Susanna Tamaro: “Chi ci governa pensa a noi italiani come a un popolo di poveri dementi”

(Susanna Tamaro – il Corriere della Sera) – In tutti questi mesi non ho mai voluto intervenire sulla difficile emergenza che sta attraversando il nostro Paese. Era una situazione inedita, complessa, confusa, e complessità e confusione solitamente rendono difficile mettere a fuoco le cose. Ma dopo aver sentito il premier Conte proclamare che il futuro dell’ epidemia dipenderà unicamente dai nostri comportamenti, ho sentito il bisogno di condividere alcune riflessioni. Non sono una negazionista, indosso sempre la mascherina, ho una cartuccera di gel, ho scaricato Immuni sebbene abbia la stessa socialità di un orso polare. Sono semplicemente una persona che ha l’ abitudine di osservare con attenzione la realtà e di farsi delle domande.

La prima domanda me la sono fatta a metà gennaio quando la televisione ha iniziato a mostrarci immagini della città di Wuhan. In quell’ incalzare, in quel crescere ansiogeno di malati intubati, di ruspe che scavavano notte e giorno per edificare nuovi ospedali, c’ era qualcosa di profondamente inquietante.PUBBLICITÀ

Che cosa vuol dire la Cina al mondo? mi sono chiesta, e non sono riuscita a rispondermi. In quei giorni ero in montagna, una mattina mi sono svegliata con una sensazione strana, avevo i linfonodi del collo gonfi e un fondo di mal di gola. Mi sta per venire l’ influenza, ho pensato, ma poi non è venuta, sono tornata a casa con un collo taurino di cui non sapevo farmi una ragione. Un pomeriggio mentre, nella penombra della cucina, addentavo una fetta di pane ricoperta di cioccolata spalmabile, mi sono resa conto di non percepire alcun gusto.

Com’era possibile? Qualche giorno dopo mi ha chiamato un amico medico cinese: sapendo che i polmoni erano il mio punto debole, mi voleva mandare dei farmaci per rinforzare il sistema immunitario. «Metti la mascherina», mi ha detto, «è la cosa più importante». Ma come? tutti i media non fanno altro che dirci che è inutile, ma lui ha insistito: «Metti la mascherina».

Per fortuna, dato che sono asmatica e ho avuto tre importanti polmoniti, ne avevo già a disposizione due per i miei viaggi ma sapevo per esperienza che erano molto difficili da reperire. Così quando a metà febbraio ho appreso che avevamo regalato, con moto di partenopea generosità, due tonnellate di materiale sanitario tra cui le introvabili mascherine alla Cina, che le produce, ho avuto un sussulto di stupore.

Bastava avere una cognizione minima di geografia, di storia e di igiene per essere consapevoli del fatto che non solo il virus sarebbe arrivato, ma che forse era già tra noi. Dagli inizi del mese di dicembre 2019, infatti, ricevevo continue telefonate di amiche e amici che mi dicevano di avere avuto un’influenzataccia con febbre altissima, tosse spaventosa, antibiotici inutili, finale con polmonite e debolezza persistente.

Un po’ di cronistoria. Il 29 di gennaio arriva a Roma la coppia da Taiwan con il coronavirus, per settimane seguiamo trepidando le loro condizioni. Poi, fulmine a ciel sereno, il 21 febbraio, ecco il paziente 1, il maratoneta di Codogno. In realtà si trattava soltanto del primo diagnosticato. Nessuno sapeva con chiarezza cosa fare. Ma come, il nostro ministero non aveva un piano pronto in caso di epidemia?

Eppure avevamo avuto la Aviaria, la Mers, la Sars, il morbo della Mucca Pazza… Sarebbe bastata ancora una volta un po’ di conoscenza della biologia e della storia umana per rendersi conto che, pur sentendoci onnipotenti grazie alla tecnologia, per la natura siamo sempre e soltanto grossi mammiferi e, come tutte le popolazioni animali, siamo soggetti a periodiche falcidie epidemiche. Peste, colera, difterite, tifo e vaiolo hanno modificato il corso della storia. Per rimanere a malattie più umili, pertosse, scarlattina e morbillo, fortunatamente ora sconfitti, hanno eliminato generazioni e generazioni di umani.

