A. Di Battista: il crollo del Morandi si poteva evitare. Da Salvini alla sinistra: ecco chi deve risponderne oltre ai Benetton

(di A. Di Battista – tpi.it) – Il tassello che mancava per far comprendere a tutta Italia quanto la gestione delle nostre autostrade sia stata squallida da parte della famiglia Benetton è appena comparso: poco fa sono stati arrestati gli ex-manager di Autostrade per l’Italia (Aspi). L’accusa fa accapponare la pelle: attentato alla sicurezza dei trasporti e frode. Tra gli altri è finito ai domiciliari Giovanni Castellucci, ex-Amministratore delegato di ASPI e vero e proprio deus ex machina della crescita di Atlantia, gallina dalla uova d’oro della famiglia di Ponzano Veneto. Il numero uno (scelto dai Benetton) di una delle principali aziende al mondo nel settore delle infrastrutture autostradali, aeroportuali e della mobilità in genere, arrestato perché, secondo i PM, era a conoscenza “della difettosità delle barriere e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale”.

L’inchiesta è parallela a quella che riguarda il crollo del Ponte Morandi. Già mi immagino la difesa da parte dei Benetton: “Abbiamo fiducia nella magistratura e ricordiamo di aver chiesto le dimissioni di Castellucci a seguito della tragedia del Ponte Morandi”. Più o meno diranno questo. Castellucci divenne Direttore Generale del Gruppo autostrade nel 2001, 19 anni fa. Inoltre ha ricoperto la carica di AD di ASPI (e poi di Atlantia) dal 2005 al 2019. Ora è ai domiciliari ma il suo patrimonio è al sicuro. Appena si è dimesso a seguito della strage di Genova ha ricevuto una buonuscita di 13 milioni di euro oltre che una protezione pressoché totale da parte di Atlantia.

Si legge infatti nella nota diffusa al termine del CDA che ha preso atto delle sue dimissioni: “Per qualsiasi giudizio civile, penale o amministrativo che dovesse coinvolgere Castellucci, anche dopo la cessazione dei rapporti, anche per indennizzi e risarcimenti, ed anche per spese legali e peritali, sarà a carico della società, salvo dovessero emergere condotte dolose comprovate ed accertate”. Certi personaggi cascano sempre in piedi. I denari spesi dai cittadini italiani per percorrere tratti autostradali, tra l’altro costruiti negli anni proprio grazie alle loro tasse, sono serviti anche a pagare 13 milioni di euro di liquidazione ad un manager arrestato poche ore fa.

La magistratura farà il suo corso, ci sarà un processo, chi ha denaro in cassa per liquidare Castellucci con 13 milioni di euro ne avrà a sufficienza per pagare fior di avvocati. Ma restano i morti, resta la totale assenza di vergogna da parte di una famiglia responsabile di decisioni scellerate che hanno pregiudicato la sicurezza di milioni di cittadini e resta la sudditanza di un’intera classe politica nei confronti di questi personaggi ai quali sono stati, di fatto, regalati gioielli pubblici costruiti con il sudore degli italiani.

Avvenne tutto nel 1999, a cavallo tra i governi Prodi e D’Alema. Con la scusa di mettere a posto i conti pubblici ed entrare nei parametri del Patto di Stabilità (che oggi, tra l’altro, a parole mettono tutti in discussione), progressisti, ex-compagni, ipocriti nostalgici di Berlinguer hanno tradito un Popolo e le battaglie di una vita iniziando un progressivo smantellamento dell’industria pubblica le cui conseguenze sono anche le macerie di Genova. Di quei governi fecero parte Bersani, la Finocchiaro, la Bindi, Ciampi, Amato, Fassino, Veltroni, Napolitano e molti altri. Dovrebbero, quantomeno, scusarsi. Direttore generale del Tesoro in quegli anni era Mario Draghi – definito da Cossiga “un affarista e liquidatore, dopo la famosa crociata sul Britannia, dell’industria pubblica italiana”- anch’egli partecipe di tale smantellamento.

