Berlusconi, Salvini, Meloni: grandi fanfare e piccole manovre

(Alessandro De Angelis – huffingtonpost.it) – Detta così, suona bene: il Parlamento vota all’unanimità, maggioranza e opposizione, centrosinistra e centrodestra, il famoso scostamento di Bilancio, una settimana dopo l’appello di Mattarella. Voto che riguarda ulteriori otto miliardi di deficit, dopo gli oltre cento già spesi. E diventato, per il gioco politico attorno con un’enfasi francamente spropositata, più atteso dell’ingresso nell’Euro. E allora: l’analisi, prima suonare la fanfare dell’unità nazionale, di scegliere gli aggettivi, di attribuire medaglie.

L’analisi è, banalmente, nella cronaca di un gioco tutto tattico, più furbo che solenne. Alle 17,00 di ieri i leader del centrodestra si vedono via zoom, concordano che la posizione è comune e (idea brillante di Giorgia Meloni, capirete perché) decidono di metterla nero su bianco; in quel momento la posizione è di “astensione”. Alle 22 di ieri sera, Silvio Berlusconi che il giorno prima era per il sì, poi aveva cambiato idea, la ricambia di nuovo perché Letta e Brunetta hanno la solita tenacia, e ordina di votare sì, a prescindere da quel che fanno Salvini, la Meloni, a prescindere anche dalle conseguenze sui gruppi parlamentari in termini di abbandoni. Posizione fatta trapelare la mattina alle agenzie, con tanto di frasi “gli altri facciano quel vogliono”.

Sta per andare tutto all’aria (immaginate voi gli epiteti pronunciati in privato da Salvini): centrodestra e Forza Italia. Se non è successo il merito va dato solo a Giorgia Meloni, l’unica non ottenebrata da una competizione testosteronica. La mossa suona così: “Sapete che c’è? Votiamo tutti sì, così vi rompo il gioco. A Silvio e alla sinistra, che voleva incassare la rottura del centrodestra”. A brigante, brigante e mezzo, con surreale precisazione di Berlusconi che quelle cose uscite in agenzia non le ha dette, ma neanche pensate. Scena finale (leggete qui il pezzo di Federica Fantozzi), con la Conferenza stampa del centrodestra: siamo compatti, siamo uniti (nonostante gli occhi di brace di Salvini), il governo ha accettato le nostre proposte (e qui capite che il documento scritto è stata una bella idea, unico vincolo che ha evitato una recita a soggetto). Evviva.

Per capire ancora una volta il prossimo capitolo di una normale giornata parlamentare (anche i primi due scostamenti furono votati tutti assieme), occorre ancora una volta ascoltare la Meloni: “L’assenza di dialogo non era responsabilità dell’opposizione, ma del governo. Noi abbiamo lo stesso atteggiamento della scorsa volta. Ora dobbiamo vigilare su quello che il governo fa di queste risorse”. Si capisce che la tregua finirà presto, al primo giro di vigilanza. Al netto di tutte queste chiacchiere, nel documento della maggiorana c’è assai poco su autonomi e partite Iva. C’è l’impegno ma, nero su bianco, poca roba.

Bene, ora la sinistra. Qui la medaglia tattica va a Nicola Zingaretti, che il dialogo con l’opposizione lo ha invocato prima ancora di Mattarella, per creare un nuovo clima e consapevole delle difficoltà del governo. Può dire che, grazie alle coccole rivolte a Berlusconi politiche e aziendali (vedi “salva-Mediaset) oggi comunque avrebbe incassato il risultato: o si spaccava la destra, col voto di Forza Italia, o portava tutto il centrodestra a votare le posizioni del governo, come accaduto. Ci teneva tanto, dunque chapeau, per citare la parola di giornata. E adesso che hai preso la prefettura di Milano cosa te ne fai? chiese Togliatti a Pajetta, ma questo è altro discorso. A cosa serva tutto questo, se cioè i guai del governo, la sua assenza di anima, progetto e visione, si risolvono con il soccorso di Berlusconi o, una tantum, del centrodestra.

Se questa è la cronaca, le conclusioni sono abbastanza ovvie, sempre che, di questi tempi, interessi il gioco politico più del numero dei commensali al cenone di Natale. La prima: il centrodestra lo ha tenuto assieme più la Meloni che Berlusconi, perché è vero alla fine hanno votato tutti come ha voluto il Cavaliere, ma sena la sua manovra oggi si sarebbe rotto il centrodestra e Berlusconi diventato una stampella del governo. La seconda: il player del dialogo è stato Zingaretti più che Conte. Fine dell’analisi dal Palazzo. Tutto questo con l’unità nazionale o lo spirito di sincera collaborazione non c’entra niente. Servirebbe un premier, un grande discorso al Paese, una disponibilità all’ascolto e non quattro spicci promessi sulle partite Iva. E anche un’opposizione che si chiarisce le idee. Tutti si sentono attori protagonisti, ma l’unico vero protagonista è solo il Covid che ha imposto un quadro di sovranità limitata: il governo debole, ma siccome c’è il Covid, non ha alternative e si appoggia a una opposizione debolissima, gioisce dell’unanimità mentre litiga sul Mes, opposizione che a sua volta non fa una discussione aperta. Si fa un po’ di debito e si va avanti come prima.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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8 replies

    • Le abituali storie fell’Huffetc.ra. c’è un Recovery Fund da 209 MILIARDI. Qualcuno ha suggerito alla dx: ” vi fanno schifo? Non ci proviamo nemmeno a dirottarne una parte sulle regioni che diveniamo? Non lo sapete che da troppo tempo non vendiamo più nulla?”

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  1. Al nano malefico se gli togli l’anima (de li meglio mortcacci loro, cit.), la visione e il discorso di grande verità al paese che gli rimane?
    Fattene una ragione, Conte non lo scalfisci, manco ti legge.
    Patetico, brutto e inutile.

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  2. illazioni + qualche retroscena della destra,perchè viene imbeccato dalla dama di plastica della Bernini.
    inserisci un attacco a Conte o ai 5S e i suoi scritti sono tutto qui, ma lo pagano per questo o vive di rendita?

    Piace a 2 people

  3. Titolo “Berlusconi, Salvini, Meloni: grandi fanfare e piccole manovre”
    Svolgimento “Conte e governo deboli”
    Che tristezza questi giornalisti di destra, giri pindarici per dire le stesse penose fesserie.

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