Intanto i contagi crescono: dopo Codogno, Vo’ Euganeo, Alzano Lombardo, le Zone Rosse si moltiplicano al Nord, ovunque il triste spettacolo di ambulanze a sirene spiegate che corrono verso ospedali stracolmi, telegiornali diventati bollettini di guerra, medici e infermieri trasformati rapidamente in eroi – ed eroi lo sono stati – ma di un eroismo non molto diverso da quello dei soldati mandati in Russia con le scarpe di cartone. Il 9 marzo arriva il lockdown su tutto il territorio.

Improvvisamente diventiamo un Paese agli arresti domiciliari, la mascherina diventa una questione di vita o di morte, ma le mascherine non si trovano né in farmacia né su Internet, le poche in circolazione sono già state accaparrate in febbraio dai più previdenti. Per fortuna in casa abbiamo una macchina da cucire e dunque siamo riuscite a fornirci di mascherine artigianali, come la maggior parte degli italiani.

Quello che allora non sapevamo era che saremmo sprofondati in un ossessivo e paranoico stato di polizia con relativo incoraggiamento alla delazione, triste caratteristica di tutti i regimi totalitari. Evidentemente chi ci governa pensa a noi italiani come a un popolo di poveri dementi in preda a un collettivo cupio dissolvi il cui unico desiderio era quello di contagiarci a vicenda. In realtà abbiamo dimostrato di essere dei cittadini responsabili che amano la vita e hanno un sano terrore delle malattie, tranne le solite eccezioni che confermano la regola.

Quest’ estate, ad esempio, quando era ormai caduto ogni divieto di mascherine all’ aperto, davanti al piccolo alimentari del mio paese le persone continuavano a stare diligentemente in fila, distanziati, con bocca e naso coperti.

A metà aprile, finalmente, arrivano le sospirate mascherine. 12,50 euro l’una, acquisto immediato, insieme all’ alcol per disinfettare. Dopo qualche giorno ricevo una chiamata da un’ amica che lavora con il pubblico, ha la febbre alta, tosse e fatica a respirare. Al telefono il suo medico le ha detto di prendere la Tachipirina e di stare tranquilla. Nessuno la visita, la cura, le fa un tampone, neppure quando lo richiede per poter tornare al lavoro. Lo farà a spese sue non appena sarà possibile. Aveva avuto il Covid.

C’ è da stupirsi del gran numero dei ricoveri in ospedale, dato che i malati sono stati abbandonati al loro destino e si è intervenuti soltanto quando il virus aveva già compiuto l’ opera di devastazione? Per più di due mesi, da marzo a fine maggio, siamo stati inchiodati al telegiornale ad ascoltare i bollettini dei morti, assistendo impotenti e addolorati alle immagini che ci giungevano dagli ospedali sovraccarichi, turbati dal Barnum mediatico che, in una gara di protagonismi e di litigi, ci proponeva ogni sera una diversa interpretazione degli eventi.

Eravamo – e siamo – governati nell’emergenza da una task force di centinaia di esperti, ma basta aver partecipato anche solo una volta a una riunione condominiale per sapere che più è alto il numero dei partecipanti più è difficile trovare una soluzione illuminata dalla ragionevolezza.

Sorvolerò sui banchi con le rotelle e altre amenità capaci di provocare più il riso che il pianto e planerò direttamente al mese di settembre, quando sono andata a Pordenone per il Festival di Letteratura. Era sabato e per le strade c’ erano centinaia di persone senza mascherina che si godevano il loro happy hour incollate l’una all’ altra, mentre tutti gli eventi del Festival erano sottoposti a misure rigorosissime di distanziamento, con tanto di polizia a controllare le entrate. Facendo poi una passeggiata intorno all’ albergo, sono capitata davanti a due porte inox, pensavo fosse una cella frigorifera, invece, sorpresa!, era una chiesa.

Un cartello elencava le nuove regole per la Messa: Arrivare mezz’ ora prima. Aspettare di essere accompagnati al posto. Sedersi a due metri di distanza. Non toccare nulla. Non cantare. Non inginocchiarsi. Non dire «amen», dopo la comunione per non espandere droplet mortali. Come si conciliava questo nuovo decalogo con le folle alticce e festanti fuori dai bar? Semplicemente, non si conciliava.

