Lo Sceriffo, il Magistrato e la nemesi di Bassolino

(Mattia Feltri – huffingtonpost.it) – La spaventosa contabilità l’ha offerta stamattina il Foglio: diciassette anni da indagato o imputato, un processo partenogenetico che ne figlia altri diciotto, totale diciannove per diciannove assoluzioni, l’ultima quarantotto ore fa. Si parla di Antonio Bassolino, due volte sindaco di Napoli, due volte presidente della Campania – badate bene: le seggiole destinate oggi a Luigi de Magistris e Vincenzo De Luca, che ormai nemmeno si curano si scaldarle.

Non è per ripetere per l’ovvio: può restare una persona sotto sequestro dello Stato per diciassette anni? Può restare un libero cittadino, in una libera società, nel limaccio della presunzione di innocenza al tempo in cui è granitica presunzione di colpevolezza? È dentro questo sistema allucinato, tirannico, di soperchieria legalizzata e applaudita, che si può abrogare la prescrizione e introdurre il fine pena mai, e la pena è del sospettato a vita?

È per aggiungere qualcosa d’altro, e per esempio, con tutta la simpatia e la solidarietà per Bassolino, ormai saprà di essere una vittima anche di sé stesso, della politica d’opposizione sparsa negli anni Settanta (quando salì ai vertici del Pci regionale) e Ottanta, una prosecuzione persino più maldestra della questione morale – e a compensazione non bastava certo l’ironia di Edoardo Bennato che cantava “Arrivano i buoni”. Lo saprà senz’altro di avere concluso il cammino sull’onda sporca di Mani Pulite, e specialmente il primo giorno di marzo del 1993 – ha una volata lunga la campagna elettorale che lo condurrà a dicembre a Palazzo San Giacomo – quando viene arrestato il fratello di Ciriaco De Mita, Michele. Le accuse sono un bijou, per la propaganda più cinica: associazione per delinquere, truffa aggravata, emissione di fatture false, il tutto dentro la giostra della ricostruzione post terremoto in Irpinia, e fa sempre una certa scena. È un mare in cui Bassolino ci si tuffa vestito: “Dunque non era vero che in Irpinia non c’era stata Tangentopoli. C’era, eccome, ad Avellino e a Napoli. I fatti confermano che erano vere invece le denunce più volte fatte dal Pds. Ciò che sta emergendo è una piccola parte della realtà, e usciranno fuori le pesanti responsabilità di importanti esponenti della Dc”.

Dieci anni più tardi, 2003, Michele De Mita è assolto su richiesta della procura.
È chiaro il concetto di nemesi?

Poi Bassolino è stato un bravo sindaco e un discreto presidente, ci fu anche molta aria fritta, come scrisse Giorgio Bocca, il Risorgimento napoletano fu un bel titolo con svolgimento non all’altezza, ma certo Napoli era un fermento di scrittori, registi, musicisti, ebbe una discreta edilizia popolare, scuole nuove, una diffusa pulizia, prima che riesplodesse il casino dei rifiuti, e il sospetto – anticamera dell’infamia – toccò qualche sommità psichedelica: ricordate le pecore alla diossina? Bassolino era quello che si arrubbava i quadri dai musei per la sua casa di Afragola, così come Bettino Craxi era quello che si era rubato la fontana di piazza Duomo (certe cose le scrivevamo davvero, mica è fantasia). Quei galantuomini di An, nelle loro formazioni giovanili, nottetempo impiccarono sul lungomare ventuno manichini coi nomi del nostro e di Rosa Russo Jervolino. E siccome i diciannove processi erano partiti dalla denuncia orgogliosa, diciamo così, di Tommaso Sodano, senatore di Rifondazione comunista, si vede come la miniatura dozzinale e micidiale del patto Molotov-Ribbentrop continua a fare i peggiori danni.

Bene, senza farla tanto lunga: se, arrivati i buoni, si rivelano – si presumono – mascalzoni di quel calibro, che cosa resta? Restano lo Sceriffo e il Magistrato. Che io sospetto (sospetto per il quale li manderei a casa, mica in galera) di occuparsi di tutto tranne della Campania e di Napoli, gli importa solo della loro reputazione, col successo evidente, e cioè di scampare le colpe e riversarle su altri. Uno, il Magistrato, fa zapping di sé, da una trasmissione all’altra, e nemmeno è capace di mandare tre vigili in via Caracciolo a scoraggiare la calca smascherinata. L’altro, lo Sceriffo, da un mese ripara a Salerno, la sua Brindisi di monarca in fuga, e passa il tempo a dire quanto è fesso questo e sfessato l’altro, intanto che si diffondono numeri on demand, praticamente a casaccio, su contagi, terapie intensive, posti letto.

Ecco, possiamo piangere sopra il destino maledetto, e continuare a trascurare la domanda cruciale: ma quanto c’entriamo tutti noi nel nostro destino?

3 replies

  1. Ma questo è fuori come un poggiolo… il Mattia Feltri intendo.
    Per portare acqua al mulino suo e di quelli che gli pagano lo stipendio, non esita
    un istante a perorare la causa del “povero” Bassolino che per anni e anni i suoi
    sodali politici hanno trattato come un malfattore.
    Ora, se si tratta di buttarsi contro la sacrosanta legge che ha riformato la prescrizione,
    perfino il vecchio “comunista” (?) Bassolino diventa un perseguitato, un martire
    dell’accanimento giudiziario verso questi nostri politici che tanto si danno da fare
    per il nostro benessere e vengono ripagati non solo con odio crescente ma addirittura
    con la pretesa che siano giudicati e, all’occorrenza, condannati come tutti gli altri
    cittadini.
    Il Fuffington Post, con la new entry del Feltri figlio, si conferma come uno dei principali
    raccoglitori di spazzatura mediatica nel desolato panorama informativo italiano.

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    • A pieroiula : raccoglitore di spazzatura mediatica è grandioso. E nel caso di Feltri, si applica alla perfezione. Bassolino non è uno stinco di santo, nessuno che arrivi alla presidenza della regione Campania lo può essere e il nostro eroe difensore della prescrizione lampo berlusconiana, omette di informare che Primo si tratta divari procedimenti giudiziari, iniziati in anni diversi, e molti caduti in prescrizione Secondo , Bassolino , mi risulta, RINUNCIÒ VOLONTARIAMENTE ALLA PRESCRIZIONE (e questo gli fa onore) perché voleva l’assoluzione. Quindi , i 17 anni di cui parla questo imbecille, sono, almeno in parte, anche conseguenti ad una decisione dell’imputato. Ma ovviamente questo il capzioso, delincuente Feltri lo ignora (o in mala fede o proprio per ignoranza) per sostenere la sua penosa argomentazione . Non so cosa sia peggio

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  2. “È dentro questo sistema allucinato, tirannico, di soperchieria legalizzata e applaudita, che si può abrogare la prescrizione e introdurre il fine pena mai, e la pena è del sospettato a vita?”

    Certo! Meglio una giustizia lenta che nessuna giustizia. Il problema della lentezza della giustizia non lo si risolve cancellando la giustizia. Non è un incontro sportivo che termina a tempo, cazzo! (cit.)

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