Iss e ministero della Salute vogliono chiudere tutta Italia. “Epidemia non controllata e non gestibile”

Altre cinque regioni passano da gialla a arancione. La Campania potrebbe oggi diventare direttamente “rossa”. Un fine settimana surreale di rinvii e commissari sbagliati.  Comincia a scricchiolare l’ostinazione di Conte che aveva detto: “Mai più lockdown”. Invece ci siamo, di nuovo, come prima. Metà delle persone in fila nei Pronto soccorso non dovrebbe stare lì. Unica buona notizia, il vaccino. La Germania ha promesso all’Italia un paio di milioni di dosi entro la fine dell’anno

(notizie.tiscali.it) – “Nella settimana di monitoraggio, tutte le Regioni sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane”. Sono quattro pagine da brividi quelle che la Cabina di regia di monitoraggio del Sars-Covid 19 istituita presso il Ministero della Salute rende pubbliche ieri intorno alle 22. E’ anche l’ora in cui il Presidente della Repubblica firma il decreto Ristori bis che prevede l’obbligo di pubblicità dei dati in base ai quali vengono assunte le decisioni. A quell’ora altre cinque regioni italiane sanno già da metà pomeriggio di dover perdere ulteriori pezzi di libertà e di vita perché da domani, mercoledì, da gialle che sono (rischio medio) saranno classificate arancioni (rischio alto). Si vanno ad aggiungere a Puglia e Sicilia anche Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo. Decisioni importanti sono attese oggi sulla Campania che potrebbe passare direttamente da giallo a rosso. Visto che il governatore De Luca si rifiuta di dichiarare zona rossa Napoli e Caserta che sono i due cluster ormai fuori controllo. La media nazionale di RT (indice di trasmissibilità del virus di ciascun contagiato) “è pari a 1,7”, per stare più tranquilli dovrebbe stare al di sotto di uno. Ormai si contano oltre 500 contagiati ogni centomila abitati (erano esattamente la metà a fine ottobre). E le strutture ospedaliere al giro di boa: occupate ben oltre il 50 per cento. E la situazione, scrive la Cabina di regia, potrebbe scappare di mano.

Caos e terrore

Una comunicazione certamente terrorizzante che invita il governo ad assumere presto ulteriori misure più restrittive. In pratica la Cabina di regia suggerisce al governo di fermare il paese come già successe a marzo.  Conte resiste. Ci aveva messo la sua faccia nella promessa, “mai più come a marzo, mai più lockdown”. E’ chiaro che smentirsi sarebbe pesante per la credibilità e affidabilità del Capo del governo. In realtà dal 13 ottobre, data del primo Dpcm della Fase 3, il premier è stato costretto a smentite continue. Dai membri del suo stesso governo, i ministri Speranza e Franceschini, e da una schiera di virologi ed epidemiologi che da un mese conoscono una sola parola: chiudere nuovamente il paese. Ne sono così convinti, i vari Ricciardi, Crisanti e Galli, che in questo mese sono usciti con dichiarazioni pubbliche in cui hanno chiesto misure drastiche per dare il modo al Paese ed evitare il peggio.

Prima di analizzare le quattro pagine della Cabina di regia, conviene però mettere in fila cosa è successo da giovedì a ieri pomeriggio. Per capire il contesto in cui maturano le decisioni della Cabina di Regia. Giovedì è stato firmato il Dpcm “finale”, quello che istituisce il criterio dei 21 parametri e delle chiusure localizzate a seconda del contagio. Un automatismo basato su dati certi che ciascuno di noi può prevedere responsabilizzandosi. Così, tra mille polemiche governo-regioni, Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Calabria sono finiti subito in zona rossa. Polemiche a non finire tra governo centrale e regioni. Soprattutto per la tempistica dei dati: troppo vecchi, risalgono alla settimana precedente, in questo modo non si tiene conto dei miglioramenti effetto dei tre Dpcm settimanali che hanno cadenzato i fine settimana di ottobre.

