Come se so’ invecchiati

(Filippo Ceccarelli- repubblica.it) – A quando il “caminetto”? A quando la “interpretazione autentica”, la “convergenza programmatica”, la “pausa di riflessione”? Sorpresa: dall’utopia roussoviana al politichese democristoide gli Stati generali precipitano con l’immediatezza dell’elettronica; pare che in una chat, a proposito della piattaforma Casaleggio, sia stato messo in circolo il verbo “internalizzare”. Si va verso una “guida collegiale”, apoteosi oligarchica, trofeo di ottimati, sinedrio 2.0. Nell’attesa, fa tenerezza osservare come, in ritardo di trent’anni, i maggiorenti cinque stelle abbiano scoperto le delizie paracongressuali della Dc.

I rinvii, le correnti, i notabili, i figli, i “cumparielli”, le porte chiuse, il doppio mandato, le deroghe allo statuto, l’ansia di rifondazione, il rancore degli ex ministri, i finti appelli all’unità, l’ipocrisia di chiamarsi per nome – Alessandro, Luigi – come un tempo “amici”, l’occupazione del potere, mica male per un movimento forgiato a colpi di vffncl…

Da dire subito: non è che gli altri partiti siano oggi ridotti molto meglio; così come per scrupolo di verità e memoria va detto che accostare gli odierni stranguglioni grillini a quelli democristiani sa di forzatura aggravata, se non altro perché solo alla fine della sua interminabile decadenza il partito cardine della storia italiana si permise di nascondere il nulla dietro un vuoto frasario.

E però oggi, come un tempo, il presidente del Consiglio reca il suo “saluto” al congresso. Al Palasport dell’Eur gli sarebbe rimasto al fianco uno strano tipo con la barbetta e un cappello da alpino sulla testa che reggeva un vecchio stendardo scudocrociato. Ma attenti: dalla platea potevano sempre partire le incursioni del delegato Angelo Gallo, da Acri, che una volta prese per le orecchie Fanfani e un’altra fustigò simbolicamente sul volto, sia pure con mini frustino “del rinnovamento”, l’onesto Zac e l’anziano Gonella.

Non che il buffo ricordo abbia un rapporto immediato con le vane convulsioni del M5S, ma certo queste appaiono ancor più abbaglianti da quando Grillo, elevatosi, ha smesso di riempire la scena di efficaci lazzi e Casaleggio senior di visioni un po’ strambe. Cosa è dunque rimasto del sogno, della palingenesi, della distruzione creatrice a cinque stelle?

Ed ecco che sul ciglio del baratro si agita questa élite di anime in pena; e nemmeno vale la pena di chiedersi se il comune cataclisma – non si pretenderà qui di distinguere le diverse e mutevoli linee – corrisponde a una regressione piuttosto che a una degenerazione, a un deragliamento o a un ribaltamento rispetto alle originarie credenze, la democrazia diretta, l’uno vale uno, la scatola di tonno, onestà-onestà, eccetera eccetera. Per cui, considerato che il punto di partenza era già ben ingenuo e illusorio, ci si limita a un rilievo che suona come un sospiro: come sono invecchiati rapidamente!

Le furbizie, i compromessi, le rivalità, le pugnalate, i fanatismi, le espulsioni, le autoblù, gli scontrini, il tira e molla sugli elenchi degli iscritti; e i riciclati, i portaborse, la vanità, le chiacchiere, le gaffe, le castronerie, le scemenze, i faccendieri, le intercettazioni, gli arresti. Insomma: la vita politica, nel suo ordinario svolgimento come la passa il convento quando non ci sono più idee, progetti, passioni. Eppure: quel che più colpisce, e un po’ anche spaventa, è che tutto è accaduto in cinque o sei anni, un soffio.

Distinti saluti alla purezza dagli Stati generali. Con un triste sorriso, in era pandemica, viene in mente quel deputato, o “portavoce”, che appena arrivato a Montecitorio mostrava ai colleghi un flaconcino di emblematico disinfettante. Che sia effetto della temuta contaminazione, o se davvero, come si auspicava allora, i romani hanno normalizzato i barbari, il disastro cinque stelle non fa onore nemmeno ai romani. Quanto alla Dc, bene o male è durata quasi mezzo secolo e ancora se ne parla.

7 replies

  1. Filippo Ceccarelli…mavaffanculo tu e i tuoi padroni.
    Questo disadattato scopre ora che i partiti (o i movimenti) si riuniscono periodicamente
    per incontrarsi, scontrarsi, contarsi e decidere a maggioranza la linea e l’organizzazione
    del partito.
    Si chiamano “congressi”, bella la mia gioia inconsapevole, e sono, o dovrebbero essere,
    le manifestazioni culmine dell’attività di ogni partito, anche di quelli che hanno più
    congressisti che votanti.
    Il caso vuole, anche se tu probabilmente l’hai rimosso, che quello che si è appena celebrato
    sia il congresso del partito italiano di maggioranza relativa, di gran lunga il più rappresentato
    nelle aule del Parlamento italiano.
    Ohibò! Capisco quanto la cosa ti disturbi, ma fattene una ragione!
    Orbene il tuo tentativo di perculare “a prescindere” questo momento di democratico confronto
    interno con una sguaiatezza che vuoi spacciare per “fine ironia” ti identifica e ti qualifica
    per quello che sei: un servo sciocco senza pudore né vergogna.

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  2. I Matusalemme sotto padrone di repubblica hanno il coraggio di dare lezione di freschezza di idee. Ma quale sono le loro idee? Draghi con un governo delle grandi intese di Napolitiana memoria.

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  3. Articolo stupido di un giornale che la buonafede non sa neanche dove stia di casa. Peccato che l’autore di questo articolo, di cui non faccio lo sforzo di ricordare il nome, non legga questi commenti e persa così l’occasione di fare due pensieri sulla sua onestà. (1) triste che un giornalista bolli come ingenuo e utopico un movimento che faceva dell’onestà il suo punto di partenza… Pensavo che i Giornalisti avessero a cuore l’onestà e si volessero adoperare per difenderla, ma evidentemente costui non appartiene alla categoria… (2) chiederei a questo buffoncello alla corte della Fiat si ricordarmi quanto sono durati movimenti quali l’ulivo o la margherita … Troppo comodo riferirsi alla DC, faccia i conti con la realtà recente.. ma i buffoni bravi anticipano il futuro, quelli scarsi non sanno riconoscere manco il presente.

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  4. Tutti gli articoli di Repubblica letti recentemente hanno questo tono finto alto, usano parole desuete e sono pieni di odio preconcetto e battutine da sfigati. Segno che il giornale, a corto di idee, sta proprio raschiando il fondo… Buon segno per i cinquestelle.

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  5. Filippo Ceccarelli di repubblica. it chi vuoi che sia, un giornalista servile al sistema e scolorito nel suo articoletto da retrobottega. Una realtà fantasiosa deformata dalla viltà.

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