Intesa con Vannacci, Meloni ora frena. FdI: “Meno fairplay”. La crescita di Fn nei sondaggi spinge la destra a rivedere la strategia delle alleanze

(di Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – Gli ultimi sondaggi hanno lasciato tutti senza parole. Stroncando una strategia decisa da Giorgia Meloni e Matteo Salvini subito dopo l’addio di Roberto Vannacci dalla Lega: ignorare il generale, questa la linea, non confliggere con lui in modo da evitare che un atteggiamento oppositivo alimenti il consenso di Futuro nazionale. Ecco: era tutto sbagliato, o quantomeno decisamente rivedibile. Le ultime rilevazioni riservate che circolano ai vertici di Fdi e del Carroccio suggeriscono infatti che gli elettori di centrodestra, e non solo dunque i quadri dirigenti, abbiano la sensazione che il leader di estrema destra sia parte di una coalizione, o comunque non ostile alla premier. Ed è proprio di questa ambiguità che si nutre Vannacci per erodere punti percentuali. Da qui la decisione: qualcosa deve cambiare. Meno fair play. Voglia di far capire che quel voto non è “utile”, che anzi potrebbe aiutare la sinistra. E soprattutto spazio ai dubbi, che in queste ore sono prima di tutto di Giorgia Meloni: per la leader è difficile costruire un’alleanza con Fn, questo trapela da ambienti meloniani di massimo livello, assai improbabile legarsi a lui in vista delle politiche.
Sono dilemmi che agitano l’intero centrodestra. E su cui deve inevitabilmente riflettere la presidente del Consiglio, perché gli scossoni generati da Vannacci finiscono per destrutturare la Lega e, di conseguenza, danneggiare il governo. Il consigliere politico forse più stretto di Meloni, Giovanbattista Fazzolari, del generale non vuole sentire parlare: troppo filorusso per poter essere considerato un alleato praticabile. «La nostra generazione di quarantenni e cinquantenni – confidava ieri in Transatlantico l’influente responsabile del programma Fdi, Francesco Filini, a un collega meloniano – quella che ha militato nel Fronte della gioventù e poi in Alleanza nazionale fino a fondare Fratelli d’Italia e a governare il Paese, non ha praticamente niente a che vedere con tutto questo». Né con Vannacci, né con la filosofia del generale al comando.
Anche a via della Scrofa e nei gruppi parlamentari iniziano a pensarla così. A ridosso della scissione, anche Ignazio La Russa, sempre ascoltato dalla premier, aveva tracciato la strada: restiamo vaghi, in modo tale che anche la sinistra tema un’alleanza dell’ultimo minuto ed eviti di alimentare il fenomeno Vannacci. Il quadro sembra velocemente mutato. E Meloni è costretta a ragionare su un dato strutturale: almeno due alleati vivono con profondo disagio l’opzione di un patto con Vannacci. Non piace a Marina Berlusconi, non può ovviamente piacere a Matteo Salvini, che rischia la leadership a causa di Futuro nazionale. E anche Fratelli d’Italia inizia a soffrire il “nemico a destra”, che non vota la fiducia all’esecutivo, non sostiene alcun provvedimento e picchia duro sull’attuale coalizione di governo. “È uscito non dalla Lega – ricordava ieri Claudio Durigon, che ambisce a controllare il Carroccio nel centrosud – ma dall’intero centrodestra. Difficile in questo modo costruire qualcosa”. Poi, certo, c’è Salvini che non può esagerare pubblicamente nello scontro, perché sa che fette di classe dirigente non aspettano altro per peggiorare l’emorragia di parlamentari convinti di lasciare i gruppi: «Se Vannacci è ben accetto? Io non chiudo mai niente a nessuno. Oggi c’è un centrodestra che governa in Italia e c’è qualcuno che quasi quotidianamente polemizza con il governo. È chiaro che se attacchi il governo e poi cambi idea…». Tattica, appunto, ma una sostanziale porta in faccia al potenziale partner.
Le percentuali di Fn, incredibile ma vero, sono destinate anche a influenzare le scadenze elettorali. «Quando ci sarà la legge elettorale rifletteremo sulla data – diceva ieri Giovanni Donzelli – ma sicuramente sarà il 2027: che sia giugno oppure ottobre dipende da tanti fattori». Uno di questi, anche se il capo dell’organizzazione Fdi non lo ammetterebbe, è proprio la parabola di Vannacci nei sondaggi.
hahahha…tutte ballle….. “Le ultime rilevazioni riservate che circolano ….”
infatti tutte fisime di chi scrive…. dichiarazioni ufficiali della Gioggia non ci sono ….tutte congetture del Ciriaco….che non conosce la legge dei “vasi Comunicanti”… cosa si deve fare per vivere… inventare,,inventare… e tacere le verità!