Un fine settimana surreale

Ma, dal giorno dopo, cioè da venerdì 6 novembre, i consiglierei del ministro hanno anticipato: “Il ministro farà presto altre ordinanze, questi non hanno ancora capito che la situazione è tale per cui tutta Italia dovrà tornare in lockdown”. Sabato era atteso il Monitoraggio della cabina di regia. Erano molti a scommettere che ci sarebbero stati subito nuovi aggiornamenti. Cioè ulteriori restrizioni. Palazzo Chigi ha però congelato lo studio per lasciare sedimentare i flussi almeno un fine settimana. Nel frattempo accade che il Commissario ad acta per la sanità in Calabria, il colonnello dell’Arma Saverio Cotticelli ammette in un’intervista tv di “non sapere che era suo compito varare il piano Covid per la regione”. Motivo per cui la regione ha in tutto poco più di 120 letti di terapia intensiva. Un’intervista imbarazzante. Conte lo silura il giorno dopo. Al suo posto il ministro Speranza nomina Giuseppe Zuccatelli, 76 anni, professore con curriculum di tutto rispetto nel campo del management sanitario. Peccato che Zuccatelli a giugno aveva dichiarato che “per prendere il Covid bisogna baciarsi in bocca almeno quindici minuti”. Non depone bene neppure il fatto che il professore due anni fa era stato candidato da Bersani. Il polverone sui commissari raggiunge l’apice domenica sera quando Cotticelli, ospite di “Non è l’arena”, ammette: “Quando sono stato intervistato ero molto confuso, c’è un complotto contro di me”. Se non fosse una tragedia, sarebbe una comica. E meno male che era “il primo week end finalmente un po’ tranquillo senza l’assillo di un Dpcm”. Il Monitoraggio è stato rinviato a ieri pomeriggio. La Cabina di regia e il Cts sono ancora riuniti al ministero quando il governatore dell’Abruzzo, il destro Marco Marsilio (Fdi), cinguetta urbi et orbi che “cinque regioni passano da gialle ad arancioni. Me lo ha anticipato poco fa il ministro Speranza”. Peccato che per avere l’ordinanza occorrerà aspettare la sera avanzata. E per leggere i dati, che per legge devono avere il prima possibile la massima pubblicità e trasparenza, occorre arrivare alle dieci di sera.

L’imbarazzo di palazzo Chigi

Sono giornate complicate. E non è certo qualche ora di ritardo il problema. E’ tutto quello che c’è intorno che non depone a favore dell’affidabilità e consapevolezza dell’azione di governo. Come l’ennesimo scontro tra luminari virologi ed infettivologi: Ricciardi, Galli, Crisanti sono sicuri che “è necessaria la chiusura del Paese”; Ricciardi, che è consigliere del ministro, ha accusato il governo di “essere lento nelle decisioni”.  In un governo forte, dopo una dichiarazione del genere, o se ne va il consulente o lascia il ministro. O si dimette il governo.  Altri invece criticano persino i criteri scientifici con cui vengono raccolti i dati e analizzate le curve. Molti membri del governo e della maggioranza, a cominciare da Conte, si sono scambiati numerosi commenti perplessi sulla gestione della pandemia, sul campo e nella comunicazione. “Questo terrore informativo continuo – ha spiegato l’immunologo Bassetti  – fa solo danni  perché la gente è spaventata e viene al Pronto soccorso quando potrebbe stare a casa”. Vero, basterebbe avere la certezza che prima o poi qualcuno arriva.  Ma la medicina del territorio e le squadra di pronto intervento per sospetti Covid, sono tra i grandi dimenticati della Fase 2, l’estate del nostro generale stordimento. Pure i medici ieri firmato un loro documento il cui senso è: chiudere tutto e non ci pensiamo più.  Domenica Repubblica ha curato uno speciale di quattro pagine per mettere in fila tutto quello che era stato promesso e non è stato realizzato a proposito di pandemia. Ieri Conte ha risposto con una lunga lettera: “E’ un momento molto complicato, per tutti, ma il governo non è mai andato in vacanza”. Un po’ debole di fronte a quello che il Monitoraggio definisce “una situazione complessivamente e diffusamente molto grave”.