Disprezzo la famiglia Benetton ma disprezzo altresì un’intera classe politica che al posto di fare gli interessi della collettività ha svenduto opere pubbliche ad imprenditori privati che, di fatto, le hanno pagate aumentando i pedaggi. “Dalle nostre relazioni il Ponte Morandi era in buono stato”. Così dichiarava Castellucci il 18 agosto 2018, 4 giorni dopo il crollo che ha provocato 43 morti e quasi 600 sfollati. Gli faceva eco Luciano Benetton che definì la strage di Genova “una disgrazia imprevedibile e inevitabile”.

Gli arresti di oggi, dimostrano, se ve ne fosse ancora bisogno, che certe stragi non sono affatto imprevedibili. Quando vi è “incuria, omesso controllo, consapevole superficialità e brama di profitto” (sono parole di Mattarella) la tragedie sono prevedibilissime. Come è prevedibile il fatto che nulla cambierà se la pubblica opinione si lascerà distrarre (distrarre viene dal latino distràhere che significa separare, spingerci in parti diverse) da continue guerre tra poveri. Il capolavoro dell’establishment e del sistema mediatico a suo supporto è convincerci che le nostre precarietà esistenziali dipendano dal vicino di casa, da un dipendente pubblico, da un disoccupato che prende il reddito di cittadinanza o da un disperato che spera che al di là del Mediterraneo vi sia un briciolo di speranza. Il capolavoro dell’establishment e del sistema mediatico a suo supporto è spingerci a cercare colpe sotto di noi o al nostro fianco senza alzare la testa e guardare negli occhi coloro che, occupando apicali posizioni di comando, hanno, con le loro scelte, sbriciolato i nostri diritti.

Qualcuno mi accusa di attaccare più il PD di Salvini lasciando intendere una mia predilezione verso uno dei politici che in realtà reputo più pavidi ed inconsistenti di tutto il panorama partitico italiano. Sciocchezze. Io ho attaccato Salvini quando era potente, quando era difficile attaccarlo, prima che suicidasse e senza mai dargli del fascista ma cercando di dimostrare quanto fosse parte integrante dell’establishment. Mi viene da ridere quando lo definiscono sovranista. E’ come definire il PD un partito di sinistra.

La Lega, così come la gran parte dei partiti politici italiani, è stata vile davanti ai Benetton. Se, tra il 2018 ed il 2019, si fosse davvero schierata a favore della revoca delle concessioni autostradali, la revoca l’avremmo già ottenuta. Non l’ha fatto e la Storia, mi auguro, le presenterà il conto. La Lega, nel 2006, ricevette parte di quel milione e rotti di euro messo sul piatto dai Benetton per finanziare la politica. Tutta la politica. 150.000 euro alla Lega, 150.000 euro ad AN, 150.000 euro a Forza Italia, 150.000 euro all’UDC.

Lo sanno le sardine che uno dei loro punti di riferimento ha finanziato un partito che reputano pseudo-squadrista? Salvini non era conosciuto come oggi ma era pur sempre vice-segretario nazionale della Lega. Ma i Benetton non si solo limitati al centro-destra. Non sapendo chi avrebbe vinto le elezioni del 2006 hanno elargito finanziamento ai DS, a La Margherita, al Comitato per Prodi e all’UDEUR di Mastella. Io non dimentico e, oggi più che mai, invoco la revoca delle concessioni. Perché i morti non si possono piangere e basta. Vanno onorati con scelte drastiche e rivoluzionarie affinché chi ha sbagliato paghi sul serio e chi, un domani, dovesse gestire un bene pubblico lo faccia con la massima attenzione possibile. Perché uno Stato che si rispetti non deve essere vendicativo ma neppure si può concedere il lusso di perdonare.

