistema di stratificazioni sociali poco flessibile.

Gli appartenenti all’èlite inglese, credevano come sottolineò Bayley, nel 2008, in Victorian Values: An Introduction di essere nati per governare per diritto divino. Era una visione paternalistica della società, vedendosi come i padri di famiglia del popolo tutto. Noblesse oblige era il loro ora pro nobis come pure il “dovere” dell’élite di occuparsi della società.

I rappresentanti di 8 associazioni sportive uniti da spirito democratico e ugualitario si riunirono nella Freemason’s Tavern per dar vita alla Football Association a dispetto dell’élite che trovava indecoroso che il calcio fosse giocato anche dai poveri cristi.

Il vero riscatto arrivò con Maradona il 22 giugno 1986 ai quarti di finale dei Mondiali con un suo goal supportato dalla mano de dios, proprio contro l’Inghilterra e contro quell’élite con il suo diritto derivato da Dio di governare e considerare appunto il calcio come degno di essere giocato solo dalla Camera dei Lord.

Sarà proprio una coincidenza storica se questo Dio, Maradona, che con la sua mano de dios, starà varcando in queste ore l’Eliseo, luogo beato non sempre legato ai meritevoli come quando Omero nell’Odissea annuncia che Menelao è destinato ai Campi Elisi, in quanto marito di Elena figlia di Zeus.

Il mito di Maradona per questo e per la sua umanità ha caratteri universali. Ed era leggenda già in vita.

Come quando si rifiutò di andare dagli Agnelli perché non avrebbe potuto indossare in Italia altra maglia se non quella del Napoli. E proprio quella famiglia l’ha pianto senza remore in questi giorni.

La sua ragion d’essere si manifesta nel calcio e nella sua radice drammaticamente individuale che però riesce miracolosamente a fare comunità persino a Napoli. Ecco perché è amato in tutto il mondo. L’universalità è tipica degli dei e i napoletani lo sanno bene. Non è un caso che anche Dio non può sottrarsi alla contrattazione nel centro storico di Napoli. Anche Dio si deve conquistare il trapasso in cielo dei napoletani. Il riconoscimento, qui, te lo devi conquistare. Non devi tradire. Una promessa è una promessa. Devi soprattutto saper amare. Devi essere umile. Individualistico, ma umile. Senza timore della verità. E il connubio tra i napoletani e Diego è rafforzato paradossalmente proprio quando lui stesso inverosimilmente viene tradito nella sua più grande debolezza: la cocaina. Ma Dio sa perdonare. E lui perdona quel popolo notturno che lo liberava solo di notte perché di giorno non riusciva neanche a mettere la testa fuori dalla sua porta di casa. E si sa .. di notte s’incontrano i lupi. Ma lui sa perdonare perché è perdonato continuamente in campo con la sua tecnicalità assolutamente individuale.

Fa un gioco che prescinde da tutti, ma tutti lo supportano in campo perché è un compagno umile. Non contesta. Non critica e non punta il dito contro nessuno e allora tutti i compagni di squadra convergono verso il suo gioco talentuoso. Jorge Valdano, suo ex compagno di squadra, dichiarò: quando un uomo sta facendo la storia niente e nessuno può interferire.

Da Sepulveda a Galeone viene descritto come “il più umano degli dei”. Il dio sporco. Il talento e l’individualismo sono inaccettabili perché troppi, ma l’umiltà e la compassione lo fanno vincere. È tutto e il contrario di tutto. E da queste parti, a Napoli, regna l’individualismo; non siamo capaci di comunità. La storia insegna mi viene da pensare a tutta l’anima produttiva che per difendersi dai cosiddetti “aristocratici” non si è mai barricata in corporazion

È per questo che possiamo amare solo i leader fortemente individuali; ma lui, rispetto agli altri, ha l’umiltà che lo rende divino. E a Kusturica nel suo film documentario del 2008: Emir, sai che giocatore sarei stato se non avessi tirato cocaina? E poi aggiunge: che giocatore ci siamo persi! Mi resta l’amaro in bocca”. E in quel “Ci siamo persi” c’è il legame con gli altri. C’è tutto il dio umile e la sua sincerità disarmante.

