C’era una volta il medico eroe: ora l’ambulanza diventa nemica

(di Selvaggia Lucarelli – Il Fatto Quotidiano) – Vi ricordate quando i soccorritori, gli operatori del 118, i medici, gli infermieri, i volontari erano eroi? Ecco, quella era la narrazione della prima ondata, quella in cui eravamo tutti buoni, solidali, compatti. Quella in cui il nemico era il Coronavirus e le bandiere tricolore sventolavano dai terrazzi tra cori patriottici e partite di tennis da balcone a balcone. Ora le bandiere servono a togliere la polvere dal mobile tv, i terrazzi sono tornati a essere il posto giusto per le scope e le casse d’acqua. Soprattutto, l’eroismo di chi ci salvava, ci soccorreva, si sacrificava è uno sbiadito ricordo.

Adesso, dopo mesi di negazionismo massiccio e spalmato tra social e tv, dopo comizi con selfie senza mascherine, dopo i “basta terrorismo” dei virologi da bar, il clima è cambiato. E a dimostrazione che il complottismo è infettivo quanto il Coronavirus, gli eroi non sono più eroi. Sono complici del sistema. Basta leggere i commenti sotto qualunque post, articolo, riflessione sui numeri del contagio e sugli ospedali in affanno. Una miriade di proseliti delle teorie del complotto, dello Stato che trama contro di noi per ottenere benefici mai chiariti, scrive commenti surreali e rabbiosi nei confronti di medici e soccorritori. C’è chi dice che lo Stato fa girare a vuoto e a sirene spiegate i mezzi di soccorso per spaventarci con tanto di video a supporto, chi sostiene che i medici cataloghino tutte le morti come “Covid” perché lo Stato li paga tot a decesso per Covid, chi dice che le ambulanze sono le stesse di ieri, ma ora abbiamo “l’udito selettivo”, chi dice che i camion di Bergamo potessero contenere 30 bare, ma ne mettevano dentro solo 3 per creare panico, chi invita tutti gli scettici a “travestirsi da medici e infermieri, infiltrarsi negli ospedali e filmare i reparti Covid”, chi invita a inseguire le ambulanze per filmare le loro finte emergenze e magari i soccorritori al bar farsi un prosecco.

Niente più ringraziamenti lasciati sui cancelli degli ospedali, niente più disegni dei bambini per i dottori, niente più arcobaleni e infermieri disegnati con la tuta di Superman.Il virus non è mutato, siamo mutati noi. E se sei mesi fa ci avessero detto che i soccorritori sulle ambulanze sarebbero diventati i nuovi runner, non ci avremmo creduto. Invece.

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