E non ho voluto parlare delle casse integrazioni fantasma o dei soldi dati a pioggia, senza alcun discernimento, anche a chi ha continuato a lavorare e non ha avuto alcun danno dal Covid. Nel giorno di Pasqua, festività cancellata credo per la prima volta della storia della Chiesa per via del lockdown, un signore ultraottantenne è stato multato dalla polizia per essere andato nella sua parrocchia, bardato di guanti e mascherina, a prendere l’eucarestia per la moglie gravemente malata. «La multa la pago», ha scritto su un giornale, «perché sono un cittadino onesto ma in tutta questa vicenda ci sarebbe voluto un po’ di grano salis». Grano di sale, già, un po’ di buon senso, dove trovarlo?

Ora ci prospettano nuove terroristiche limitazioni. Sono riprese le scuole, i contagi volano e i trasporti sono inadeguati al distanziamento. Non lo sapevate? Non si poteva immaginare la situazione prima? Anche in queste nuove disposizioni sembra totalmente assente il discernimento. Abbiamo scoperto che il virus è un vampiro, si sveglia solo a mezzanotte e chi lo vuole sfidare deve munirsi di un’ ennesima autocertificazione. Adesso si paventa di chiudere nuovamente le regioni, come se tra una regione e l’ altra ci fosse il vecchio muro di Berlino.

L’impressione è che chi ci governa navighi a vista. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Prima vieta una cosa, poi cede e la concede un po’, senza un programma, senza una linea, senza nulla che faccia capire che cosa sia davvero meglio fare per il bene comune. Ma i virus non conoscono il cerchiobottismo, vanno avanti con ostinata e fantasiosa testardaggine e, dato che siamo a questo punto di contagio e la stragrande maggioranza di cittadini indossa religiosamente la mascherina, forse si fa beffa anche delle pezze che ci mettiamo in faccia.

Sarebbe bello che, invece della ripresa del Barnum mediatico, con la terroristica diffusione di dati giornaliera sulla quale nessuno fa chiarezza e che crea solo confusione e paura nella popolazione, ci venissero dette poche semplici cose, ma quelle giuste, come ha fatto la Merkel. Conosco diverse persone che sono state contagiate in queste settimane.

Alcune non hanno alcun sintomo, altre hanno i sintomi di una normale influenza stagionale. Le nostre conoscenze in questi mesi sul virus si sono approfondite, si sa che la concomitanza con certe patologie lo rende particolarmente pericoloso, e che dunque le persone che ne soffrono devono stare più attente, come sappiamo anche che esiste ormai un protocollo di cure risultato di provata efficacia. Il virus del Covid non è l’Ebola, la cui mortalità è del 50%, il suo tasso di mortalità si situa tra lo 0,6 e 0,3%. Perché non ripeterlo, invece di fare aleggiare sulle nostre teste nuove ansiogene forme di punizione?

Nessuno mette in dubbio che la situazione sia seria e proprio per questo noi vorremmo che le nostre istituzioni fossero colpite dallo stesso benefico virus, quello della serietà. Regioni come quella in cui vivo si trovavano già in difficoltà economica prima dell’ epidemia, ma dall’ insensato lockdown nazionale ora sono state spinte nel baratro.

 La Cina non ha chiuso tutta la nazione, ma solo la regione di Wuhan e lo stesso si sarebbe potuto fare in Italia, data la disposizione longitudinale del Paese e la disparità di popolazione e di condizioni economiche. Umbria, Basilicata, Molise, Calabria, ad esempio, regioni che hanno meno abitanti di un quartiere di Milano, prive di industrie e di mezzi di trasporto, che sopravvivono grazie a un po’ di agricoltura e molto lavoro in nero, non avevano alcun bisogno di subire lo stesso trattamento della Lombardia.

Non possiamo certo permetterci un nuovo lockdown nazionale, le famiglie sono in una condizione di povertà che forse la classe politica non riesce neanche a immaginare. Oltre a tutto, ancora non sono stati valutati i danni alla salute collettiva soprattutto per le persone di una certa età perché con il passare degli anni l’ assenza di movimento e di socialità spalanca la porta a ogni tipo di patologia.

Quando alla fine di febbraio ho ricevuto il pacchetto di medicine inviato dal mio amico cinese, l’ ho chiamato per ringraziarlo. «Ma oltre alla mascherina e alle medicine che mi hai dato, cos’ altro posso fare per non ammalarmi?». «La cosa più importante è non aver paura di ammalarsi. L’ ansia e la paura sono le più grandi nemiche della salute perché sono in grado di far crollare il sistema immunitario».

