In coda alla mensa dei poveri creano assembramento, multati

(HuffPost) – Dura lex, sed lex recita il brocardo. E a rispettare la legge ma, soprattutto a pagare le sanzioni, devono essere anche quelli che sono in coda per ritirare un pasto alla mensa dei poveri. Succede a Genova in tempi di pandemia, in via Prè, nel cuore del centro storico, strada un tempo zona franca per contrabbandieri e prostitute, via ‘cantata’ da Fabrizio De André.

Gli agenti della polizia municipale hanno multato diverse persone in coda che creavano un assembramento, alcuni erano senza mascherine, mentre si trovavano davanti l’associazione Veriamici, che da tempo si occupa di aiutare gli ultimi del quartiere.

Gli agenti sono intervenuti dopo le numerose lamentele di residenti e comitati. Anche perché la strada si interseca con la zona dello spaccio e capita che spesso i pusher si mischino a chi invece vuole solo ritirare qualcosa da mangiare.

“Dopo le segnalazioni – ha spiegato il comandante dei ‘cantunè’ Gianluca Giurato – per diversi giorni siamo andati a sensibilizzare le persone dicendo loro di rispettare le norme anticovid. Ma nonostante tutto hanno continuato a non rispettare la legge e siamo dovuti intervenire”. Gli agenti hanno sanzionato diverse persone. Uno di loro è stato anche denunciato perché ha mentito dicendo di essere un minorenne. Portato all’ospedale pediatrico Gaslini dalle radiografie è emerso che era maggiorenne. Nel corso del servizio, sempre in via Pré, sono state multate altre sei persone sempre per il mancato rispetto delle norme anti contagio.

Sono stati anche gli stessi responsabili dell’associazione a rivolgersi alle forze dell’ordine. “I vigili ci hanno sempre aiutato. Siamo stati anche noi a chiamarli – sottolinea Daniele Marzano, fondatore di Veriamici – e a chiedere aiuto durante la distribuzione dei pasti. ma la fila spesso si interseca con la zona dello spaccio. Noi abbiamo messo i distanziamenti a terra, forniamo le mascherine a chi le ha vecchie o a chi non ne ha proprio”.

Sulla vicenda è intervenuto anche don Giacomo Martino, direttore di Migrantes a Genova. “Uno dei motti delle forze di polizia è di proteggere e servire – ha ricordato -. La legge giusta va applicata guardando la situazione, altrimenti diventa ingiusta. In questo momento è necessario usare l’umanità e anche le associazioni se hanno bisogno di aiuto per gestire le emergenze devono chiedere aiuto. Le stesse istituzioni devono ‘sporcarsi’ le mani con le associazioni, le devono coinvolgere di più. Solo così si può superare un momento duro per tutti, senza puntare il dito contro nessuno”.

Non è la prima volta che, dai tempi della pandemia, alcune multe sono state giudicate troppo severe e inflessibili. A Pavia, ad esempio, una barista ha ricevuto una multa da 400 euro, dopo essersi abbassata la mascherina per fumare una sigaretta fuori dal locale, durante una pausa. Di recente un altro caso ha fatto discutere: un runner è precipitato e morto sui monti di Spriana (Sondrio). Le forze dell’ordine hanno multato l’amico che era con lui: entrambi si trovavano fuori dai rispettivi Comuni di residenza, contrariamente a quanto previsto dal dpcm.

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