Zaia&C. lasciano solo Salvini: basta guerra al governo

Toni distensivi. E lui blinda Fontana

(di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Il primo a commentare, a dpcm appena sfornato, è stato Luca Zaia secondo cui “quello delle aree non è un gioco a premi”. E ancora: “Legittimo protestare, ma l’obiettivo è uscire dalla crisi tutti insieme” ha detto il “Doge” che ieri al Corriere ha cercato di riportare il conflitto Stato-regioni verso un “percorso condiviso”. Giovedì mattina quando l’agenzia di Zaia è finita tra le mani di Matteo Salvini, che nel frattempo arringava i suoi governatori e i suoi follower al “riconteggio” dei dati contro le zone rosse e arancioni, il leader del Carroccio ha scrollato le spalle: “Luca dice così solo perché ha la zona gialla e poi ormai fa quello che vuole”. Insomma, certo, dal “Doge” che rivendica autonomia a ogni piè sospinto e si presenta come il volto moderato del Carroccio, nessuno nell’inner circle di Salvini si aspettava che facesse il barricadiero contro Roma quando da Roma, per una volta, avevano deciso di differenziare le restrizioni assecondando le richieste federaliste. Epperò, nessuno si aspettava le prese di posizione distensive di altri governatori leghisti con cui Salvini si confronta tutti i giorni come se fossero il suo braccio armato nei rapporti con il governo.

E quindi, come i governatori repubblicani degli Stati Uniti che hanno criticato Trump perché non stava accettando il voto popolare, l’umbra Donatella Tesei si affretta a condividere le misure del nuovo dpcm (“sono come le nostre in Umbria”) e invita a “trovare un’unità di intenti evitando polemiche sterili”. Lo stesso il ligure Giovanni Toti, che pur non essendo iscritto alla Lega è molto vicino a Salvini: “Questo non è il momento delle polemiche, non è una partita politica” va dicendo e ieri ha spiegato che l’idea di dividere l’Italia per fasce è “giusta” dicendosi anche disponibile ad accettare un passaggio della Liguria da gialla ad arancione (“Stiamo affrontando un momento difficile”). E così anche il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti che si è adeguato al “lockdown light” del governo senza dire una parola, Arno Kompatscher a Bolzano (della Svp ma sostenuto dalla Lega) che dichiara zona rossa in tutta la Provincia fino al friulano Massimiliano Fedriga secondo cui sì, Conte deve “coinvolgere di più le regioni”, ma “non vogliamo riversare le responsabilità su Roma, adesso serve equilibrio”. Non proprio toni in linea con quelli del segretario. “Sono tutte regioni gialle con esigenze diverse dalle rosse Lombardia, Piemonte e Calabria” si smorza dallo staff di Salvini. Ma in realtà alcune di queste – Liguria e Umbria in primis – da oggi potrebbero retrocedere ad arancione. E quindi i toni durissimi di Salvini, che hanno fatto sobbalzare molti nel Carroccio, si possono inquadrare con una strategia precisa: fare quadrato intorno al governatore lombardo Attilio Fontana e quindi a sé stesso.

Salvini in estate voleva il rimpasto di giunta e ora ha di fatto “commissariato” la coppia Fontana-Gallera che si interfaccia direttamente con lui o con il segretario regionale Paolo Grimoldi. E quale migliore occasione se non la “chiusura” della Lombardia per difendere il proprio governatore contro gli assalti interni ed esterni? Poi c’è il fronte che lo riguarda in prima persona: nella Lega raccontano che Salvini sia molto preoccupato dagli ultimi sondaggi. Venerdì secondo la supermedia Agi/Youtrend, la Lega ha perso un altro 0,6% in due settimane arrivando al 24%, il punto più basso del Carroccio dal 2018. Silenzio tombale anche sulla sconfitta di Trump. Da qui la strategia di alzare i toni. Anche a dispetto dei suoi governatori.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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6 replies

  1. L’articolo rivela una situazione molto interessante. In un mondo politico normale, come potrebbe un Salvini “blindare” un Fontana? o meglio, chi gli darebbe ancora retta? Ma la frana prima o poi arriverà, e il solo motivo di rammarico sarà la contemporanea ascesa della Meloni

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  2. Nella serie ininterrotta di cazzate del Cazzaro, da annoverare l’appoggio incondizionato al duo Fox Lombardo. Ma cosa aspetta a scaricare quei due personaggi da comica finale, se non fossero responsabili del mortale tracollo di un intero sistema sociale e sanitario?

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  3. IL cazzaro verde continua a esporsi in prima linea in difesa dei due fantocci lumbard per cercare di trattenere la frana rovinosa che travolgerebbe la lega lombarda e soprattutto lui in prima persona. Ma la più pericolosa, la fascitoide della garbatella, plaude in cuor suo al declino elettorale della lega e continua con la sua ipocrisia e con tutta la sua malafede a cercare la spallata definitiva al governo Conte.

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  4. Per il momento, al Cazzaro, si sono limitati a slacciargli le scarpe, aspettando il momento
    più opportuno per sfilargliele del tutto.
    Quando succederà non ci sarà niente da festeggiare perché verrà sostituito da qualcuno
    solo apparentemente meno pericoloso.
    Giorgetti, l’eminenza grigia (o nera?) del Carroccio, si sta scaldando a bordo campo.
    Zaia, sornione, aspetterà che il suo carisma presso i padani sia al massimo prima di
    giocare la sua partita: è uno a cui piace vincere facile.

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  5. A Salvini interessano solo il suo seguito di fans, che adorano anche i suoi peti, e difendere il suo regno, la Lombardia, con annessi gatto&volpe.
    Non riesce neanche ad IMMAGINARE che qualcuno, come i suoi governatori “moderati”, parli per buon senso e non per interesse.
    Questo la direbbe lunga sul personaggio, se tutto ciò che c’era da dire non fosse stato già abbondantemente detto.
    Non ci resta che attendere che venga mollato dai suoi, quando non sarà più utile.
    Imbarazzante lo è già, DA TANTO.

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  6. La lega succhia il latte (soldi) dalle mammelle della regione e non si staccherà tanto facilmente, ne va della sua soppravvivenza economica.
    Salvini è un permaloso vendicativo, se potesse avrebbe già strozzato politicamente Zaia. ma per ora non può.

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