“Per fare una mammografia ho dovuto chiamare i carabinieri”: la storia di una donna umbra

(Flavia Amabile – La Stampa) – Troppi screening e cure rinviati per concentrare le risorse della sanità nella lotta alla pandemia, ha avvertito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia di celebrazione de «I giorni della ricerca». Un allarme che secondo Cittadinanzattiva è sempre più diffuso: più di due pazienti su cinque raccontano di visite, esami o interventi cancellati e più di uno su tre ha avuto difficoltà a restare in contatto con gli specialisti e i centri di riferimento per la propria patologia.

 In Campania si è arrivati a sospendere i ricoveri programmati e in Umbria si rinviano anche le visite, come è avvenuto a Federica, che aveva prenotato ad aprile 2018 una mammografia. La lista d’attesa era lunga, l’appuntamento era stato fissato per la fine di settembre del 2020, due anni e mezzo dopo. Nessuno avrebbe immaginato che sarebbe capitato nel pieno della recrudescenza della pandemia.

Due settimane prima della data prevista, Federica riceve una telefonata del centro prenotazioni, l’esame è stato annullato. «Ho chiesto almeno una nuova data ma mi hanno risposto che non erano in grado di dirmelo e che mi avrebbero fatto sapere. Ho già avuto esperienze simili con quest’ ospedale, non mi hanno mai richiamata. Ho ribattuto che non avrei rinunciato a una prenotazione scritta e ufficiale sulla base di una comunicazione telefonica e che quindi sarei andata comunque all’appuntamento». Federica fa anche qualcosa di più. Il giorno dopo telefona all’intramoenia dell’ospedale per prenotare una mammografia. «Mi danno un appuntamento dopo 6 giorni pagando 212 euro. Stesso macchinario e stesso medico perché il reparto era identico».

 Federica ringrazia e il giorno seguente prepara un reclamo scritto e va dai carabinieri per chiedere che fare. Le consigliano di rivolgersi al Tribunale dei diritti del malato. Federica li informa della sua storia e aspetta la data della visita. Qualche giorno prima riceve una telefonata di un funzionario dell’azienda sanitaria che prova a spiegarle i ritardi dovuti al Covid. Federica non arretra di un millimetro: la madre è morta di tumore al seno, i medici le hanno raccomandato di fare controlli annuali per essere sicura di non correre rischi.

«Ho promesso che sarei andata avanti fino alla Procura della Repubblica». Dopo qualche ora, una nuova telefonata da parte del direttore dell’ospedale. Le spiega che forse c’è stato un equivoco, che il suo caso dovrebbe rientrare tra i controlli a cui sottoporsi ogni due anni e la modalità di prenotazione dovrebbe avvenire in modo diverso, e che tutto sommato non corre poi tutti questi rischi. Federica si presenta comunque alla visita nella data fissata.

Le effettuano la mammografia ma nessuno è in grado di stabilire quando potrà avvenire il prossimo controllo. Nel frattempo restano rinviati tutti gli altri controlli di chi non ha avuto la tenacia di rivolgersi ai carabinieri e al tribunale dei diritti del malato. E vengono sospese anche le mammografie a pagamento.

Categorie:Cronaca, Interno, Sanità

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1 reply

  1. Questo è un argomento che mi sta a cuore.
    Anch’io ho bisogno di fare periodici controlli per una faccenda seria e da mesi, me li rimandano in modo insopportabile.
    Peggio. Ieri ho sentito un medico a una trasmissione (non so quale, la guardava mia moglie) che diceva come i pazienti non si presentino alle visite, spaventati dal Covid. Diceva che su 7, 3 non si presentano e proprio quelli che ne avrebbero bisogno.
    Ma li pagano per dire queste stupidaggini? Si rendono conto almeno, che ascoltare questi insulti, alla gente gli fa andare il sangue alla testa? Io sto facendo parte delle visite a pago, posso permettermi qualcosa, anche se non molto. Ma chi non può?
    Ah, aggiungo: l’unica cosa che ho fatto all’ospedale sono state le analisi del sangua.
    Non ho visto traccia di ingorghi nè file davanti al pronto soccorso. E dico anche dove: a Livorno.
    Fossi malizioso crederei che da qualche parte, ci stiano marciando per tappare i buchi in sanità.

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