Massimo Fini: “Trump ha almeno un pregio: la schiettezza”

(Massimo Fini – massimofini.it) – Donald Trump, detto familiarmente “The Donald”, fuor d’America  ha sempre goduto di pessima stampa sia quando era al potere sia, forse soprattutto, adesso che, pur recalcitrante, lo sta per abbandonare. Per me, devo dirlo, “The Donald” è stata una vera manna perché non ero più il solo a criticare i gloriosi United States of America. “The Donald” non piace all’impronta per il suo aspetto esteriore, per quei suoi capelli che sembrano, e probabilmente sono, posticci come i peli tirati di un gatto, con improbabili riflessi biondi (ma il Berlusca, che pur in Italia gode dell’appoggio di una buona metà della stampa, tanto che si candida alla Presidenza della Repubblica, non è rifatto da capo a piedi?) per la sua innata trivialità e per i suoi tweet che trasudano maschilismo, razzismo, omofobia.  Oggi in politica, e non solo, l’apparenza e il modo di comunicare sono tutto, o quasi, tanto che esiste una particolare specializzazione, quella del coach aziendale che insegna ai manager come fare i manager, non dal punto di vista pratico (e i risultati si vedono) ma estetico e del porgersi. Ho avuto una fidanzata, Chiara, che faceva questo mestiere, e lei e i suoi simili facevano fare ai manager degli esilaranti “giochi di ruolo” con biglie, calcetto ed altri esperimenti del genere. Io che con le donne sono vilissimo ascoltavo pazientemente, ma sbottai una volta che mi disse che una delle metodiche (“metodiche”, “tempistiche”, “problematiche” sono termini che oggi fan parte dello pseudo-italiano, ma non sarebbe più semplice dire metodi, tempi, problemi?) per valutare le capacità di leadership di un manager era metterlo davanti a un cavallo e osservare le sue reazioni, del tipo, non del cavallo. Le dissi: ”Scusa, Chiara, non credo che al-Baghdadi per conquistare la leadership si sia messo davanti a un cavallo, forse l’avrà montato, più probabilmente avrà estratto il kalashnikov al momento opportuno”.

Per noi che apparteniamo al passato, e fra breve al trapassato, più che di queste sciocchezze ci importa la sostanza. E se guardiamo l’attività di “The Donald” da questo punto di vista il giudizio diventa un poco diverso. E’ con Trump che è iniziato il ritiro delle forze americane dall’Afghanistan ed è sotto la sua presidenza che è stato annunciato quello dall’Iraq (sia detto di passata: una guerra costata, in modo diretto o indiretto, 650mila morti infintamente di più di quanti ne abbia fatti Saddam Hussein, secondo un calcolo molto semplice fatto da una rivista medica britannica che ha messo a raffronto i morti durante gli anni del potere del raìs di Baghdad e lo stesso numero di anni dell’occupazione yankee). Sia pure nel suo modo goliardico, giocando a chi “ce l’ha più grosso”, Trump ha trovato il modo di allentare l’eterna tensione con la Corea del Nord.

Storicamente gli americani sono “isolazionisti” e Donald Trump, che pur è un repubblicano anomalo, sembra continuare questa tradizione, spezzata brutalmente da George W. Bush che ha disseminato il mondo, soprattutto quello mediorientale, di guerre che sono venute regolarmente in culo all’Europa finendo per creare il “mostro” Isis (ma neanche i democraticissimi Clinton, guerra alla Serbia del 1999, e Obama, guerra alla Libia in supporto ai francesi, hanno scherzato).

Per quel che si può giudicare da qui Joe Biden sembra una brava persona, certamente molto meno urticante di Trump che però aveva un pregio proprio nella sua brutale schiettezza che, a mio modo di vedere, è meglio dell’ipocrisia. Non credo però che con Biden possa cambiare la sostanza delle cose. L’America è un paese imperiale e imperialista. Gli americani si sentono e si credono ancora i padroni del mondo. Il Novecento è stato il “secolo americano”, ma il futuro non è più “iuessei”, è della Cina che senza fare stupide guerre con droni e bombardieri punta sull’economia e ha già conquistato mezza Africa e parti dell’Europa e anche del mondo islamico, radicale e non, o forse, dell’Isis.

Il Fatto Quotidiano, 21/11/2020

13 replies

  1. Effettivamente, lo dico da tempo, e non ci vuole un genio per vederlo, il gradasso Trump non ha aperto nessun fronte di guerra (tranne via Twitter, con poche vittime collaterali) ed ha congelato quelli esistenti, contrariamente al Nobel per la pace Obama. Ha ringhiato e abbaiato a destra e a manca, ma la linea rossa del conflitto armato non l’ha mai varcata, e questo merito, forse l’unico, glielo si deve riconoscere