31 replies

  1. “Chi ci governa pensa a noi italiani come a un popolo di poveri dementi”
    leggendo il testo penso proprio che i miei connazionali lo siano per la maggior parte.

    una postilla:
    Suasanna Tamarro rifugge le persone, ma come cazzo fa. mi domando avere tutte queste amicizie? e addirittura il medico cinese?
    ma se lei sapeva tutte queste cose, come mai tutti i suoi amici si sono ammalati?
    molto stona i tutto questo riassunto.

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    • Mai generalizzare. Gli italiani non hanno un pensiero unico, sopratutto per quanto concerne il distanziamento sociale. Ci sono gli “orsi”, buon per loro, e ci sono individui che se non si mescolano tra loro per socializzare, si sentono persi. Persone abituate ad abbracciarsi e baciarsi per salutarsi, persone abituate a pranzi conviviali ogni giorno. Persone abituate a farsi ospitare dagli amici. Non essendoci una cura, il Covid potrebbe durare anni e devastare l’ umanità, non solo con l’ incremento dei casi di mortalità, ma semplicemente trasformando ognuno di noi in un convalescente a lungo termine, incapace di lavorare come prima e suscettibile ad altre patologie e ricadute. Mettiamo si ammalino contemporaneamente tutte le forze dell’ordine, tutti gli operai, tutti i medici, tutti i lavoratori della logistica, tutti i lavoratori dei centri commerciali…Paese in ginocchio. Qualsiasi altra potenza straniera potrebbe impadronirsi del paese, qualsiasi criminale agire da impunito, i centri commerciali chiusi e la mancanza di mezzi per la distribuzione dei prodotti alimentari significherebbe far digiunare per mesi intere città. Il Covid non è diffuso come il cancro, ma è la simultaneità della malattia che fa paura ad ogni governante. E per ultimo nemmeno sappiamo, o forse non ci vengono dette, quali saranno a lungo termine le conseguenze nell’ organismo in cui il virus rimarrà ospite latente, a vita.

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      • Pensiero catastrofico il tuo e molto irreale pensando al Covid, perché quel rischio di cui parli non esiste visto che al 95% delle persone in età produttiva il virus non crea molti problemi.

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  2. Siete dei poveracci che vi abbeverate solo alle cazzate di Travaglio , Scanzie, Pedullà, e quell’altro scappato di casa di Merlo che imperversa su questo blog. Che cosa ha detto di così strano la Tamaro se non la pura e semplice verità?

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  3. La verità? Una serie incredibile di idiozie contraddittorie, oltre ad averci propinato un lunghissimo e insopportabile riassunto scolastico.
    Come le considera, se non poveri dementi, “le centinaia di persone senza mascherina che si godevano il loro happy hour incollate le une alle altre” e “le folle alticce e festanti fuori dai bar”, mentre vigevano ovunque ferree regole anti-virus? Eh… ma Conte non è la Merkel, che ha dato poche ma giuste disposizioni…
    Qui le disposizioni erano 3: distanziamento, mascherina e lavaggio delle mani.
    Come mai non hanno funzionato? Come mai sta tipa “che ha una vita sociale da orso polare”, piena di amiche già infette a dicembre, si infetta a metà gennaio in montagna e viene chiamata dall’amico medico cinese, ovviamente telepatico, che le dà istruzione di indossare le mascherine, quelle dei suoi viaggi… Ma non era un orso polare? Ma vuoi venire qui a vedere come si fa a chiudersi davvero in casa con 65 anni e l’asma? Ma non bastavano la conoscenza della geografia e della biologia? E vogliamo parlare degli idioti esempi di Ebola & Co?Delle disastrose epidemie di Aviaria, SARS, Mers e Mucca pazza? Della “mortalità”, casomai LETALITÀ, al 50%, dell’ebola, che si trasmette col sangue e non è mai arrivata, perché non ha minimamente, e per fortuna, la stessa contagiosità del Covid?
    Un ammasso di inesattezze che forse si potrebbero tollerare nel riassunto di una ragazzina di 2a media, non nell’illuminato articolo di una cosiddetta scrittrice, in cerca di rilancio, che di fronte ad una tragedia si chiede ” che cosa vuole dirci la Cina”.
    Di andare aff.nq.lo TI DICE.

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    • Anail ,
      Stavo per fare un commento su queste sparate disarmanti “ndo cojo cojo” ma mi hai preceduto benissimo. Deplorevole, ma cosa vuole questa sgallettata, farsi un po’ di pubblicità COVID mediante?