Maradona era e resta il genio sregolato; un tripudio di amore, dolore, sofferenza, forza e sensibilità, la sua eternità viene fuori ad ogni occasione, come nel 2002, quando da Vespa a Porta a Porta dichiarò candidamente che era stato ricoverato in ospedale per dipendenza da cocaina e non obesità e quando nella stessa trasmissione una giornalista gli chiese di fare un appello per i ragazzi contro le droghe, lui rispose che sarebbe stato un bugiardo a far credere ai ragazzi che c’era un interesse reale della società a volerli far uscire davvero da quella dipendenza. O prima ancora nel 1991 durante il suo arresto al poliziotto che gli disse “coglione, eri l’idolo di mio figlio”, lui rispose: coglione, l’idolo di tuo figlio dovresti essere tu! Il dio che camminava senza soldi in tasca e senza carte bancarie. Come se tutto gli fosse dovuto perché gli dei vanno omaggiati e celebrati in ogni istante. Aveva un rapporto con i soldi un po’ magico. La moneta si smaterializzava e si dissolveva quando passava lui. Come oggi, in questa pandemia; nella prima parte la preoccupazione principale era l’economia e i soldi, mentre oggi, in questa seconda fase, l’umanità ha compreso che siamo su un altro piano: la vita prima di tutto. Ci doneranno condoni fiscali, abbiamo assunto. Dei soldi nel senso materiale, ….evitiamo di parlare.

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

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13 replies

    • Solo chi in quegli anni è riuscito ad averne privilegio sacro nelle domeniche al ragù con i riti scaramantici dietro la porta e la stessa posizione da seduto della domenica precedente con in ringraziamenti a San Gennaro per mescolare il sacro al profano tipico da sangue antico mistico potrà capirne…complimenti all’articolo ho ripercorso quella magia.

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  1. Era un ottimo giocatore.
    E BASTA.
    Come ogni tanto ne spunta qualcuno, nel mondo.
    In Argentina sono arrivati a farne una chiesa, un idolo pagano, su cui celebrano matrimoni, battesimi, su colori biancocelesti.
    Allucinante.
    Qui il fenomeno sportivo deve fermarsi, cioè l’analisi.
    Adesso entriamo nella PATOLOGIA SOCIALE.
    Sarà oggetto di studi di Sociologi, Comportamentisti, Andrologi, ecc.

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  2. Genio e sregolatezza: sono stati scritti fiumi di inchiostro
    La riflessione, però, sullo stravolgimento dei rapporti di forza imposti dal capitale e sul superamento del suo disvalore è del tutto nuovo. Da qui l’umanita può ripartire e allora Diego Armando Maradona non è più un fenomeno sociale, o un ricordo divisivo, ma diviene un archetipo.

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  3. Articolo che descrive il “fenomeno Maradona” in una chiave molto originale e allo stesso tempo molto credibile per chi ha vissuto gli anni del campione a Napoli e per i suoi risvolti emotivi sul popolo partenopeo . Complimenti all’autrice per la freschezza della scrittura innovativa rispetto a tutti gli articoli di celebrazione “tradizionali” che ho letto in questo periodo .
    Brava 👍

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  4. Leggere alcuni commenti fanno venire in mente il “fare l’amore e del buon sesso con un ginecologo”, simili ad una vivisezione delle passioni… teorie saccenti spiegate attraverso percorsi e modelli di vita assolutamente diversi, lontani, giustificati, secondo loro, da educazione, buona famiglia, benessere, “fortuna”, o da studi fatti su banchi con materiale cartaceo e/o digitale, con l’acquisizione di informazioni su stili di vita vissuta su marciapiedi, di ragazze e ragazzi liberi di esprimere la propria libertà, anche con un gesto d’amore, di riconoscenza, di gratitudine, verso un calciatore, un uomo, vero le sue virtù, i suoi vizi, le sue debolezze e le sue capacità di comunicare alcuni aspetti umani, che anxhe in questo caso benaltrismo e puzza sotto al naso condannano a prescindere senza alcuna empatia e coinvolgimento diretto.
    Noi amiamo Maradona per quello che ha fatto alle nostre vite, non lo giudichiamo per quello che ha fatto alla sua… di vita.
    Chapeau!
    A questo scritto e a chi lo ha tirato fuori dalle proprie viscere.
    Grazie!
    Viva Diego!

