Maurizio Belpietro: “Conte prepara la stangata del 2021”

(Maurizio Belpietro – la Verità) – Il governo ha rinviato le scadenze fiscali di fine anno alla primavera del 2021. Apparentemente, si tratta di una buona notizia, che dovrebbe contribuire a rasserenare gli animi delle molte imprese, grandi e piccole, che a causa del coronavirus sono in gravi difficoltà. In realtà, la notizia strombazzata da Palazzo Chigi non è affatto tranquillizzante e, a costo di apparire affetto da pessimismo cronico, vi spiego perché. Per farmi capire, purtroppo sono costretto a ricorrere a una serie di numeri, ma mi auguro di non farvi perdere la testa in mezzo alle cifre.

Primo dato: la spesa corrente in Italia ammonta all’ incirca a 820 miliardi, ma quest’ anno, per sostenere l’ economia, lo Stato è stato costretto a spendere 100 miliardi in più. Secondo il Mef, che sta per ministero dell’ Economia e delle Finanze, nel 2020, oltre a spendere di più, incasseremo di meno. Le previsioni degli uffici guidati da Roberto Gualtieri parlano di 100 miliardi in meno.

In pratica, tra maggiori uscite e minori entrate, abbiamo un buco di 200 miliardi, che non copriremo né con i fondi del Mes, ossia con il prestito Salvastati, finanziamento al quale il governo non intende ricorrere, né con i soldi del Recovery plan, i quali, giorno dopo giorno, per effetto delle divisioni in Europa, si allontanano sempre di più.

Al momento, il Mef finge che il problema non esista e infatti a bilancio ha iscritto le entrate fiscali come se fossero invariate. Qualora si trattasse di un’ azienda privata, parleremmo di falso in bilancio, perché il bravo amministratore è obbligato a comunicare agli organi sociali le previsioni dell’ esercizio in maniera corretta. Nel caso dello Stato, dove i bilanci sono redatti non in base ai principi contabili ma alle opinioni (ciò che in passato è accaduto in Grecia è illuminante, ma ci sono anche altri Paesi finiti in default), le cose non stanno così e un governo può anche far finta di nulla, cioè può ignorare la realtà contabile, ma prima o poi arriva la resa dei conti.

Già, perché se da un lato consento il rinvio dei pagamenti da parte dei contribuenti, ma dall’ altro le tasse non le abbuono e anzi le metto a bilancio come crediti da riscuotere, è evidente che prima o poi passerò all’ incasso e magari pure con gli interessi. Duecento miliardi, costituiti da maggiori spese e minori introiti, non sono noccioline e perciò, mentre annuncia il rinvio delle scadenze fiscali, il governo avrebbe l’ obbligo di spiegare agli italiani come ha intenzione di colmare il disavanzo.

Ma al momento, né Giuseppe Conte né il suo ministro all’ Economia Roberto Gualtieri paiono voler chiarire quali intenzioni abbiano per rimediare alla voragine aperta nei conti pubblici.

Qualche ottimista potrebbe pensare che il problema se lo porranno le future generazioni, quando sarà loro chiesto di saldare il conto dei debiti accumulati dai diversi governi che si sono succeduti nell’ arco degli ultimi 30 o 40 anni. In realtà, il saldo delle spese passate difficilmente potrà essere rinviato a data da destinarsi, anche perché sul debito italiano vigilano i cani da guardia di Bruxelles.

Dunque, già a giugno del prossimo anno potremmo trovare sgradite sorprese, ossia l’ obbligo di far quadrare i conti, pena dover scontare un aumento dello spread oppure sanzioni comunitarie.

Nei giorni scorsi abbiamo scritto delle insane passioni di un esponente di governo che risponde al nome di Giuseppe Provenzano. Il ministro per il Sud in quota Pd l’ altra settimana si è detto favorevole a reintrodurre l’ imposta di successione, ovvero la tassa sui morti, un modo indiretto per varare una patrimoniale, anche se limitata alle eredità. Tuttavia, pur sgradevole, la misura non risolverebbe i problemi di bilancio che abbiamo elencato.

Quindi è assai probabile che per far tornare il pareggio, trovando i 200 miliardi che mancano, a Palazzo Chigi pensino anche ad altro e purtroppo non si tratterebbe di nulla di positivo. Già, perché se c’ è da raschiare il barile, i compagni non vanno troppo per il sottile e ricorrono all’ armamentario di qualsiasi stato socialista.