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Questi si stanno facendo seghe mentali, come se ne sono fatti per il referendum. E sappiamo come è finita per loro: Ignazio La Russa, aveva tracciato la strada: restiamo vaghi, in modo tale che anche la sinistra tema un’alleanza dell’ultimo minuto ed eviti di alimentare il fenomeno Vannacci… Meno fair play. Voglia di far capire che quel voto non è “utile”, che anzi potrebbe aiutare la sinistra.
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Andrea Scanzi
La politica italiana era in crisi, ma per fortuna adesso c’è Vannacci. Il Generale Irrisolto ha creato un autentico bijoux, dando vita a un partito chiamerò qui – con approccio deliberatamente didascalico – “Trapassato Remoto”.
Scrittore di livello stilistico rasoterra, e dunque di grande successo tra coloro che non hanno mai aperto un libro, Vannacci è una sorta di banalissimo Farinacci da discount, convinto (comicamente) di essere un Gigante e aduso a trattare a pesci in faccia i giornalisti, con toni patetici da bullo fuori corso. Vannacci dice le stesse cose che dicevano Meloni e Salvini in campagna elettorale quattro anni fa, però con ancora più foia e machismo d’accatto. Noioso e prevedibile come pochi, Vannacci ricorda quei tizi assurdi che, al bar, si vantano per avere appena vinto la gara di rutti. E tu gli offri una Sambuca con la mosca per levarteli di torno.
Politicamente vale un’ameba, dialetticamente vale un pinolo, ideologicamente è uno Starace sensibilmente meno caricaturale. E per tutti questi motivi, al prossimo giro, prenderà parecchi voti.
Pur con tutti i suoi limiti, va però concesso al Generale Irrisolto di stare allestendo una classe dirigente di livello principesco. I meloniani sono deludenti, i renziani peggio ancora. Un disastro generalizzato. Invece in “Trapassato Remoto” il livello dei candidati è elevatissimo. La campagna acquisti del Generale Irrisolto si sta rivelando sontuosa. Un parterre de roi che pilucca dal meglio del meglio dei transfughi – figli di un Dio minore – di Fratelli di Donzelli, Lega Morta e Forza Gasparri.
Quello di Vannacci è davvero un dream team autentico. Basta pensare al “Pistolero” (con rispetto parlando) Pozzolo, che dopo i fasti della celebre notte di Capodanno nel Biellese ci ha regalato pure l’incidente col Suv per “eccesso di aquaplaning”, con tanto di tasso alcolemico ampiamente fuori scala (guai però a chiamarlo “ubriaco”, altrimenti querela. Lo chiameremo allora “Alcolicamente Sbarazzino”, con un rispetto semantico che difficilmente avrebbero usato lui e Vannacci laddove l’incidentato con troppo alcol in circolo fosse stato un vile nonché abietto migrante).
Strepitoso pure l’arrivo della Ravetto, nome mitologico a lungo in Forza Italia e poi nella Lega. Decenni fa la si vedeva spesso (per sua sfortuna) in tivù, poi è caduta nel dimenticatoio: sono lontani i tempi in cui, con vivo sprezzo del ridicolo, “indossava” il broncio efferato se Aldo Busi osava farle una battuta. Se non altro, il suo sbrocco tragicomico di qualche settimana fa con una giornalista di RaiNews ha ricordato ai più smemorati quanto possa essere enorme la sua perdurante impalpabilità astiosa.
Vannacci (sempre con rispetto parlando) sta “raccattando” di tutto e di più. Infatti ha appena accolto altri quattro Churchill da Lega e Forza Italia. Il famosissimo Attilio Pierro (?), l’irreprensibile Gianangelo Bof (??), il garbato nonché folgorato sulla via della Remigrazione Domenico Furgiuele e il leggendario Davide Bergamini. Uno che, il 27 gennaio 2026, ci fece sapere quanto segue: “Passo dalla Lega a Forza Italia per non farmi trascinare a destra da Vannacci”. E che poi, con coerenza adorabile, ci rivela ora: “Ho deciso di intraprendere un nuovo percorso insieme al generale Vannacci”. Daje Bergamini! E daje pure Antonio Maria Rinaldi, per gli amici “Bombolo”, l’esilarante economista euroscettico che farebbe tornare il buonumore financo a Scurati (forse).
Una squadra simile non ce l’aveva neanche l’Olanda del ‘74. Complimenti! Già che ci siamo, tra le sue ardite milizie non vorremmo che mancassero anche il Canaro, Jimmy il Fenomeno, Godzilla, Scaramacai, Pina Picierno, Leao, Emanuele “Frigna” Fiano, Nick Kamen, Minnie, la Pora Menca di Frassineto, Parenzo, Minetti & Cipriani, Capitan Harlock, Claudia Fusani, Marattin, Povia, l’Uomo Tigre, gli Oliver Onions e Pippo Franco.
Stai riscrivendo la Storia, Farinacci-Vannacci: non fermarti proprio adesso!
(Uscito oggi sul Fatto Quotidiano)
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