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      • Guarda, Bugsyn, leggere i primi 3 paragrafi ha causato in me un crescendo di giramento di zebedei…integrato e potenziato da tutto il resto. Ogni singola frase è un coacervo di stron2ate insopportabili.
        Esordisce informandoci di non essere VOLUTA intervenire, sino alla “sventata” affermazione di Conte.

        E GRAZIE di averci degnato di cotanto parere. Ogni giorno e ogni notte ci è mancato il suo intervento.
        Ci chiedevamo: “… ma la Tamaro? Fosse andata dove la portava il cuore, abbandonandoci così, senza la sua guida? Si è forse dispersa al polo, lei, povero orso solitario, alla deriva su un piccolo iceberg mezzo affondato dalle miriadi di amiche e medici cinesi, direzione vacanza in montagna? Che cosa mai penserà della Cina, che ci vuole mandare oscuri messaggi PUBBLICITARI, creandoci inopportuna ANSIA, con tutte quelle immagini disturbanti ed inquietanti?”

        Ah, ma per fortuna Conte è riuscito a sconvolgerla, richiamandoci NIENTEMENO che ad una responsabilità personale e collettiva troppo pesante per le sue fragili spalle…e costringendola a prodursi in questa lucida, razionale e per niente confusa e contraddittoria ca§Ata.

        Siamo grati all’universo.

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    • Stavo per scrivere le stesse cose ma lo hai fatto tu egregiamente. Mi fa strano che un premio della letteratura sia così idiota da non comprendere le stronzate scritte nel suo articolo. Cioè gli italiani non sarebbero idioti però, col Covid in giro, non possono fare a meno di incontrarsi, baciarsi, organizzare apericene, cene, feste e stare rigorosamente appiccicati e senza mascherina a bere cocktail schignazzando in faccia agli altri ogni santo giorno? Ma per favore!!!
      E ancora non è immaginabile che non comprenda che il problema non è la la bassa mortalità generale, ma l’alta percentuale di ricoverati e persone, specie oltre i 65-70 anni, che per guarire hanno bisogno di cure intensive e respiratori intasando le corsie di ospedale e privando magari malati di altre patologie di cure adeguate. Sospetto che al contrario di quanto afferma, non solo gli italiani, ma anche la Tamaro sia una demente!

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  4. Sta preparando l’uscita di un suo prossimo libro sta sfigata?
    A fare 13 al Totocalcio di lunedì è una predisposizione tipica dei benaltristi, degli esperti del giorno dopo, degli opportunisti che fiutano la direzione del vento per capire quando e dove aprire le vele.
    Ma sta rimbambita IGNORANTE lo vuole ricordare o no che in Italia LA SANITÀ È GESTITA DALLE REGIONI?
    Niente da scrivere sull’attività CRIMINALE della regione Lombardia?
    E dei comportamenti squallidi, opportunistici e contrari per partito preso delle opposizioni, del circo mediatico a supporto e degli esperti di complemento?
    Tali buchi di memoria sono frutto di demenza senile o opportunismo calcolato?
    Perché parla solo ora l’ignava?
    È solo una bigotta reazionaria, teocratica integralista che sfrutta la paura per soffiare sul fuoco. La versione teocon di quel palloncino gonfiato che è la Boralevi.
    Squallide entrambe.

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  5. A proposito di “«La cosa più importante è non aver paura di ammalarsi. L’ ansia e la paura sono le più grandi nemiche della salute perché sono in grado di far crollare il sistema immunitario».”

    Da “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

    Dice adunque che, al primo parlar che si fece di peste, don Ferrante fu uno de’ più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all’ultimo, quell’opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo; ma con ragionamenti, ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione.

    – In rerum natura, – diceva, – non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l’uno né l’altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. E son qui. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che il contagio sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice il contagio non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un corpo all’altro, volerebbe subito alla sua sfera. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da’ venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all’occhio o al tatto; e questo contagio, chi l’ha veduto? chi l’ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono questi signori dottori che si comunica da un corpo all’altro; ché questo è il loro achille, questo il pretesto per far tante prescrizioni senza costrutto. Ora, supponendolo accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un soggetto all’altro. Che se, per evitar questa Scilla, si riducono a dire che sia accidente prodotto, dànno in Cariddi: perché, se è prodotto, dunque non si comunica, non si propaga, come vanno blaterando. Posti questi princìpi, cosa serve venirci tanto a parlare di vibici, d’esantemi, d’antraci…?