10 replies

  1. Difficile non essere d’accordo con questo articolo!! I giochi di potere sono infinti ed infinitamente schifosi!! Tutto per denaro e potere!! E l’essere umano può nulla se rimane ignaro ed isolato!! Menti forti e motivate, colte e volitive potranno scardinare l’ordine precostituito dei potenti e la loro protervia infame.. come capisco Alessandro Di Battista, com’è difficile riuscire però a distruggere il sistema marcio…

    Piace a 5 people

  2. Mi metto nei panni dei Benetton: ho scelto una persona come AD e questa, a mia insaputa, ha omesso controlli e ha colpevolmente tagliato i costi compromettendo la sicurezza fino a causare una tragedia immane di cui ci si dovrebbe vergognare oltre limite. Certo, questa persona mi ha fatto guadagnare, ma a prezzo di vite umane. Allora ecco che lo licenzio su due piedi e mi costituisco parte civile. Quello che non gli porteranno via i parenti delle vittime e lo stato, glielo porterò via io. Io vengo dopo perché ho subito un danno economico e di immagine, nemmeno comparabile a quello subito dalle vittime e dallo stato.

    Vediamo ora un altro scenario di pura fantasia. Sempre io al posto dei Benetton. Questa volta spingo l’AD a ridurre ulteriormente i costi per farmi guadagnare di più, lo copro di premi se raggiunge gli obiettivi. Poi lui viene da me e mi dice che può farmi guadagnare ancora di più omettendo i controlli e magari corrompendo qualche tecnico delle certificazione. Si vuole tutelare e mi chiede di firmare un documento oppure registra a mia insaputa il colloquio e mette il tutto in cassetta di sicurezza. Lo chiama “il salvagente”. Poi il ponte crolla e viene da me: ok, io mi prendo tutta la responsabilità, ma tu non ti costituisci parte civile e la società si fa carico di tutte le spese legali e dei risarcimenti. In caso tu debba licenziarmi mi dai una liquidazione di X milioni. “Il salvagente” resta al sicuro nella cassetta di sicurezza e nessuno saprà che esiste.

    Ovviamente io non ho né un impero grosso, né un impero microscopico… certo che se l’avessi avuto mi sarei comportato come nel primo scenario perché io, come i Benetton, non sono avido, ma al loro contrario tolgo il supporto alle persone che hanno tradito la mia fiducia e hanno causato tante morti.

    Piace a 4 people

  3. Siamo e saremo solo noi (popolo) gli artefici del cambiamento,
    si può e si deve poter vivere in uno stato di diritto, basta pensare al proprio orticello
    ma alla collettività nella sua interezza. Tutti questi ingordi di potere e soldi devono
    essere cacciati via da ogni meandro in cui si annidano.
    Non fatevi fuorviare dai media loro padroni, che ogni italiano (così anche nell’ora di questa pandemia)
    deve pensare se quei morti, questi morti fossero i nostri cari.

    Piace a 1 persona

  4. Siamo e saremo solo noi (popolo) gli artefici del cambiamento,
    si può e si deve poter vivere in uno stato di diritto, basta pensare al proprio orticello
    ma alla collettività nella sua interezza. Tutti questi ingordi di potere e soldi devono
    essere cacciati via da ogni meandro in cui si annidano.
    Non fatevi fuorviare dai media loro padroni, che ogni italiano (così anche nell’ora di questa pandemia)
    deve pensare se quei morti, questi morti erano/sono i nostri cari.

    Piace a 1 persona

  5. A sto punto direi che la revoca della concessione non basta.
    Hanno progressivamente ridotto le manutenzioni per massimizzare i profitti, e questo avrebbe necessariamente messo a rischio la sicurezza di chi usa autostrade (compresi fra l’altro i loro amici e parenti), cioè hanno messo in conto che ci sarebbero state delle vittime … non somiglia a un assassinio?
    Secondo me devono (subito dopo la revoca, ma qui troviamo il primo intoppo: la demicheli ,quella che hanno messo a garanzia dei benetton dopo aver cacciato Toninelli) risponderne penalmente, sia per i morti che per le corruzioni varie, e ovviamente in primo luogo coloro che se ne sono avvantaggiati più di tutti, cioè i maletton, ma poi anche a cascata i loro dirigenti e i politici collusi, e poi civilmente, restituendo tutto l’illecito guadagno.