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  5. Quando si parla del mito di Maradona spesso si cade in inutili dibattiti tra chi ne esalta le qualità difendendolo a spada tratta e chi continua a mettere in evidenza tutte le macchie della sua vita ribadendo che era soltanto un uomo, la verità come sempre sta nel mezzo!
    Maradona è stato un mito, il dio del calcio e lo resterà per sempre, come la mitologia ci insegna nessuna divinità dell’antica Grecia era esente da vizi e peccati, almeno lui ammetteva i suoi rimpiangendo il giocatore che ci “siamo” persi, perché lui si è sempre sentito uno di noi comuni mortali.
    Non posso che fare i miei più grandi complimenti alla scrittrice dell’articolo, in quanto ha saputo mettere in risalto le vere imprese della leggenda di Maradona che spesso vanno nel dimenticatoio, come il fatto che Maradona sia stato un grande leader, capace di fare comunità in un popolo di individualisti come quello napoletano semplicemente con l’umiltà, e come, nel 1986 con un gesto di mano abbia dato una lezione a coloro che credevano che Dio gli avesse dato il diritto di governare ed essere gli unici degni di giocare il Calcio, una vittoria valsa quasi quanto la stessa coppa del mondo.
    Maradona di fatto che lo si odi o lo si ami resterà sempre una leggenda e di fatto il più grande calciatore che l’umanità abbia mai potuto conoscere.
    Mi complimento ancora per il magnifico articolo, finalmente qualcuno che scrive ciò che altri nemmeno vedono, dovremmo leggere cose del genere più spesso.

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  6. Chi ha vissuto quegli anni indimenticabili coglie nel bellissimo articolo l’essenza dello spirito del tempo. Le descrizioni dei fatti e degli stati d’animo sono evocative, icastiche, piene d’amore e di passione, oltre che molto divertenti e ironiche, e danno perfettamente conto di cosa sia stato Diego, in assoluto e per il popolo napoletano, di cui, per mancanza di rappresentanti credibili, fu anche portavoce e strenuo difensore contro l’arroganza e la protervia insopportabili della juve e lo strapotere tecnico di Milan e Inter, assumendo anche un ruolo fondamentale nella battaglia (poi persa) contro il razzismo idiota della parte becera e bestiale delle tifoserie di quelle squadre. Complimenti all’autrice!

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  7. Rapito dalla fluidità delle parole e del racconto veramente originale alla fine ho letto tutto di un fiato questo articolo catapultandomi in una geniale lettura interessante ricca di radici maradoniane.È stato un periodo calcistico che ha segnato un miracolo storico per il calcio napoletano, un campione è un dono unico, raro per chi lo riceve in dono e non può che essere venerato nel migliore dei modi con enfasi e cuore AD10OS

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  8. A 9 anni conoscevo la formazione del Napoli a memoria e non era un caso.Per un napoletano conquistarsi una vittoria in qualunque ambito è un terno al lotto, qualcosa di sudato e non di certo per il successo o le capicita’ in se stesse sia chiaro ! Se parli di calcio allora c’è un intero scenario che apre l’immaginazione di quanto si voglia provare a spiegare! La sfiga, il momento storico, la scaramanzia i santi tutti del paradiso riuniti le lacrime dei tifosi i festeggiamenti meravigliosi insomma il quadro è chiaro. Le vittorie meritate e sudate quelle che nessuna influenza esterna ha potuto variarne il verdetto perché lui come il Superman del calcio è riuscito finalmente a riscattare. Oggi è storia,leggenda e nessuno potrà cambiare la realtà perché Maradona è riuscito ad emozionarci a tenerci col fiato sospeso regalandoci vittorie strepitose miracoli fantastici.La Janara ha tirato fuori quel profumo e quelle sensazioni del tempo che rendevano leggere le sfide dei nostri campionati anni 90 . Noi che tra i pianerottoli antichi e le volte dei corridoi correvamo spensierati urlando Maradona è meglio e Pelé con ogni rispetto verso quest’ultimo! Grazie Diego

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