    – Tutte corbellerie, – scappò fuori una volta un tale.

    – No, no, – riprese don Ferrante: – non dico questo: la scienza è scienza; solo bisogna saperla adoprare. Vibici, esantemi, antraci, parotidi, bubboni violacei, furoncoli nigricanti, son tutte parole rispettabili, che hanno il loro significato bell’e buono; ma dico che non han che fare con la questione. Chi nega che ci possa essere di queste cose, anzi che ce ne sia? Tutto sta a veder di dove vengano.

    Qui cominciavano i guai anche per don Ferrante. Fin che non faceva che dare addosso all’opinion del contagio, trovava per tutto orecchi attenti e ben disposti: perché non si può spiegare quanto sia grande l’autorità d’un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi. Ma quando veniva a distinguere, e a voler dimostrare che l’errore di que’ medici non consisteva già nell’affermare che ci fosse un male terribile e generale; ma nell’assegnarne la cagione; allora (parlo de’ primi tempi, in cui non si voleva sentir discorrere di peste), allora, in vece d’orecchi, trovava lingue ribelli, intrattabili; allora, di predicare a distesa era finita; e la sua dottrina non poteva più metterla fuori, che a pezzi e bocconi.

    – La c’è pur troppo la vera cagione, – diceva; – e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell’altra così in aria… La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con Giove. E quando mai s’è sentito dire che l’influenze si propaghino…? E lor signori mi vorranno negar l’influenze? Mi negheranno che ci sian degli astri? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?… Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de’ corpi terreni, potesse impedir l’effetto virtuale de’ corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de’ cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?

    His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s’attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.

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  6. Non solo siamo dementi.ma.Il Berlusca disse di rivolgersi agli italiani come se avessero un’età di otto anni Il giornale su cui scrive la tammarra come considera i suoi lettori?

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  7. Scrive: “In tutti questi mesi non ho mai voluto intervenire sulla difficile emergenza che sta attraversando il nostro Paese …”
    Poteva continuare.
    Chissà perché ha sentito l’esigenza di unirsi al gruppo dei banalizzatori e di esternare tutta questa serie di sciocchezze senza un briciolo di analisi, di valore aggiunto, sembra un riassunto riportato di cose sentite da altri … sciocchezze su commissione direi.
    Confesso di non aver mai letto un suo libro, già il solo sentirla parlare mi infastidisce.

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  8. E’ stato Berlusconi a definirci tali (una massa di bambini di 8 anni e anche poco svegli) e questo dopo averlo votato e osannato per 20 anni.Forse in questo caso non aveva tutti i torti.

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  9. … E ti sconvolgeró, Saturno e Giove viaggiano vicini anche questa volta, allontanandosi e ricongiungendosi, con l’aggiunta di Plutone.
    Da studiosa dei misteri dell’antica disciplina che ha rubato all’astronomia il suffisso – logia, pretendendo di studiare ciò che l’altra può giusto nominare, mi permetto di analizzare questo bellissimo brano, non dal punto di vista più semplice ed ovvio, che condivido pienamente, ma attraverso questa particolare ottica.
    Per astrologia non si intendono le sciocche previsioni delle riviste, assolutamente fuorvianti per un pubblico che ignori la materia, ma lo studio simbolico e filosofico dei pianeti, dei segni, dei “settori” anche cronologici della vita (case o campi), inseriti in uno schema astronomico, che riproduce il cielo al momento di una nascita (tema natale) o di un evento.
    La base di tutto è.. una FOTO.
    Si può dire che una foto sia Causa di ciò che raffigura?
    Si può dire che una foto influenzi, se non per ciò che rappresenta?
    Ma si può negare che ci sia sincronicità nella natura o ciclicità nella storia e nella vita?
    Don Ferrante cerca una causa in ciò che, al limite, INDICA, se in tanti secoli di studi qualcuno ha potuto rilevare le co-incidenze.
    Io sono stata affascinata da bambina da questo mistero e, dopo tutti questi anni, essendo tanto razionale quanto spirituale (si può, si può), ancora mi stupisco delle incredibili corrispondenze.
    È una filosofia e al contempo uno strumento diagnostico, un manuale scritto nella notte dei tempi in un idioma da decifrare, nascosto sotto calcoli astronomici da applicare ad un cielo che non è più lo stesso, ma che guarda alla nostra umanità allo stesso modo, sincronico e spirituale.
    Un orologio che segna la vita e non la determina, ma la indica e la scandisce. Anche a nostra insaputa. Come un orologio smarrito o una foto che ci è stata scattata di nascosto e, da qualche parte nel mondo, ferma un momento del nostro tempo.
    Manzoni ha potuto descrivere mirabilmente un personaggio coi limiti del suo tempo, e che è la perfetta descrizione, pur nel suo essere dotto, degli intoppi della mente, l’ha fatto dall’alto dei suoi 2 secoli di storia in più… noi distiamo dallo scrittore altri 2 secoli di tempo e scienza, siamo convinti di aver capito tutto, come quelli che ci hanno preceduto, di essere al top del progresso, ma saremo comunque il Don Ferrante di coloro che verranno dopo di noi, tra 2 secoli e oltre…

