“Ci restano dieci anni: il futuro ci riserverà una vita da niente”

(di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano) – L’anno che verrà?“ Sarà peggiore di questo. E il successivo peggiore del prossimo”. Tra i giovani e brillanti pensatori, Leonardo Caffo rientra di diritto nella schiera degli apocalittici. Interseca filosofia e statistica, lo spazio, il tempo e la capacità di reazione dell’uomo al cambiamento. Dice: abbiamo raggiunto l’effetto soglia.

Caffo, la fine del mondo è vicina?

La fine di questo mondo sì. Che non è un modo di dire, ma un catasto di eventi che, messi uno sull’altro, faranno sprofondare la baracca nella quale ci siamo rifugiati”.

In effetti Michel Osterholm, del team di epidemiologi incaricati di governare il Covid da Joe Biden, annuncia che l’epidemia che seguirà a questa sarà ancora peggiore.

Basta sfogliare Nature o Science, leggere i rapporti della Nasa e dell’Onu per capire che sono attivi, non meglio definiti, una cinquantina di virus la cui capacità letale è del tutto o parzialmente sconosciuta. Perciò parlo del Covid come di un terremoto epistemiologico.

Terremoto epistemiologico.

La distruzione improvvisa di tutte le cose che conoscevamo e di come le conoscevamo. Questo evento così catastrofico accorcia le nostre difese di immunità da eventi che prima d’ora venivano relegati ai territori del terzo mondo, lontani, affamati e barbarici. E accorcia anche le difese della natura dall’aggressione umana. I cambiamenti climatici tra dieci anni non ci daranno tregua.

Le guerre per l’acqua sono una previsione unanime.

L’acqua, l’aria. I combustibili fossili che inquinano il mondo sono un enorme e generoso viatico per il Covid, come s’è appena visto, e sono distruttori di enormi ricchezze ambientali. Siamo in grado di capire che l’economia, per come noi la intendiamo, debba soccombere davanti ad altre urgenze?

Lei risponde di no.

Risponde lei di sì? Il nostro contatto/contagio col mondo animale è tale che il male che procuriamo a noi stessi è nella terribile contabilità di queste ore. Sappiamo anche che se vogliamo far mangiare carne ai quasi otto miliardi di abitanti della terra distruggeremo l’ecosistema. Esiste un governo che possa essere nelle condizioni di dichiarare guerra al consumo di carne?

Dovremmo divenire tutti vegetariani secondo lei.

A me piace la carne, non ne faccio questione di sensibilità o gusto personale. Ma so che il suo consumo così massivo, frutto di allevamenti che avvelenano l’aria, ci farà finire, in un altro modo, col culo a terra.

Lei dice che non più di dieci anni ci restano da vivere.

Ci restano da vivere nel modo in cui sappiamo. Mica sprofondiamo in un buco nero, mica verremo inghiottiti.

Cosa accadrà?

Regrediremo progressivamente e – con ogni probabilità – disordinatamente.

Pensavamo che il vaccino ci liberasse dall’angoscia.

Invece non è nemmeno chiaro il tempo di difesa dal virus, anzi sembra certo che sarà limitato e parziale.

Mascherine a tempo indeterminato.

Diciamocelo francamente: sarà una vita di merda.

Quindi chiudiamo bottega?

La chiuderemo di sicuro se ci incaponiremo nell’idea che il nostro stile sia immutabile. Dovremo abbandonare la vita verticale, le ricchezze o le sicurezze dei nostri genitori. Cambieremo metro di giudizio sul futuro e sul passato. Domani non sarà per forza meglio di oggi. A scuola dovremo imparare, dopo l’aritmetica e la geometria, a inchiodare una staffa, piantare un seme in terra.

Qua si parla di panettoni e sci.

Chi produce i panettoni cosa deve chiedere se non che gli sia assicurato un modo per venderli? Sa fare panettoni, ha fatto per tutta la vita panettoni e ha il panettone in testa. Come noialtri pensiamo, nonostante tutto, al pranzo di Natale. È l’illustrazione della nostra disabilità a immaginare quel che verrà.

Non ce la possiamo mai fare.

Non abbiamo molto tempo per imparare: dieci anni. Ricordiamocelo.

