La Ue ha prenotato 300mln di fiale di vaccino ma in Italia la distribuzione partirà solo da metà 2021

(Mauro Evangelisti – il Messaggero) – Catena del freddo. Questo sarà uno degli ostacoli principali da superare per una distribuzione massiccia del vaccino di Pfizer (Usa) e BioNTech (tedesca). Il vaccino che hanno sviluppato e che è arrivato alla fase 3, si basa sulla tecnologia innovativa dell’Rna messaggero, la stessa che, ad esempio, sta usando un altro colosso statunitense, Moderna. Le dosi dei vaccini, per funzionare, devono restare costantemente sotto gli 80 gradi centigradi.

Questo significa che tanto per il trasporto, quanto per la distribuzione e la somministrazione, serviranno strutture adatte, celle frigorifere di alto livello, bisogna allestire una macchina organizzativa che ha pochi precedenti. Non tutti i vaccini arrivati alla fase 3 (la più avanzata della sperimentazione, nel mondo sono 6 in questa condizione) hanno questa esigenza.

Quello su cui l’Italia ha puntato con più forza (il vaccino creato dall’istituto Jenner di Oxford in collaborazione con l’Irbm di Pomezia, prodotto e commercializzato dalla multinazionale AstraZeneca) ad esempio non ha questa necessità, può essere conservato come i vaccini più tradizionali e questo semplifica distribuzione e somministrazione (e non richiederebbe una doppia dose, a differenze di quello Pfizer). Premesso che, se saremo fortunati, il mondo avrà più di un vaccino validato dalle autorità regolatorie e questo velocizzerà l’uscita dalla pandemia, a che punto è il vaccino di Oxford?

Spiega Piero Di Lorenzo, ad di Irbm: «Ci aspettiamo la fine della fase 3 della sperimentazione tra l’ultima settimana di novembre e la prima di dicembre. Poi parola passa alle agenzie regolatorie. Legittimo pensare, se non ci saranno intoppi, che a gennaio si potranno consegnare le prime dosi riservate alle categorie a rischio. Giustamente il ministro Speranza parla di marzo-aprile per l’arrivo di un numero consistente di dosi, qualche decina di milione. L’Italia ha già prenotato 70 milioni di dosi».

NESSUNA ESCLUSIONE

Ma il nostro Paese sarà escluso dal vaccino Pfizer che, secondo la compagnia, ha già dimostrato una efficacia al 90 per cento? Non sarà escluso. Ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha spiegato: «Sigleremo un contratto con Pfizer-BioNTech per l’acquisto di 300 milioni di dosi di vaccino». Di queste, se teniamo conto del numero di abitanti, poco meno di 40 milioni dovrebbero essere destinate al nostro Paese, un numero tale da fermare in modo decisivo la diffusione del virus.

Ma il problema è rappresentato dai tempi: in primis, in Italia non è ancora stato approntato un piano di vaccinazione (Regno Unito e Germania lo hanno già fatto), inoltre nel caso di Pfizer c’è il nodo non secondario della conservazione sotto gli 80 gradi. Altro tema: è presumibile che le prime dosi siano riservate agli Stati Uniti, visto che Pfizer e BioNTech, che stanno già producendo 50 milioni di dosi, avevano firmato un contratto con l’amministrazione Trump da 1,9 miliardi di dollari per la consegna di 100 milioni di dosi entro dicembre e l’opzione per acquisirne altre 500 milioni.

Tutti questi dati ci fanno comprendere che, se ci limitiamo solo al vaccino sviluppato da Pfizer, per una somministrazione di massa bisognerà attendere la fine del primo semestre del 2021 in Italia. Se invece arriverà l’autorizzazione dell’Ema (l’autorità regolatoria europea) per il vaccino di AstraZeneca, allora i tempi saranno molto più rapidi. In entrambi i casi, comunque, bisognerà decidere da quali categorie cominciare per la vaccinazione.

Sembra scontato che si dovrà cominciare con il personale sanitario, medici e infermieri, perché bisogna proteggerli, in modo che sia sempre garantita l’operatività degli ospedali. Inoltre, anche se su questo c’è un dibattito in corso, così come avviene per il vaccino anti influenzale, bisognerà privilegiare le categorie a rischio, dunque i più anziani e coloro che soffrono di altre patologie.

Per evitare aspettative che potrebbero essere deluse vanno comunque chiariti alcuni punti fermi: ad oggi, nessuno dei sei vaccini in fase 3 è ancora stato autorizzato (anche se in Cina, Russia ed Emirati Arabi la somministrazione ad alcune categorie ristrette di persone è già cominciata per tre vaccini), dunque non vi sono ancora certezze; per vedere la vittoria definitiva sul coronavirus bisognerà aspettare molti mesi, come lo stesso Biden ha spiegato agli americani dopo l’annuncio di Pfizer. Oggi è importante restare lucidi in questo ultimo tratto del tunnel, rispettando tutte le precauzioni (mascherina, distanziamento, igiene, protezione della popolazione a rischio) necessarie a rallentare il contagio.

4 replies

  1. Mauro Evangelisti e “il Messaggero” come al solito danno sfoggio di grande ignoranza e di non rileggere quello che scrivono: “devono restare costantemente sotto gli 80 gradi centigradi.” MAGARI! Non ci sarebbe nulla più semplice. Sotto i -80 gradi centigradi: stai parlando di freddo, caro Evangelisti, non di una sauna!

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  2. più probabilmente sono -8°C
    come tutti i vaccini che hanno indicazioni per essere conservati fra 2° e -8°C
    per -80° ci vuole un figo industriale, dato che la catena del freddo non può essere interrotta
    voglio vedere quali ambulatori territoriali hanno tale frigorifero a disposizione
    al fine di conservarlo prima della somministrazione.

    per dire
    i russi la settimana entrante dovrebbero iniziare a distribuire il loro vaccino,
    il primo dei tre in fase di test lo Sputnik V, prodotto industrialmente (ovvero non
    prodotto in un laboratorio sperimentale ma presso una industria farmaceutica)
    al personale medico e poi alle altre fasce identificate (militari, polizia, insegnati)

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    • Sono proprio -80, infatti i produttori hanno messo a punto un complicato sistema per garantire la conservazione fino alla somministrazione. Ci sono un po’ di spiegazioni tecniche in giro.

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