    Intanto, la sorella minore di Astrologia, forte del suo materialismo, denigra la sorellona agli occhi del mondo, ma non può fare a meno di amarla e di rubare alla mitologia i nomi che le servono per continuare le sue riflessioni, i suoi paralleli, i suoi disegni… ed è così che chiama Cerere e Giunone e Chirone i suoi asteroidi, ora, così come, allora, chiamò i vecchi/nuovi pianeti Urano e Nettuno e Plutone (povero piccolo): perché i loro miti corrispondano alle umane vicende che Astrologia vuole narrare…
    È questo, per me, il più grande mistero.

    È stato difficile anche solo avervi accennato.

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  10. Alla brigata degli “scappati di casa” all’ammasso di questo consesso di partigiani: ma che ne abbia le palle piene una come la Tamaro, che sarebbe come dire che Trump ne ha le palle piene dei soldi -, non vi dice proprio un ca55o?

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  11. Gli italiani, come la tipa dell’intervista, sanno fare benissimo una cosa: “l’allenatore della nazionale”.
    Tutti bravi a dire, A POSTERIORI, cosa andava fatto e come andava fatto. Una sorta di “profeti” che rilasciano le loro “profezie” solo dopo che si sono avverate.
    Gli elogi dell’Oms https://www.open.online/2020/09/25/covid-19-oms-elogia-italia-video/ per la tipa non esistono, o se li è dimenticati.
    Come ha dimenticato che, prima della quarantena, tutti gli esperti e super esperti del mondo (tranne quelli cinesi di cui non ci siamo fidati) ci dicevano che era più probabile essere colpiti da un fulmine che morire per il covid-19.
    Come ha dimenticato che c’è un’indagine della magistratura per eventuali errori nella gestione regionale della Lombardia; forse, e dico forse, senza questi errori avremmo evitato la quarantena.
    Come ha dimenticato che c’è stata la “fuga dalla Lombardia”, causata da qualche irresponsabile che ha passato la bozza del DCPM sulla zona rossa al corriere della sera prima che questa venisse emanata; da ciò è scaturita poi la quarantena nazionale per evitare che tutta l’Italia si ritrovasse in emergenza come la Lombardia.

    Tutte queste cose la donna che “osserva e si fa domande” non le ha osservate bene, evidentemente.
    Il fatto che altre nazioni stiano peggio di noi dimostra che Conte e il Governo hanno detto la verità: molto dipende dal comportamento dei cittadini.
    Diciamolo onestamente: gli italiani non sono come gli svedesi ai quali basta consigliare le regole, senza imporle, per vederle rispettate.

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  12. Egregio Guido, a meno che lei non viva in Svezia e possa parlare per esperienza diretta, forse si fa delle illusioni su quegli abitanti. Eseguono scrupolosamente gli ordini, quando impartiti, questo si. Con una Polis ( non la città greca, bensì la Polizia), efficientissima.

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  13. Io continuo a dirlo. Questa tizia parla di dementi, dimenticandosi (??) che siano QUEI dementi ad aver letto a quintalate il suo libercolo “Va dove ti porta il cuore” all’epoca, e che proprio oggi son quelli che, volenti o nolenti, le permettono di continuare a dire puttanate, in mezzo a soldi, fama e successo (forse). Di questi dementi la tipa dovrebbe ben andarne fiera et felice. È semplicissimo. 🤷🏼‍♂️

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