Alessandro Di Battista: “Ho il solo torto di non aver cambiato opinione”

(Alessandro Di Battista) – Da quando sono uscito – per mia scelta – dal Parlamento hanno, costantemente, provato a denigrarmi. Mi hanno diffamato, hanno screditato il mio lavoro abituati evidentemente a ex-parlamentari che si fanno piazzare nelle partecipate di Stato. Hanno provato a irridere le posizioni politiche che io e migliaia di altre persone abbiamo preso e l’hanno fatto coloro che l’unica posizione che conoscono è la genuflessione davanti ai loro padroni. Non ho fatto altro che fare proposte e denunce, ho parlato solo di temi, di identità. Ho fatto auto-critica, ho espresso le mie idee e ho lavorato, da attivista, a progetti che ritengo siano utili per affrontare il dramma occupazionale del post-covid. Il 14 ottobre scorso abbiamo pubblicato un’agenda politica con linee e posizioni chiare. Un programma per i prossimi 10 anni che sappia farsi carico delle sofferenze degli ultimi e della sempre più fragile classe media prima che politici senza scrupoli e interessati solo ad effimere posizioni di potere cavalchino rabbia e paure provando a dividere la pubblica opinione con consuete guerre tra poveri. Credo nel Movimento, nei suoi valori, nella sua identità e sono convinto che prendere posizioni nette, dure, ribadire le nostre regole e rafforzare, con inflessibilità, la linea della “pulizia etica” delle Istituzioni sia il solo modo per dare futuro al Movimento e al Paese.

Negli ultimi mesi per le mie posizioni – evidentemente dissimili da quelle assunte da parte del “gruppo dirigente” – sono stato definito eretico, dissidente. Hanno scritto che le mie idee erano minoritarie, che mi trovavo all’angolo, non considerato. Leggo di fantomatici piani per isolarmi (tra l’altro mai smentiti) perché rappresenterei una minaccia. Ho solo chiesto il rispetto assoluto per quel 33% conquistato con l’impegno ed il sudore di migliaia di attivisti (anche del mio che feci campagna elettorale da non candidato) e un atteggiamento intransigente nei confronti dei soliti boiardi di Stato che sembrano intoccabili. Risultato? E’ stato detto, scritto e lasciato trapelare che fossi contro Conte, nostalgico di Salvini (proprio io che lo attaccavo – quasi in solitudine – quando era potente e prima che si dimostrasse un politico dozzinale qual è) e che volessi minare il governo. Tutto questo solo perché cercavo di rafforzare il Movimento difendendo i successi e ammettendo gli errori. Non sono stato considerato quando (prima privatamente e poi pubblicamente) mi scagliai contro le nomine nelle grandi aziende di Stato di personaggi imputati per reati gravissimi. Mi venne solo garantito che in caso di condanna sarebbero stati rimossi. Ebbene Profumo sta ancora lì. Oggi mi viene chiesto a gran voce di entrare in un organo collegiale che non è stato ancora votato dagli iscritti. Perché? Perché forse le nostre idee non sono così minoritarie come qualcuno vorrebbe far credere. E allora si pubblichino i voti che ciascuno dei 30 delegati nazionali ha ottenuto. Perché è giusto conoscere il peso specifico delle idee di coloro che sono stati scelti e per smetterla una volta per tutte di definire “dissidenti” coloro che, su molti aspetti, hanno il solo torto di non aver cambiato opinione.

9 replies

  1. Alessandro on questa tua ultima affermazione, stai recuperando(involontariamente) il sistema delle “tessere” nei partiti:chi più ne raccoglie, più pesa nel partito. Stai rottamando uno dei principi cardine del movimento:uno vale uno (anche se uno non vale l’altro).

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    • Alla fine si voterà, quindi chi ne avrà di più è ovvio che avrà un peso maggiore, tessere o non tessere. La storia di uno vale uno conta solo nelle opportunità date e nel voto, nel senso che anche quello del Dibba vale uno, ma nell’organizzazione del Movimento è chiaro che non può essere così. Qualsiasi squadra vincente ha a monte un buon tecnico e staff alle spalle.

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  2. Governare è una cosa, saper governare è tutt’altra cosa. Il M5S che raccoglieva le speranze della gente e i voti di protesta anche se non per colpa tutta sua si è adagiato sugli allori e dopo alcune cose ben fatte si è avvitato su se stesso inseguendo i fantasmi del potere e intraprendendo un cammino di conflitti interni che porterà all’autodistruzione. Spero che gli stati generali rappresentino oggi la ripartenza per un impegno politico unitario teso al cambiamento del Paese.

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  3. Quando il potere nascosto che tira le fila del paese da decenni teme qualcuno, semplicemente lo distrugge, prima mediaticamente e poi eventualmente se non basta anche fisicamente.
    Spero che Di Battista, una delle anime buone del movimento, riesca ad incidere e non venga fermato.

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  4. Una forza politica è tale se è in grado di unire e non dividere chi ne fa parte. Gli elementi di apparente diversità possono persino essere una ricchezza se si è disposti al confronto ed accettare democraticamente il verdetto di chi sostiene il movimento dal basso. Di Battista è un punto di riferimento di una parte consistente del m5s e non si può far finta di niente se esprime un disagio diffuso in platea, non si può allo stesso modo non tener conto delle inevitabili vicissitudini relative a stare in un governo con altri che ovviamente non sono uguali a noi.

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    • Infatti.
      Poi siamo sicuri che una volta trovato l’accordo, per un “Governo di Unità Nazionale” a guida Draghi, per “combattere l’emergenza e Accedere al Mes”, tra la brigata PD e la brigata PD-L, ai 5Stelle non srarà riservato un bel “arrivedrci è stato un piacere”?
      Pensateci, perchè secondo me è così che finirà.

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