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  2. ” Il Novecento è stato il “secolo americano”, ma il futuro non è più “iuessei”, è della Cina che senza fare stupide guerre con droni e bombardieri punta sull’economia e ha già conquistato mezza Africa e parti dell’Europa e anche del mondo islamico, radicale e non, o forse, dell’Isis.”
    In effetti, la situazione attuale di guerra non dichiarata causata dal virus ha probabilmente come responsabile le Cina, ma questo a Fini piace. No, non penso a qualche sperduto laboratorio super sicuro in Cine, popolato da scienziati pazzi. Mi basta pensare che questo Paese sedicente comunista ha enormi sperequazioni sociali, un arricchimento di pochi, mentre la popolazione vive in condizioni penose e igiene nulla, da cui pangolini, pipistrelli e virus in compagnia. Un Paese che e’ riuscito a far dimenticare esecuzioni sommarie, studenti piallati in Piazza Tien An Men, Hong Kong sotto il pugno di ferro, e il Tibet oppresso, perche’ a tanta gente, far cui Massimo Fini (che stimo) piace fare la guerra agli imperialisti a Ovest, mentre quelli furbi a est vanno elogiati perche’ le guerre le fanno senza dichiararle. E arriviamo al paradosso di Benettoniani DOC come Oliviero Toscani, che elogia la Cina per come ha gestito il virus (fucilazioni, incarcerazioni, ecc.) portata come modello contro gli odiati USA. Ci sono volte che gli intellettuali, di intellettuale mi pare abbiano solo il nome. Io preferisco morire americano che cinese, perche’ con tutti i suoi difetti, quella e’ una democrazia, non una dittatura a nome comunista. Massimo Fini: se le guerre americane sono stupide, per te quele cinesi sono intelligenti. Per me le guerre non lo sono mai.

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    • Secondo me lei ha messo nella penna di Fini parole che non ha mai scritto ma che lei pensa. Ha messo in contrapposizione gli USA con la Cina ed è una verità. Il futuro sarà una sfida tra questi due giganti. Per il resto non mi pare di aver letto che la Cina sia migliore o che la preferisca.

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    • @Alessandro Veneziani
      Sono sicuro che Lei non l’ha fatto di proposito, ma ciò che Fini ha scritto non è ciò che Lei gli attribuisce.

      Se, da storico, scrivo che Temujin, o Gengis Khan, ha conquistato in poco tempo gran parte dll’Asia spingendosi
      fino all’Anatolia e a parte dell’Europa Orientale e che il resto d’Europa s’è salvato solo perchè Temujin è morto
      prima di avere potuto consolidare il più vasto impero che la Storia abbia mai visto, non vuole affatto dire che
      non conosca o non ritenga tragiche le vicende che hanno accompagnato la sua folle cavalcata.
      Città distrutte, intere popolazioni passate a fil di spada, ruberie, stupri, giustizia sommaria sono state la scia di
      quella conquista, ma ciò non toglie che, in quel particolare momento storico, nessuna altra forza politica e militare
      sarebbe riuscita ad opporsi con successo all’avanzare dell’ Orda.
      Riconoscere a Temujin la sua abilità strategica e politica non significa affatto considerarlo un benefattore dell’umanità,
      ma solo registrare i fatti per come si sono svolti.

      Nel caso dell’inevitabile e ormai molto prossimo sorpasso della Cina nei confronti degli USA non si commette
      delitto di lesa Maestà nel fotografarlo mentre sta avvenendo.

      Se poi ci mettiamo ad elencare le nefandezze commesse dalla “culla della democrazia” nel corso della sua storia
      non sono affatto sicuro che quell’elenco sarebbe molto più corto di quello cinese.

      Comunque, mentre in Cina la mancanza di democrazia è acclarata, anzi esibita come un vanto, negli USA è
      rimasta per lo meno quella formale che ha il suo culmine nell’ordalia che si celebra ogni quattro anni per decidere
      se a comandare (fino a ieri sul mondo intero) dovessero essere i massoni blu democratici oppure i massoni rossi
      repubblicani… ordalia che si ripete senza interruzioni da duecentocinquant’anni, da quando fu eletto Presidente
      il Gran Maestro Massone George Washington.

      Vera democrazia, a mio modesto parere, c’è quando esiste la possibilità di scegliere tra opzioni diverse e in qualche
      modo concorrenti, non quando puoi scegliere solo il colore della vernice, rossa o blu, della carrozza su cui ti toccherà
      viaggiare per i successivi quattro anni.

      P.S.: La prego di perdonare la prolissità della mia risposta che mira non a ribattere ciò che Lei ha scritto, ma a
      mettere qualche puntino sulle i, come è, ahimè, mia inveterata abitudine. Cordialità

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  3. Grazie del suo commento. Non condivido alcune cose che dice, e non è solo storia, ma attualità. Il dibattito sulla morte di Floyd in Cina neanche potrebbe nascere, sarebbe soffocato con la violenza. Per me questi sono fatti. E l’argomento che se Atene piange ,Sparta non ride, non mi convince. Ma le opinioni di tutti, espresse in modo civile e documentato, sono sempre benvenute. Grazie.

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  4. Personalmente credo che chi ricopre cariche pubbliche debba avere un comportamento istituzionale di alto profilo. Detto questo, credo che Trump sia stato un elemento di rottura della politica ingessata e abbia fatto in questi anni gli interessi degli americani) oltre i propri) e quindi è stato un grande presidente Usa (al contrario di Silvio B. in Italia, il quale ha pensato solo ai cazzi suoi). Se non fosse scivolato sul Covid sarebbe stato rieletto e portato in carrozza alla casa bianca.

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