(dagospia.com) – Gran parte dei sondaggisti lo danno per certo: l’irruzione sulla scena politica di Roberto Vannacci e della sua “sporca dozzina”, altrimenti detta “Futuro Nazionale”, non è un fuoco di paglia, non è una caricatura, non è un mero fenomeno di passaggio destinato a ballare una sola estate: è qui per restare.
Se va avanti così, guadagnando 1 punto ogni 15 giorni, come rilevano i dati di SWG del 22 giugno e quelli di Agi/Youtrend di oggi, a settembre “Futuro Nazionale” sotterrerà non solo la Lega, sprofondata al 5-6%, ma anche Forza Italia, galleggiante al 7-8%.
A quel punto, con i due alleati in stato comatoso, riuscirà Giorgia Meloni, col 28% circa di FdI, ad ottenere il 42% dei consensi, come vuole la riforma della legge elettorale targata centrodestra?
Lo “Stabilucum”, che va in aula per la presentazione degli emendamenti (in primis sulle preferenze), prevede infatti un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 eletti alla Camera e 113 al Senato) alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi.
Nel caso che il boom di Vannacci proceda oltre l’estate, di pari passo con l’emorragia di voti di Lega e Forza Italia, il premio di maggioranza proposto dalla nuova legge elettorale rischia di trasformarsi in un boomerang per l’Armata Branca-Meloni, a tutto vantaggio del campo dei miracoli del centrosinistra.
Dunque, che diavolo fare per ritornare di nuovo a combinare guai a Palazzo Chigi?
Intanto, nessuno sa quando si andrà a votare: elezioni anticipate ad aprile, come si vocifera, oppure alla scadenza della legislatura ad ottobre 2027?
Ipotizzare poi le possibili mosse di Giorgia Meloni, non è una fatica sprecata, è inutile: fin dal giorno in cui si è installata a Palazzo Chigi, la Statista della Sgarbatella si è sempre contraddistinta per le sue giravolte e piroette, volteggi e capriole, preferendo alla strategia (la visione generale), la tattica ballerina (l’opportunismo del giorno per giorno) pur di raggiungere un obiettivo immediato, perché “del doman non v’è certezza”.
Quindi, ammesso e non concesso che Vannacci cavalchi un’onda lunga e raggiunga nei sondaggi autunnali il 7-8%, possiamo solo tratteggiare qualche ipotesi.
Primo scenario: per mettere al sicuro la vittoria, Meloni imbarca nel terzetto della coalizione anche l’ultra-destra sovranista e filo-putiniana di Futuro Nazionale.
In tal caso, l’uscita dalla coalizione di Forza Italia in modalità Marina B., per esplicita incompatibilità con il “mondo al contrario”, omofobo e razzista, di Vannacci, viene data più che probabile.
Oltre ad aver rifilato una staffilata a Tajani (“In Europa ha votato a favore per dare altri soldi all’Ue”), l’ex parà ha sistemato per le feste la Regina di Arcore, Marina Berlusconi, rea di aver dichiarato che “escludere Vannacci dal centrodestra non sarebbe una grande perdita”; anzi, un’opportunità per liberare la coalizione da “pericolosi estremismi”.
Calzato l’elmetto, Robertino è partito alla carica. Dopo aver descritto Forza Italia come un partito “eterodiretto dal denaro e dall’editoria”, accusandolo di strizzare l’occhio a posizioni di sinistra, l’ha infilzata alla Travaglio: “Non capisco perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico“.
Anche se Forza Italia ha ribadito totale chiusura verso il generale, la Ducetta azzoppata è invece convinta di riuscire ad ammorbidire l’estremismo senza limitismo di Vannacci, mantenendo così il partito fondato da Silvio Berlusconi nella maggioranza.
Su tale progetto di aggregazione, è interessante quanto rilevano gli analisti di SWG sul fenomeno di Futuro Nazionale: “Tra i sostenitori della maggioranza di governo, 1 su 3 apprezza la figura del Generale e lo interpreta come un valore aggiunto per lo schieramento guidato da Meloni.
A convincere è soprattutto la sua capacità di esprimersi in modo diretto, senza badare alla diplomazia”.
E aggiunge: “La maggioranza del popolo del centrodestra però è critica nei confronti di FN, in quanto non ne condivide le idee o lo ritiene poco credibile. Gran parte, inoltre, lo considera un mero fenomeno di passaggio”.
Occorre anche considerare come l’aggregazione di Futuro Nazionale in versione dietor, addolcita da poltrone ministeriali e da commissioni, verrebbe valutata dai democristiani del Partito Popolare Europeo, attualmente alla guida della commissione presieduta da Ursula von der Leyen.
Anche perché, dopo lo scazzo da pescivendoli con Trump, l’unica alternativa rimasta a “Gigiorgia” rimane quella di spostarsi al centro, ritornando con la cenere in testa a sedersi al tavolo di Merz e Macron (vedi il bilaterale col presidente francese ad Antibes, incontro che in passato, per non trasformarlo in un ring, si accordarono per rinviarlo).
Secondo scenario: a ‘sto Vannacci conviene scodinzolare alla corte della Meloni, cassando la sua retorica della minoranza eroica che gli fa dire: “Noi rappresentiamo lo scarto, la feccia e siamo orgogliosi di esserlo.
In parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e ne siamo fierissimi”?
Finora la leva per la sua irresistibile ascesa è stata quella di rinfacciare alla Meloni il tradimento delle promesse elettorali del 2022 e la deriva moderata del suo esecutivo, a partire da sicurezza e immigrazione fino alle posizioni sulle spese militari, posizionandosi come alternativa a quella che definisce una “destra slavata’’.
Infatti, l’ex generale della Folgore raccoglie consensi soprattutto dagli elettori di destra delusi dai quattro anni di occupazione di posti di potere dei Camerati d’Italia (il grande balzo di FdI avvenne quando fu l’unico partito all’opposizione del governo Draghi).
Terzo scenario: una volta festeggiato il 22 ottobre 2026 il quarto anniversario dal giuramento ufficiale al Quirinale avvenuto nel 2022, incassato l’agognato record di permanenza a Palazzo Chigi, “Gigiorgia” potrebbe anche trovarsi con un Salvini sempre più dissanguato da Vannacci che, per non tirare le cuoia, getta la spugna e molla il governo, e a quel punto Meloni si dimette.
Ma checché ne dica Bloomberg, dimissioni non vuol dire andare automaticamente a elezioni: il potere di sciogliere il parlamento è nelle mani sante di Sergio Mattarella che, secondo quanto prevede la Costituzione, deve procedere alle consultazioni dei partiti per individuare una nuova maggioranza.
Se la quadra di un accordo di governo non si trova, solo a quel punto Mattarella scioglie le Camere e apre la campagna elettorale.
A quel punto, la tela del bipolarismo con l’irruzione di Vannacci si è ingarbugliata e, come abbiamo visto, tutto può succedere: se Futuro Nazionale decide di entra nella coalizione, c’è il rischio che esca Forza Italia; se la Lega, dopo aver determinato la caduta del governo, ritorna sui suoi passi, Giorgia Meloni non può ripresentarsi a candidato premier di una alleanza tale e quale a quella precedente.
Dov’è la coerenza? si chiederebbe il buon Mattarella, e con un bel comunicato dal Colle sistemerebbe l’Underdog mettendola nelle condizioni di non essere più credibile…
Roba da overdose di Xanax? Aveva già capito tutto colui che fece scolpire in greco questa frase su un marmetto del Palatino: “A Roma ho scoperto che la via diritta è un labirinto…”.




