M5S, i sospetti su Pd e FI: “Così vogliono spaccarci”

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Il Caimano è riaffiorato in superficie. E ha agitato tanta acqua da fare rumore. Al punto che l’ipotesi di un forzista come relatore aggiunto della manovra è tramontata: troppo complicato da reggere per i giallorosa e comunque, assicura una fonte di governo a 5Stelle, “sono stati proprio quelli di Forza Italia a tirarsi indietro, spiegando che non è ancora tempo per queste operazioni”.

Ma di questi tempi più che a un coccodrillo Silvio Berlusconi assomiglia a uno specchio, dei sospetti incrociati: quelli tra i partiti della maggioranza, dove tutti vogliono andare avanti fino al 2023, certo, ma sul come e con chi le opinioni divergono. Così ecco il segretario dem Nicola Zingaretti, che da Start su Sky Tg 24 ringrazia il grillino Stefano Patuanelli per essersi assunto la paternità dell’emendamento che tutela Mediaset dalla scalata di Vivendi: “È una norma non finalizzata a un’azienda ma a una condizione del mercato, Patuanelli ha chiarito e lo ringrazio. Accusavano il Pd di uno scambio al ribasso con FI”. Quindi, conclude, “nessun cambio di maggioranza”. Quel che non dice è che al Mise anche i dem avevano sollecitato il provvedimento, stando a fonti dell’esecutivo. Perché il tema era delicato. E del resto i dem continuano a inviare segnali a FI. Su La Stampa il capogruppo alla Camera Graziano Delrio evoca “un’unità nazionale sostanziale” e bacchetta i 5Stelle: “Parlando di autosufficienza peccano di presunzione”. Traduzione diffusa: Delrio punta sempre a un rimpasto per entrare nell’esecutivo. Poi c’è il deputato romano Claudio Mancini, vicinissimo al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che sul Foglio sostiene: “FI è un partito europeista, abbiamo bisogno dei suoi contenuti”. E cita anche la legge elettorale. Per nulla un dettaglio, spiegano ambienti dem: “I forzisti vanno coinvolti perché votino lo scostamento di bilancio, ma anche per approvare una legge elettorale proporzionale. Così loro si potranno emancipare dalla Lega e il Pd non dovrà sottostare alle richieste di Matteo Renzi”. Comunque sofismi per Alessandro Di Battista, che in giornata picchia su quel Pd di cui non si è mai fidato: “Moltissimi dem non si limitano al loro ipocrita silenzio di fronte a episodi di malaffare che travolgono FI. Cercano in ogni modo di riabilitare il berlusconismo. Il partito dell’immoralità diventa responsabile, ma stare lontano dall’immoralità è un dovere perché l’immoralità è come il letame”. Condanna con sfumature congressuali, perché i 5Stelle devono ancora votare la nuova segreteria. E il Di Battista che accusa in chiaro i dem indirettamente ce l’ha anche con alcuni dei suoi.

Non a caso, Luigi Di Maio giovedì lo ha precisato: “Io a Berlusconi non risposi al telefono allora e non lo farò oggi”. E in queste ore tornerà a dire pubblicamente no a FI. D’altronde anche ai piani alti del M5S guardano con malumore al Pd: “Il loro primo obiettivo è spaccare il centrodestra, ma così facendo sanno di dividere e indebolire anche noi. E magari pure Giuseppe Conte”. Preoccupato da certi movimenti. Anche se FI rincula, per non farsi infilzare dal Salvini che indica “l’inciucio”. E dal M5S giurano che Gianni Letta lo abbia fatto sapere: “Noi l’emendamento su Mediaset non lo volevamo”. Sillabe per alzare la posta.

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