La retorica di Stato. Il femminicidio e il suo risarcimento

(Stefano Rossi) – In questi giorni abbiamo ascoltato numerosi interventi di politici italiani che, a parole, difendono le donne dalle violenze sessuali subite e non ho potuto non ricordare un recente fatto accaduto. Il consiglio dell’Unione Europea, il 29.4.2004, aveva emanato la Direttiva 2004/80 CE, con la quale gli Stati membri debbono assicurare che, se un reato intenzionale violento è stato commesso in uno Stato membro diverso da quello in cui il richiedente l’indennizzo risiede abitualmente, il richiedente ha diritto a presentare la domanda presso un’autorità o qualsiasi altro organismo di quest’ultimo Stato membro (art. 1, della Direttiva).

In pratica, un cittadino europeo che per lavoro, vacanza o altri motivi si trova in uno Stato europeo diverso da quello in cui risiede abitualmente, se dovesse subire un reato violento, ha diritto a richiedere un indennizzo allo Stato in cui è stato commesso il reato. Spesso si tratta di reati di violenza sessuale e le vittime sono sempre le donne.

A Torino una donna, cittadina italiana, era stata costretta a subire per giorni violenza sessuale da due rumeni. Questi furono condannati a 10 anni e sei mesi di detenzione e al risarcimento del danno di 50.000 euro. Risarcimento mai versato perché i due si resero latitanti e mai catturati. Così la poveretta sulla base di questa direttiva chiese il ristoro parziale del danno (l’indennizzo è cosa diversa dal risarcimento del danno) allo Stato italiano nella persona della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Presidenza resistette fino in Cassazione (ricorso con R.G. n. 13168-2012) e, la medesima Corte, con una Ordinanza interlocutoria alla Corte del Lussemburgo, chiedeva di capire se la direttiva,  applicabile ad uno straniero che subisce violenze in un altro Stato, possa essere applicata quando la vittima è invece cittadina dello Stato al quale si richiede l’indennizzo.

Il risparmio è cosa lecita e giusta ma visto che le casse erariali italiane sono famose per sprechi inauditi, proprio in questa materia lo Stato ha sentito il bisogno di respingere ogni lecita richiesta. Qui stiamo  parlando di reati ignominiosi e, per negligenza degli apparati pubblici di questo Stato, le vittime non ottengono alcun ristoro, sia pure parziale.

La Corte del Lussemburgo, però, ha ristabilito giustizia per tutti con una decisione esemplare (Corte UE, Grande Sezione, sentenza 16 luglio 2020). In buona sostanza la Corte europea ha messo tutte le vittime di reati gravi sullo stesso piano senza discriminazioni alcune. La Corte ha stabilito che gli Stati membri si devono dotare di un fondo per le vittime di reati gravi non solo in una situazione transfrontaliera bensì nei confronti di tutte le vittime. Poi ha stabilito che l’indennizzo non deve essere puramente simbolico ma adeguato ma ha riconosciuto una discrezionalità degli Stati membri di quantificare la somma.

Se guardiamo i presupposti sono sicuro che su questo punto lo Stato italiano saprà approfittare come un rapace approfitta della sua vittima.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...