    Sennò capiranno che hanno fatto bene, e continueranno, loro e tutti gli altri in condizioni simili, a fare lo stesso.
    Spero che la politica sia cambiata al punto da consentire questo processo, eventualmente a Norimberga.

    Piace a 4 people

  6. Leggo gli editoriali di Alessandro Di Battista, infilati l’uno dietro l’altro, giorno dopo giorno, come le perle di una collana
    e mi domando se quei sentimenti, quelle parole siano solo l’espressione del pensiero di un barricadiero sognatore o se
    piuttosto non sono la riproposizione, lucida e appassionata, dell’animus pugnandi che il tempo ha affievolito ma che è
    stata la spinta originaria del Movimento.
    Non intendo dire che non si possa cedere ai compromessi perché il Compromesso è Politica, ma se si cede troppo e
    troppo spesso si finisce col perdere il contatto con le proprie radici e l’albero, che aveva cominciato a mettere rami,
    foglie e frutti inevitabilmente seccherà.

    Piace a 5 people

  7. Cosa accadrà ad Atlantia sotto condanna per i danni alle persone ,a tutte le strade provinciali e comunali aggredite dal traffico pesante per l’eccessività dei costi autostradali, per dover ricostituire spero la sicurezza dei beni a loro affidati. Non certo la rivalutazione di borsa regalata dalla ministra durante la trattativa, meno male abortita. Vale ormai zero, anzi molto meno di zero per i danni che riusciranno spero a toccare i Benetton, troppo sperare i politici che hanno voluto una tale truffa ai danni dello stato. Altro che penale per la revoca, penso ce ne sia abbastanza per lasciare i Benetton senza mutande. Ricordate il Benetton nudo, era preveggenza. Ma persone come Di Battista devono aver voce e potere, dobbiamo davvero sostenerli se vogliamo liberarci da queste sanguisughe ingorde.

    Piace a 2 people

  8. Premesso che sono per la subitanea revoca delle concessioni ai gestori inadempienti…
    mi permetto un breve riassunto del “salva Benetton” di Fi/Lega:

    -Il 1^ governo Prodi (1996-1998) avviò la strada della privatizzazione delle autostrade senza adottare norme in grado di tutelare l’interesse dei cittadini su fronte tariffe e pedaggi.
    Cinque anni dopo furono evidenti: andamento positivo utili ed extra-profitti, aumenti tariffari e mancati investimenti.
    -Berlusconi rinnovò nuovamente le concessioni senza fare modifiche.
    -2006 torna Prodi che provvede subito a fare correzioni:
    allo scadere dei piani economico-finanziari e comunque entro un anno, tutte le convezioni devono essere riscritte: “obbligo di reinvestire guadagni in ammodernamento e manutenzione autostrade”.
    -Prodi cade però; maggio 2008 governo Berlusconi-Lega:
    nella conversione del decreto 59/2008 Prodi, con emendamento, subito battezzato salva-Benetton, modificò norme ed approvò per “legge” le nuove convenzioni Anas e concessionarie.
    L’approvazione “per legge” eliminò il parere del Cipe e del Parlamente che avevano chiesto maggiori garanzie e controlli per l’interesse pubblico sulle nuove convenzioni.

    Se con Prodi nel 2006 si obbligavano i gestori privati delle autostrade a legare gli aumenti dei pedaggi agli interventi di ammodernamento e manutenzione,
    Berlusconi, grazie anche al voto della Lega e di Salvini cancellava questa impostazione e gli utili e l’incremento dei pedaggi non erano più vincolati alla messa in sicurezza”!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.