Dunque, i provvedimenti che potrebbero essere messi in campo sono tre. Il primo è la classica patrimoniale, ovvero un prelievo sui patrimoni intesi come conti correnti e investimenti. In banca, i risparmi delle famiglie italiane ammontano all’ incirca a 2.000 miliardi e quei soldi fanno gola a chiunque, ai politici in particolare. Quindi sarebbe uno scherzo ripetere quello che quasi 30 anni fa fece Giuliano Amato, ossia prelevare una certa aliquota da conti e investimenti e appropriarsene in nome dello Stato. Basterebbe l’ 1 per cento per fare 20 miliardi, certo non sufficienti a risollevare le sorti dei conti pubblici, ma pur sempre utili.

Per stangare gli italiani, l’ esecutivo però non ha a disposizione solo le tasse di successione e sui patrimoni.

A portata di mano ha anche l’ imposta che colpisce il mattone, ovvero la riforma del Catasto. La revisione dei parametri con cui si stabilisce il valore di una casa è un progetto chiuso nel cassetto, ma basterebbe girare la chiave per estrarlo e tartassare i proprietari immobiliari. Da solo, il giochino di considerare più alta la rendita di ville e appartamenti consentirebbe di incassare miliardi: probabilmente 10, ma in teoria anche di più.

E poi ci sono sempre le pensioni, che ormai sono diventate il bancomat della politica. Una serie di recenti e brutte sentenze della Corte costituzionale ormai hanno dato via libera al saccheggio dell’ assegno previdenziale, che quando non è da fame può non essere rivalutato e anche decurtato, grazie al principio di solidarietà, con il risultato che chi non incassa un trattamento al minimo, presto potrebbe trovarsi equiparato a coloro che non solo hanno versato pochi contributi, ma magari non hanno neppure raggiunto la soglia di versamenti che dà accesso al vitalizio e beneficiano del trattamento di sussistenza.

Sì, insomma, ci siamo spiegati. Più il governo non è chiaro sulla strategia con cui intende affrontare la crisi e finanziare le misure per sostenere l’ economia e più noi coltiviamo cattivi pensieri.

Siccome sappiamo che niente è gratis, quando con leggerezza Conte annuncia linee di credito per miliardi viene da pensare che, nel migliore dei casi, si tratti di un bluff, nel peggiore di una cambiale in scadenza che nel giro di qualche mese saremo costretti a pagare. Nell’ uno o nell’ altro caso, la fregatura è assicurata.

11 replies

  1. Tradotto in italiano:non toccare i benestanti, che devono poter tramandare ai loro pargoli implumi tutto il patrimonio senza che paghino un cent .Dei poveracci , fate di loro quel che volete, tanto non votano destra( tranne qualche mononeuronico).
    Più o meno come disse Bersani a Monti nel 2011.

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  2. Vediamo qualche imbecillità.
    a) “In pratica, tra maggiori uscite e minori entrate, abbiamo un buco di 200 miliardi”. Forse non sa cosa sia il NADEF (Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef)
    Con “la Nota aggiorna le precedenti stime economiche sull’impatto della pandemia da Covid-19, anche alla luce degli effetti dell’imponente insieme di interventi adottati dal Governo, che nel complesso ammontano a oltre il 6% del PIL.”
    “Lo scenario considerato …..tiene conto anche delle capacità di ripresa mostrate della nostra economia: a partire dal mese di maggio l’economia ha cominciato a riprendere, sorprendendo al rialzo la maggior parte dei previsori”.
    Quindi, caro signore, niente tasse per coprire il deficit essendo stato eliminato il vincolo del 3% deficit/PIL e, tenendo conto dei tassi di interesse correnti, il maggior debito costerà complessivamente meno di quanto costava il debito al tempo del tuo Dio.
    b) “un buco di 200 miliardi, che non copriremo né con i fondi del Mes, ossia con il prestito Salvastati, finanziamento al quale il governo non intende ricorrere”
    Il Governo fa bene a non ricorrere al MES. Forse i falsi destri non capiscono il significato dei termini che usano. Il “prestito salvastati” si chiama così perché vi fanno ricorso quelli che stanno per fallire e non è il caso dell’Italia, anche se a certi personaggi piacerebbe che fosse così.
    c) “…..né con i soldi del Recovery plan, i quali, giorno dopo giorno, per effetto delle divisioni in Europa, si allontanano sempre di più.”
    Gli amici sovranisti, ai quali viene chiesto continuamente aiuto per far fallire l’Italia, fanno chiacchiere per dare ai falsi destri la possibilità di sparare cazzate. Alla fine dovranno adeguarsi se vorranno restare in Europa per non essere inclusi fra i “paradisi fiscali” quali effettivamente sono.

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    • Condivido parola per parola. In particolare, prender i soldi del MES significa, ne più ne meno “aiuto sono con l’acqua alla gola” (si potrebbero usare espressioni più colorite) dando un segnale devastante ai mercati, per i quali l’Italia è ancora, nonostante tutto, un debitore solvente, come dimostra anche la tendenza al ribasso dello spread

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