Ecco un nuovo scudo. Gli onorevoli vogliono diventare intoccabili

IMMUNITÀ – LA CASTA STUDIA COME AMPLIARE L’ARTICOLO 68 PER ESSERE ANCORA PIÙ “INSINDACABILE”

(di Ilaria Proietti – Il Fatto Quotidiano) – L’emergenza Covid morde, ma al Senato fanno più paura le denunce. E la voglia matta di assicurarsi l’immunità pur di continuare a sproloquiare sui social. Dove, come si lagna Simone Pillon della Lega, bisogna potersi difendere. “Attualmente la politica è sottoposta a una continua pressione. Ciascun parlamentare viene spesso insultato, in molti casi la sua libertà viene messa a dura prova da aggressioni mediatiche, a volte organizzate” spiega il senatore che, con buona pace dei toni alimentati dalla bestia salviniana, pare intimorito.

È convinto, e non solo lui, che lo scudo dell’insindacabilità accordato dall’articolo 68 della Costituzione agli eletti sia troppo blando, almeno per come è stato interpretato fin qui seguendo le indicazioni della Corte costituzionale: per essere coperte dalla prerogativa dell’insindacabilità, le dichiarazioni rese fuori dall’aula (extra moenia) dal parlamentare abbiano un nesso funzionale con l’esercizio dei suoi compiti. Paletti stretti, per questo c’è chi vuole allargarli: anche per consentire ai senatori di pugnare non esattamente a colpi di fioretto, su Twitter o su Facebook, domani sera si aprirà un dibattito sull’articolo 68 di fronte alla Giunta per le autorizzazione a procedere di Palazzo Madama. Presieduta da Maurizio Gasparri, già colonnello di An oggi ras di Forza Italia in Vigilanza Rai, re delle invettive al vetriolo. A cui è andata bene, almeno con Roberto Saviano, su cui aveva picchiato duro nel 2017 per via dell’ospitata dello scrittore da Fabio Fazio. Gasparri aveva vergato qualche tweet dei suoi: “Ma @fabfazio che prende milioni dei cittadini, è un verme o ricorderà a #Saviano che è pregiudicato?”. La Giunta per le autorizzazioni a procedere lo aveva graziato riconoscendogli lo scudo dell’insindacabilità di fronte ai giudici del Tribunale di Roma.

Già nel 2015 Gasparri aveva preso di petto le due cooperanti rapite in Siria, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rilasciate dopo una lunga trattativa. Le ragazze lo avevano querelato dopo un tweet che ha lasciato di stucco tutti: “#VanessaeGreta, sesso con i guerriglieri? E noi paghiamo”.

Adesso a volerlo portare in giudizio è Rosanna Calzolari, il magistrato del Tribunale di sorveglianza di Milano che ha concesso i domiciliari a Domenico Perre, uno dei responsabili del sequestro nel 1997 dell’imprenditrice Alessandra Sgarella. Gasparri aveva rilasciato questa dichiarazione: “Cosa aspetta il Csm per radiarla dalla magistratura? Chiedo pubblicamente che la cacci su due piedi”.

Certo, il senatore azzurro dà più soddisfazione su twitter. “Troll, verme, sterco”, ma pure “demente, imbecille, rifiuto” è il meno che può aspettarsi chi lo critica. “Ruby Rubacuori di chi era nipote?” lo punzecchia Francesco Nacci. “Di tua nonna” lo infilza Gasparri, con eleganza e moderazione. Ma sa essere ancora meno gentile: a un tizio consiglia di disintossicarsi dopo uno scambio di vedute, un altro lo liquida con un “somaro”: sempre meglio di chi si becca del figlio di battitrice di marciapiede.

Ora in Giunta il problema di quanto ci si possa allargare sui social senza rischiare di pagare pegno è molto sentito: un fronte ampio è al lavoro per allargare le maglie dell’articolo 68.Ma c’è pure chi ci va con i piedi di piombo, come Anna Rossomando del Pd: “Bisogna attenersi allo spirito costituente, questa prerogativa non può essere trasformata in un privilegio né in una immunità”. Anche Pietro Grasso di LeU boccia il “tana liberi tutti”: un ampliamento dell’insindacabilità, con il pretesto delle aggressioni ricevute via social, “oltre che antigiuridico, risulta essere poco dignitoso”.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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1 reply

  1. Lasciamo perdere le valutazioni sulla “dignità” delle iniziative di così larga parte dei
    politici italiani (Gasparri è in buona e numerosa compagnia) perchè parleremmo di
    qualcosa che non hanno mai conosciuto e che non sono attrezzati a comprendere.
    Limitiamoci all’aspetto giuridico.
    Un trattamento privilegiato relativo alle incursioni dei politici sui social, quindi al di fuori
    deile loro attribuzioni istituzionali, sarebbe chiaramente incostituzionale.

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