Dati aggiornati al 9 novembre

“La maggior parte del territorio nazionale – si legge nella sintesi del Monitoraggio –  è compatibile con uno scenario di tipo 3 ma sono in aumento le Regioni dove la velocità di trasmissione è già compatibile con lo scenario 4. Si conferma pertanto una situazione complessivamente e diffusamente molto grave sull’intero territorio nazionale con criticità ormai evidenti in numerose regioni”. Il territorio non sta bene. Gli ospedali e le case di cura, la nostra “resilienza” ancora peggio. Ci sono “forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri in tutte le Regioni” si legge. Infatti “tutte le Regioni sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane”. L’Istituto superiore della Sanità raccomanda di “rafforzare le misure di mitigazione in tutte le Regioni”. L’indice RT è sopra l’1,7 nel suo valore medio, in Lombardia è a 2,08 (il valore più alto), seguono Basilicata, Piemonte, Molise (1,8 e 1,9). Le altre, tra cui Emilia Romagna e Lazio, hanno l’RT sotto l’1,5. Una diffusione costante e stabile in tutto il Paese. In aumento anche l’incidenza cumulativa: in due settimana siamo passati da 279 mila contagiati ogni 100 mila abitanti e 523 mila. E i sintomatici sono passati da 54.377 a 129.238. 

Quindi, in sintesi, chiudere tutti e tutto

L’Istituto superiore della Sanità raccomanda di “rafforzare le misure di mitigazione in tutte le Regioni”. In ciascuna delle quattro pagine si ripete che la diffusione “interessa tutto il paese”, come a dire che non ci sono più, come nella prima fase, aree protette. Adesso il virus circola in tutta Italia. Indistintamente.  E’ diventato impossibile “tenere traccia di tutte le catena di trasmissione”. Le raccomandazioni sono variabili dello stesso concetto: “drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari”; “evitare tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo”; “restare in casa il più possibile”. Le regioni classificate a “rischio moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese” si raccomanda di “considerare di anticipare rapidamente le misure previste per il livello di rischio Alto”. Insomma, chi anche dovesse stare meglio, ad esempio Lazio ed Emilia Romagna manche Veneto e Friuli e Sardegna, si rassegni: chiudano subito e il più possibile ma sappiano che in ogni caso la speranza di fermare il virus è molto bassa”.

Già lockdown

Insomma, nonostante ci si sforzi nel dire che “non sarà mai più come prima” come ha fatto ripetutamente il Presidente del Consiglio, i tecnici raccontano una situazione che è già peggio di prima. E che lascia pochissime, anzi zero, speranze ai riti del Natale e della fine dell’anno. Vacanze poi, sembra impossibile. Un quadro di situazione che nei fatti dice anche che le misure prese finora hanno fatto poco o nulle. Così, appunto, i tecnici. Che, va detto, dicevano le stesse cose un mese fa, ai tempi del primo Dpcm, quello della mascherina obbligatoria.   

Da segnalare anche un problema di numeri: nel report si legge l’invito a tutte le realtà territoriali interessate di fornire tempestivamente i dati. Chi non lo dovesse fare, sappia che ostacola l’azione di governo e la magistratura è già pronta ad intervenire. Anzi, lo ha già fatto in Liguria e in Campania. Ecco, ci manca solo una bella inchiesta sui datti della pandemia e siamo a posto.

Di contro però non è chiaro chi dia la garanzia che il metodo dei 21 parametri messo a fuoco dall’Iss sia quello giusto. Qua e là qualche think tank che mette insieme epidemiologi, statistici e matematici qualche obiezione comincia a sollevarla. Purtroppo nessuno ha ancora fatto la prima e più importante cosa da fare: mettere più medici in servizio domiciliare; evitare che la gente vada al Pronto soccorso. La metà di quelli che sono in coda non dovrebbero stare lì ma a casa. Chissà se la magistratura aprirà anche su questo clamoroso e imperdonabile ritardo. Insomma, l’unica buona notizia di giornata è il vaccino: quello dei tedeschi della Pfitzer funziona “al 90%”. l’Italia ne ha già ordinate “circa due milioni di dosi per la fine dell’anno”. Ne servirebbero almeno 40 milioni.

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