Categorie:Cronaca, Interno, Interviste

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7 replies

  1. Questo signore è un allegro buontempone ottimista e ignorante di Storia. Ha dimenticato, infatti, la GUERRA.
    Il mondo occidentale è in condizione di sterminare, anche senza troppo contaminare il Pianeta ( armi convenzionali e bomba N), gran parte dei terzomondisti che si riproducono troppo e vengono a disturbarci con la loro miseria e con il loro desiderio di usufruire dei nostri stessi vantaggi. Questo signore dimentica che gli Europei, gli occidentali, si sono dimostrati i popoli più aggressivi e brutali sulla faccia della Terra, avendola colonizzata per secoli trattando anche malamente i non europei, i non occidentali. Anzi, questi ultimi sembrerebbero continuare ad apprezzare il trattamento, visto che – ad esempio – in India, per non parlare di tanti Paesi dell’Africa o delle Americhe usano come lingua ufficiale dello Stato quella degli usurpatori dei loro diritti.
    Chi non è convinto che gli Europei, gli Occidentali non si faranno schiacciare dalla massa dei disperati perché trattenuti da motivi etici, religiosi oppure umanitari ?
    Ma a chi la vogliono dare a bere?

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  2. Che grandi menti, inascoltate e derise, fioriscono sul nostro malconcio pianeta.
    Questo Leonardo Caffo riesce, complice un Antonello Caporale evidentemente
    in cerca di sensazioni forti, a mettere insieme una serie di visioni apocalittiche
    di una banalità sconcertante senza nominare mai, nemmeno una volta, le cause
    n° 1 e 2 del nostro probabile ingresso nel “Medioevo Prossimo Venturo”.
    Ci proverò io, quanto meno a citarle, se non addentrarmi in dotte disquisizioni
    per cui non mi sento sufficientemente attrezzato.
    La causa n° 1 è l’abnorme aumento della popolazione.
    Roba di cui si disquisiva fino a cinquant’anni fa ma che poi, per qualche strano
    motivo, è uscita dai radar.
    La n° 2 è la folle pulsione (distruttiva sotto ogni aspetto) alla crescita perpetua
    di consumo di suolo, aria, acqua, risorse non rinnovabili con conseguente crescita
    dei nostri rifiuti velenosi (leggi = pensiero unico neoliberista).
    Di quest’ultima follia invece si parla e si scrive, ma quasi sempre per augurarsi
    di riprendere alla grande, al più presto possibile, la corsa verso il baratro.

    Piace a 1 persona

    • D’accordo sui due punti, ma non bisogna trascurare che la nostra civiltà occidentale industriale si fonda esclusivamente sulla enorme quantità di energia a basso costo, e concentrata, data dalle fonti fossili. Le quali dopo due secoli di vorace sfruttamente si stanno avvicinando al termine della loro economicità. Non che si esauriscano di punto in bianco perchè, pur essendo risorse limitate, la natura ne ha creati ingenti quantitativi; semplicemente costa sempre di più in termini energetici, e quindi economici, estrarre da giacimenti dove le risorse più facili sono già state prelevate. Questo comporta una crescente minor disponibilità di energia per il mito della crescita e per gestire la complessità della società che abbiamo creato.
      I due punti di cui parli giustamente, sono figli di questo abuso energetico secondo questa relazione circolare molto semplificata che si autoalimenta: disponibilità di energia > crescita economica> crescita della popolazione>aumento sfruttamento energia…E il fondamento energetico qualche scricchiolio lo sta dando. Per esempio il ricorso costante all’aumento del debito mondiale è un tentativo vano di sopperire alla sempre minore disponibilità incrementale di energia necessaria per la crescita del pil che pertanto non potrà avvenire e non potrà ripagare il debito.
      Questa relazione ha come “sottoprodotti” il cambiamento climatico che diventerà sempre più impattante e la forte pressione sugli ecosistemi naturali dalla cui integrità dipende la nostra stessa sopravvivenza (aria acqua suolo biodiversità).
      Se non cambiamo noi il nostro paradigma ci penseranno la termodinamica e le altre forze della natura a imporci i cambiamenti. E non mancherebbe molto

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